Immagine di contesto territoriale: panorama della Valle del Calore ripreso dal castello di Nusco. Non documenta l’impianto, il punto di scarico, una sorgente emissiva, un piezometro, un campionamento o una specifica condizione ambientale descritta nel dossier. Riggiola / Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0.
Nusco, falda e acque sotterranee: monitoraggi storici e dati recenti da acquisire
Gli atti storici prevedono controlli con piezometri. Per descrivere lo stato attuale della falda servono però prescrizioni vigenti e risultati recenti completi.
Quadro essenziale
La documentazione storica dell’impianto prevede il controllo delle acque sotterranee mediante piezometri. Questo dato dimostra che la falda rientra nel sistema di monitoraggio ambientale previsto dagli atti esaminati.
Per descriverne le condizioni attuali occorrono però la configurazione vigente della rete, le prescrizioni applicabili, risultati analitici recenti e informazioni utili a interpretarli rispetto alla direzione di flusso.
In assenza di questa serie documentale il dossier non formula una diagnosi sullo stato attuale della falda né attribuisce eventuali anomalie a una sorgente specifica.
La rete di controllo della Acqua presente nel sottosuolo all’interno degli strati geologici saturi. Definizione completa è documentata da anni. Mancano però il quadro vigente e i risultati recenti completi
I PMeC storici prevedevano controlli annuali in piezometri del sito
Il PMeC CGS pubblicato sul BURC nel 2012 indicava piezometri a monte e a valle del flusso acquifero con frequenza annuale. Nella documentazione di rinnovo Autorizzazione Integrata Ambientale: disciplina in modo coordinato le principali pressioni ambientali di determinate installazioni industriali. Definizione completa 2019-2020 compaiono ancora piezometri di riferimento e controllo annuale delle acque sotterranee. [22] [23]
Non abbiamo ancora la rete piezometrica vigente e la serie analitica recente completa
Per il 2026 servono il PMeC coordinato applicabile, la planimetria corrente con identificativi e coordinate dei punti, le quote piezometriche, i rapporti di prova e una serie confrontabile. I documenti storici dimostrano il programma di controllo, non lo stato attuale della falda.
Gli atti storici documentano un Controllo ripetuto nel tempo; non coincide con una singola analisi isolata. Definizione completa sito-specifico della falda
Il PMeC del 2012 e la documentazione del rinnovo 2019-2020 riportano piezometri e controlli periodici delle acque sotterranee. Resta da verificare quali prescrizioni, punti e frequenze siano oggi vigenti e quali risultati siano disponibili per gli anni più recenti.
Planimetria vigente, livelli e rapporti di prova degli ultimi anni
Il passaggio decisivo è acquisire la rete attuale dei piezometri e collegare ogni campione a punto, data, quota, profondità, metodo, parametro e riferimento applicabile. Senza questa catena non è corretto attribuire alla falda uno stato “buono”, “scarso”, “contaminato” o “non contaminato”.
Il problema non è dimostrare che la falda fosse prevista nei controlli. È capire che cosa mostrano i controlli più recenti
Le acque sotterranee vanno valutate separatamente dallo Immissione di un refluo nel recapito previsto attraverso un sistema stabile di collettamento. Definizione completa nel Torrente Iemale e dalla rete regionale Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania: svolge monitoraggi, controlli e analisi ambientali. Definizione completa. I documenti storici consentono però di precisare un punto: il monitoraggio sito-specifico della falda era già previsto nella storia autorizzativa dell’impianto. Nel PMeC dell’impianto F1-F2 pubblicato sul BURC nel 2012 compare un comparto dedicato alle acque sotterranee, con piezometri collocati a monte e a valle del flusso acquifero e frequenza annuale. [22]
La documentazione tecnica resa disponibile dalla Regione nel procedimento di rinnovo AIA 2019-2020 mantiene lo stesso impianto logico: “piezometri di riferimento”, planimetria dei punti di campionamento, frequenza annuale e referti analitici. [23] Questo non permette di affermare che la medesima tabella sia oggi la Condizione tecnica o gestionale imposta in un provvedimento amministrativo. Definizione completa vigente. Documenta quindi che una rete di controllo della falda compare nella storia autorizzativa dell’impianto, senza dimostrare da sola quali prescrizioni siano oggi vigenti.
La domanda del 2026 cambia quindi forma. Non è più “esistono piezometri?”. È: quali sono oggi i punti validi, dove si trovano, quali caratteristiche costruttive hanno, quale direzione di flusso rappresentano, quali livelli sono stati misurati e quali risultati analitici sono disponibili negli ultimi anni? Sono questi i dati che consentono di leggere una eventuale differenza tra monte e valle idrogeologico.
Il Torrente Iemale resta un dossier distinto. Uno scarico superficiale e una falda possono essere collegati soltanto dopo aver ricostruito litologia, permeabilità, direzione del flusso, tempi di trasferimento e risultati analitici. La presenza di uno stesso impianto nel territorio non autorizza a trasformare una pressione potenziale in una causa accertata. [19]
ARPAC distingue monitoraggio chimico e quantitativo: sono due domande diverse
La pagina istituzionale ARPAC sulle acque sotterranee descrive due reti. La prima serve a conoscere lo stato chimico: attraverso pozzi e sorgenti vengono misurate sostanze e parametri che consentono di classificare i corpi idrici. La seconda serve a conoscere lo stato quantitativo: livelli, portate e andamento della risorsa nel tempo. [1]
Questa distinzione evita un errore frequente. Un abbassamento piezometrico non equivale a contaminazione chimica; allo stesso modo, la presenza di una sostanza non dimostra che la risorsa sia quantitativamente in deficit. Per la falda dell’area industriale servono entrambi i livelli di lettura quando pertinenti.
ARPAC riferisce che, con il Piano di Gestione Acque 2022-2027, in Campania sono considerati 81 corpi idrici sotterranei. La rete chimica è stata potenziata dal 2019-2020 e l’Agenzia indica un ampliamento realizzato per circa l’80%, con obiettivo di circa 480 stazioni entro il 2027. Per il monitoraggio quantitativo ARPAC dichiara invece una rete di 145 stazioni: 80 monitorate in continuo e 65 in discreto. [1]
Questi numeri descrivono il sistema regionale. Non dicono quanti punti siano utili per l’area Area o Consorzio per lo Sviluppo Industriale; qui indica il contesto industriale Nusco–Lioni–Sant’Angelo dei Lombardi. Definizione completa di Nusco. Per arrivare al sito bisogna identificare il corpo idrico sotterraneo pertinente e poi verificare quali stazioni abbiano posizione, quota e assetto idrogeologico rappresentativi.
Il dataset chimico pubblico arriva al 2025. Questo non significa che nel 2026 non siano stati eseguiti altri controlli
Il portale Open Data ARPAC pubblica una serie annuale per il monitoraggio chimico delle acque sotterranee dal 2002 al 2025. La scheda del dataset segnala che il 5 maggio 2025 si rese necessario correggere dati precedentemente pubblicati e invita chi li avesse scaricati prima di quella data a prelevarli nuovamente. La risorsa 2025 risulta aggiornata il 13 maggio 2026. [2]
È un dettaglio rilevante per la qualità del dato. Una serie ufficiale può essere aggiornata e sostituita. Per questo un’analisi CNSBII deve conservare data di acquisizione, versione e, quando scaricabile, hash del file utilizzato. Il fatto che il dataset sia pubblico non elimina la necessità di documentare quale versione sia stata elaborata.
Alla verifica del 10 settembre 2026 la scheda pubblica espone come ultima risorsa annuale il 2025. Non viene quindi costruita in questo dossier una serie chimica 2026 regionale che la fonte open data non rende ancora disponibile come CSV annuale. Questo non equivale ad affermare che ARPAC non abbia effettuato campionamenti nel 2026: significa soltanto che il dataset annuale pubblico consultato non offre ancora quella serie.
Lo stesso criterio viene applicato alla localizzazione. La pagina del dataset non consente, da sola, di dire che una determinata stazione rappresenti l’ASI F1-F2. Il punto dovrà essere ricostruito dai file sorgente e dalle coordinate. Fino a quel momento il dossier non assegna a Nusco una stazione “più vicina” soltanto sulla base del nome di un Comune.
Prima del singolo Punto di monitoraggio usato per osservare il livello e, quando previsto, campionare le acque sotterranee. Definizione completa bisogna sapere in quale corpo idrico si trova l’area industriale
La Direttiva quadro sulle acque e il D.Lgs. 30/2009 lavorano sul concetto di corpo idrico sotterraneo, cioè una porzione di falda sufficientemente omogenea da poter essere caratterizzata e classificata. Il monitoraggio regionale viene progettato su questa unità, non sui confini comunali. [4] [8]
Per l’area industriale di Nusco la domanda iniziale non è quindi “qual è la centralina più vicina?”, ma “qual è il corpo idrico sotterraneo che interessa il sito e come scorre localmente la falda?”. Servono cartografia distrettuale, informazioni geologiche, eventuali studi idrogeologici dell’AIA, quote del terreno, profondità della falda e direzione prevalente del flusso.
Il Piano di Gestione Acque del Distretto dell’Appennino Meridionale mette a disposizione tavole e shapefile sui corpi idrici sotterranei, sul rischio e sugli obiettivi del III ciclo. [11] [12] La fase successiva dovrà sovrapporre il perimetro reale dell’ASI e dell’installazione F1-F2 a questi strati. Fino a quando il passaggio GIS non è completato con CRS verificato, il nome del corpo idrico non viene anticipato nel testo.
Il IV ciclo 2027-2033 è già avviato, ma al 10 settembre 2026 il portale distrettuale indica ancora il progetto di Piano come in costruzione. Questo dossier usa quindi il III ciclo come quadro pianificatorio vigente e registra il IV ciclo come fonte da seguire per gli aggiornamenti futuri. [13]
SIGE/ex ASIDEP è un’installazione AIA. I documenti storici mostrano che suolo e falda erano già dentro il PMeC
Il registro ARPAC delle AIA regionali aggiornato a marzo 2026 identifica l’installazione di Nusco F1+F2 con codice AV5, intestata a SIGE S.r.l., ex ASIDEP. [15] Il dossier sull’area industriale ricostruisce separatamente le altre installazioni e i diversi titoli ambientali. [20]
L’articolo 29-sexies del D.Lgs. 152/2006 richiede che l’AIA contenga disposizioni per la protezione del suolo e delle acque sotterranee e programmi controlli periodici secondo la disciplina applicabile. Il comma 6-bis indica, salvo quanto specificato dalle Best Available Techniques: migliori tecniche disponibili per prevenire o ridurre emissioni e impatti ambientali. Definizione completa e dalla valutazione sistematica del rischio, controlli almeno quinquennali per le acque sotterranee e almeno decennali per il suolo. [9]
Nel caso di Nusco la storia documentale è più specifica del solo minimo generale previsto dalla norma. Il PMeC del 2012 riportava per la falda una frequenza annuale, così come la documentazione di rinnovo 2019-2020. [22] [23] Queste frequenze vengono descritte come dato storico dei relativi atti. Non vengono trasferite automaticamente al 2026 senza il testo coordinato dell’AIA e del PMeC oggi applicabile.
Nel fascicolo CNSBII è presente la relazione annuale PMeC 2025 trasmessa da SIGE il 2 febbraio 2026. [21] Per valutare la falda servono però gli allegati analitici dedicati, l’identificazione univoca dei piezometri e la planimetria vigente. Una relazione annuale, da sola, non sostituisce la serie grezza necessaria a controllare valori, date, metodi e andamento nel tempo.
Nel PMeC pubblicato sul BURC il controllo della falda era annuale e riferito a piezometri a monte e a valle del flusso acquifero
Tra i documenti acquisiti, l’allegato AIA del 2012 fornisce il riferimento più dettagliato sul monitoraggio storico della falda. Si tratta del Piano di Monitoraggio e Controllo dell’impianto di Nusco F1-F2, revisione 04 del 12 novembre 2012, pubblicato sul BURC regionale. Il capitolo 1.7 è dedicato al monitoraggio del suolo e delle acque sotterranee. [22]
Per le acque sotterranee la tabella indica come punto di monitoraggio il “Piezometro monte e valle flusso acquifero”, con frequenza annuale e reporting previsto. Il documento elenca un gruppo ampio di analiti: metalli e metalloidi, cianuri, fluoruri, composti organoalogenati e fenolici, oltre ad altri parametri specifici. Non è necessario trasformare l’articolo in una trascrizione della tabella; ciò che conta, ai fini dell’inchiesta, è che il PMeC collegava il campione alla posizione idrogeologica e prevedeva una periodicità definita.
Questa informazione modifica il modo in cui va formulato il dato mancante. Non possiamo dire che “non risultano piezometri” soltanto perché il Full corrente non contiene la planimetria. Possiamo dire che i documenti storici attestano un programma piezometrico, mentre nel materiale oggi disponibile manca la prova completa della configurazione vigente e dei risultati recenti.
C’è anche un limite temporale da rispettare. Il documento è del 2012. In quattordici anni possono cambiare gestore, configurazione impiantistica, rete dei punti, frequenze, metodiche e condizioni autorizzative. Il PMeC storico serve a ricostruire la catena amministrativa e a indicare che cosa chiedere agli enti; non basta per descrivere lo stato operativo del 2026.
La documentazione di rinnovo mantiene il monitoraggio annuale e richiama i piezometri di riferimento
Nel vecchio repository ambientale della Regione Campania è ancora raggiungibile un fascicolo tecnico relativo al rinnovo AIA ASIDEP di Nusco. Il file è storico e appartiene al procedimento 2019-2020; non viene presentato come testo coordinato dell’autorizzazione vigente. È però utile perché mostra come il tema falda fosse trattato anche nella fase di rinnovo. [23]
La sezione 1.7.2 indica, per le acque sotterranee, tutti i parametri della colonna B della tabella 2 dell’allegato 5 alla Parte IV del D.Lgs. 152/2006, con misura discontinua, unità in microgrammi per litro, metodiche APAT/IRSA-CNR, “piezometri di riferimento” rinviati alla planimetria dei punti di campionamento, frequenza annuale e registrazione attraverso referti analitici. [23]
Nello stesso documento il suolo viene trattato separatamente con due carotaggi e frequenza decennale. La distinzione aiuta a non confondere le due matrici: il campione di terreno e il campione di falda rispondono a domande differenti e hanno riferimenti analitici differenti.
Il punto investigativo resta aperto: occorre stabilire quale versione di questo programma sia stata effettivamente recepita nel titolo rinnovato e quali successive modifiche abbiano interessato la rete. Il dossier evita quindi due errori opposti: cancellare la prova storica del monitoraggio oppure assumere che una tabella del fascicolo di rinnovo sia automaticamente la prescrizione oggi vigente.
Dal 2012 al 2026 il nodo è ricostruire la continuità dei punti e dei risultati, non sommare documenti di epoche diverse
2012. Il PMeC pubblicato sul BURC prevede piezometri a monte e a valle del flusso acquifero e controllo annuale. [22]
2019-2020. Nel fascicolo tecnico di rinnovo AIA la falda resta sottoposta a controllo annuale su piezometri di riferimento, con un set analitico ricondotto alla tabella 2 dell’allegato 5 alla Parte IV del D.Lgs. 152/2006. [23]
2025-2026. Il fascicolo CNSBII contiene il riferimento alla relazione annuale PMeC 2025 trasmessa nel febbraio 2026, mentre il registro ARPAC di marzo 2026 conferma l’installazione AIA AV5. [21] [15] La documentazione disponibile non consente ancora di collegare in modo completo i singoli risultati recenti ai punti storici.
Il controllo serio deve quindi verificare la continuità della rete: stesso piezometro o punto sostituito, coordinate, quota della bocca pozzo, profondità, intervallo filtrante, livello statico, eventuali manutenzioni, data e condizioni di campionamento. Se un punto cambia, la serie non va unita automaticamente alla precedente.
Questo è il motivo per cui la richiesta documentale finale dovrà comprendere anche le planimetrie e le schede tecniche dei piezometri, non soltanto i certificati di laboratorio. Un risultato analitico senza un punto geograficamente e idrogeologicamente definito perde gran parte del suo valore per il confronto monte/valle.
Piezometri monte/valle, frequenza annuale.
Piezometri di riferimento, piano annuale e referti analitici.
Documento annuale acquisito nel fascicolo CNSBII; servono gli allegati piezometrici completi.
Da acquisire configurazione vigente della rete e serie analitica recente.
Serve verificare se esiste, quale versione sia valida e quali sostanze pericolose pertinenti consideri
La relazione di riferimento non è un generico rapporto sulla falda. Nel sistema AIA serve a fotografare lo stato di qualità di suolo e acque sotterranee rispetto alle sostanze pericolose pertinenti, così da consentire un confronto al momento della cessazione definitiva dell’attività. Le modalità sono disciplinate dal D.M. 95/2019. [10]
L’obbligo non va presunto soltanto perché l’installazione tratta rifiuti o reflui. La normativa prevede una verifica specifica della sussistenza dell’obbligo, basata sulle sostanze pericolose usate, prodotte o rilasciate e sulla possibilità di contaminazione del sito. L’esito può condurre alla relazione di riferimento oppure alla documentazione tecnica che motiva l’insussistenza dell’obbligo.
Per F1-F2 il dato da acquisire è quindi preciso: verifica di assoggettabilità alla relazione di riferimento, eventuale relazione approvata, integrazioni successive e richiamo nel riesame AIA vigente. Senza questi documenti non è corretto scrivere che la relazione esiste, che non esiste o che il sito è stato caratterizzato secondo questo strumento.
Questo documento è anche utile per impostare gli analiti. Non si dovrebbe costruire un pannello standard di sostanze uguale per ogni impianto. La lista deve partire dai processi, dai rifiuti e dalle sostanze pertinenti effettivamente gestite, dal loro comportamento nel suolo e dall’idrogeologia del sito.
“Monte” e “valle” della falda non coincidono necessariamente con monte e valle del torrente
Per le acque superficiali la direzione del deflusso è normalmente leggibile dall’alveo. Per la falda serve un’altra geometria. Il punto a monte idrogeologico è quello da cui proviene il flusso sotterraneo rispetto al sito; il punto a valle è quello verso cui il flusso prosegue. La direzione può cambiare in funzione della geologia, dei livelli piezometrici, dei prelievi e delle stagioni.
Per questo una rete sito-specifica deve essere descritta almeno attraverso coordinate, quota del piano campagna, quota della testa piezometrica, profondità totale, intervallo filtrante, diametro, stratigrafia, data di installazione e criterio con cui ogni punto viene considerato monte, valle o laterale. Senza queste informazioni un confronto tra concentrazioni perde gran parte del suo valore interpretativo.
La planimetria deve inoltre essere collegata al perimetro autorizzativo e ai possibili centri di pressione: vasche, serbatoi, aree di deposito, linee di trattamento, piazzali, reti interrate e zone di carico e scarico. Questo non significa presumere che tali elementi abbiano contaminato la falda. Serve invece a capire se la rete di controllo è stata progettata per intercettare eventuali migrazioni dal sito.
La prima richiesta agli enti dovrà quindi comprendere anche i verbali di manutenzione e funzionalità dei piezometri. Un punto ostruito, danneggiato o non correttamente sviluppato può produrre dati difficili da interpretare. La qualità del campione parte dalla qualità del punto di prelievo.
Geometria minima
- coordinate e CRS;
- quota testa pozzo e piano campagna;
- profondità totale e tratto filtrante;
- stratigrafia;
- livello statico alla data del campionamento;
- direzione di flusso motivata.
Controllo minimo
- data e ora;
- metodo di spurgo e campionamento;
- parametri di campo;
- laboratorio e metodo analitico;
- LOQ e incertezza quando pertinenti;
- catena di custodia e rapporto di prova.
Il numero senza contesto non basta: servono valore, soglia applicabile, fondo naturale e storia del punto
Il D.Lgs. 30/2009 definisce criteri per stato chimico, valori soglia, trend e programmi di monitoraggio. Il decreto del 6 luglio 2016 ha aggiornato questo quadro recependo la Direttiva 2014/80/UE. [4] [5]
Nel leggere un risultato analitico bisogna però distinguere almeno tre piani: il valore misurato nel campione; il riferimento normativo o autorizzativo effettivamente applicabile; l’eventuale valore di fondo naturale del corpo idrico. La Regione Campania ha approvato valori di fondo per specifici corpi idrici sotterranei, ma questi non possono essere trasferiti all’area di Nusco senza prima identificare il CISS interessato e verificare che il parametro rientri nel provvedimento pertinente. [14]
Per un impianto industriale il set analitico dovrebbe essere collegato anche alle sostanze pericolose pertinenti e alle attività effettive. Il dossier non costruisce quindi una lista arbitraria di “inquinanti da cercare” soltanto perché compaiono in altri siti o in altri territori.
Quando arriveranno i rapporti di prova, ogni riga dovrà conservare almeno parametro, unità, metodo, limite di quantificazione, incertezza se riportata, punto, data, valore, riferimento applicabile e stato del dato. Se cambiano laboratorio, metodo o limite di quantificazione, il confronto temporale dovrà dichiararlo.
Una singola analisi può segnalare un problema. Per descrivere una tendenza serve una serie
La disciplina europea delle acque sotterranee non guarda soltanto al superamento puntuale. Considera anche l’individuazione e l’inversione delle tendenze significative e durature all’aumento delle concentrazioni. La Direttiva 2006/118/CE è stata modificata nel 2026 dalla Direttiva (UE) 2026/805; la versione consolidata è corrente dal 10 maggio 2026. [6] [7]
Per l’area F1-F2 questo significa che, una volta acquisiti i dati, non basterà cercare “il valore più alto”. Servirà ordinare le campagne per punto e parametro, verificare se i campionamenti sono confrontabili, controllare eventuali cambi di metodo e osservare l’andamento nel tempo. Un aumento su un singolo punto può richiedere approfondimento, ma non diventa automaticamente trend del corpo idrico o prova della sorgente.
La lettura dovrà inoltre considerare il livello piezometrico alla data del campionamento. Con falda più alta o più bassa possono cambiare condizioni di diluizione, contatto con strati differenti e direzione del flusso. Chimica e piezometria devono quindi essere lette insieme.
Impianto che tratta le acque reflue prima del recapito finale. Definizione completa, imprese e reti sono elementi da mappare. Non sono automaticamente sorgenti di contaminazione
L’area industriale ASI ospita più attività e titoli ambientali. Il dossier sull’area industriale ricostruisce un nucleo di installazioni AIA, Autorizzazione Unica Ambientale: nei casi previsti riunisce più titoli ambientali. Definizione completa e procedimenti, mantenendo separati i diversi stabilimenti. [20] Per la falda questo inventario è utile come mappa delle pressioni potenziali da valutare, non come elenco di responsabili.
Una pressione autorizzata può interessare la matrice sotterranea anche senza produrre una contaminazione: stoccaggi, superfici impermeabilizzate, reti interrate, vasche, gestione dei rifiuti e sostanze di processo sono elementi che l’autorizzazione deve governare con misure di prevenzione. Il passaggio da “pressione” a “contaminazione” richiede dati ambientali. Il passaggio da “contaminazione” a “sorgente responsabile” richiede poi una ricostruzione causale ancora più robusta.
Lo stesso vale per il depuratore F1-F2. Le Scostamento rispetto a un requisito, prescrizione, limite o procedura; la gravità va letta nell’atto specifico. Definizione completa dello scarico documentate nel 2026 appartengono alla matrice dello scarico e al suo regime autorizzativo. Non vengono trasportate automaticamente nella falda. [18] Il 10 settembre la Regione ha comunicato di attendere la relazione conclusiva ARPAC e ha richiamato circa cinque milioni di euro già finanziati per la rifunzionalizzazione degli impianti ASI; il comunicato riguarda emissioni e scarichi del depuratore, non pubblica un esito analitico delle acque sotterranee. [17]
Per confrontare i piezometri serve una catena documentale completa
La matrice sotterranea è particolarmente sensibile alle semplificazioni. Due campioni prelevati in punti diversi, a profondità diverse o in stagioni diverse non sono automaticamente confrontabili. Per questo ogni dato utilizzato dal CNSBII dovrà essere tracciato dalla fonte originale alla tabella pubblicata.
La scheda minima comprenderà: ente o laboratorio, identificativo del rapporto, punto, coordinate, data, livello piezometrico, modalità di spurgo, parametri di campo, campione, conservazione, metodo analitico, unità, LOQ, risultato, eventuale incertezza, riferimento normativo e note. Se il documento contiene correzioni o revisioni, verrà conservata la versione originale insieme a quella aggiornata.
Per i dataset regionali verranno registrati anche file, versione, licenza, data di acquisizione e hash. ARPAC distribuisce i propri Open Data con licenza Creative Commons Attribuzione 4.0. [2] Questo consente elaborazioni e pubblicazione dei risultati derivati, purché restino chiare attribuzione e trasformazioni eseguite.
Come verrà costruito il confronto quando arriveranno i documenti
Il lavoro sarà diviso in quattro livelli. Il primo è geografico: perimetro industriale, installazione F1-F2, corpo idrico sotterraneo e piezometri nello stesso sistema di coordinate. Il secondo è idrogeologico: stratigrafia, profondità, livelli e direzione di flusso. Il terzo è analitico: parametri, metodi, risultati e riferimenti. Il quarto è temporale: campagne ordinate per data, con verifica delle condizioni di confrontabilità.
Solo dopo questi quattro passaggi sarà possibile costruire grafici monte/valle o serie storiche. Se il dato non consente di attribuire un punto come “monte”, il grafico non userà quell’etichetta. Se una soglia cambia, verrà indicata la data di applicazione. Se un valore di fondo naturale è pertinente, sarà distinto dal valore soglia generale.
Il metodo deve permettere a un lettore esterno di rifare il percorso. Una conclusione che dipende da un file non disponibile o da una trasformazione non documentata resterà classificata come dato mancante.
Le regole europee sono cambiate nel 2026. Il dossier distingue il quadro UE dall’obbligo già operativo in AIA
La Direttiva (UE) 2026/805 modifica la Direttiva quadro 2000/60/CE, la Direttiva acque sotterranee 2006/118/CE e la Direttiva sugli standard di qualità ambientale 2008/105/CE. È entrata in vigore il 10 maggio 2026. [7]
La versione consolidata della Direttiva 2006/118/CE disponibile su EUR-Lex incorpora già questa modifica. [6] Per una pubblicazione italiana, però, non basta leggere il testo UE per dichiarare che un nuovo parametro o una nuova scadenza sia già applicabile nello stesso modo al singolo impianto. Servono verifica del recepimento, degli eventuali periodi transitori e del Atto amministrativo che stabilisce cosa può fare un impianto e a quali condizioni. Definizione completa vigente.
Per F1-F2 restano quindi due livelli distinti. Il primo è il quadro AIA nazionale oggi verificabile attraverso il D.Lgs. 152/2006 e il D.M. 95/2019. Il secondo è l’evoluzione della disciplina delle acque sotterranee a scala UE, che dovrà essere seguita nei prossimi aggiornamenti. Nessuna delle due fonti viene usata per inventare un esito analitico che non possediamo.
La richiesta agli enti deve ricostruire la rete vigente e consegnare i risultati in forma confrontabile
Dopo il recupero dei PMeC storici, la richiesta documentale può essere più precisa. Alla Regione Campania e al gestore va chiesto il testo coordinato dell’AIA vigente con tutte le modifiche successive, insieme al PMeC oggi applicabile e alla planimetria che identifica i punti di monitoraggio di suolo e falda.
Per ciascun piezometro servono identificativo, coordinate, CRS, quota della bocca pozzo, profondità totale, tratti filtranti, anno di realizzazione, eventuali sostituzioni o dismissioni, livelli piezometrici rilevati e criterio usato per definire monte e valle idrogeologico. Se esistono campagne di rilievo della superficie piezometrica, vanno acquisiti anche data, quote e metodo di interpolazione.
Per la parte analitica servono i rapporti di prova almeno degli ultimi anni disponibili, con data e ora del prelievo, soggetto che ha campionato, metodo, laboratorio, limiti di quantificazione, risultati, eventuali repliche, anomalie di campionamento e note sulla purga dei piezometri. Il confronto deve poter distinguere dati sotto il limite di quantificazione da dati assenti.
Va inoltre verificata la relazione di riferimento prevista dalla disciplina AIA, oppure l’atto che documenta la valutazione di non obbligo, con l’elenco delle sostanze pericolose pertinenti considerate. Questo passaggio serve a capire quali sostanze siano state ritenute materialmente rilevanti per il sito e con quale base tecnica. [10]
Ad ARPAC va chiesto se siano disponibili controlli pubblici o ispettivi sulla falda dell’installazione e, se sì, come si collegano ai punti del PMeC. I dati della rete regionale vanno richiesti separatamente: una stazione di corpo idrico sotterraneo e un piezometro AIA hanno finalità e scala differenti.
Infine, per garantire la provenienza, ogni file acquisito dovrà mantenere identificativo, data di ricezione, ente, versione e SHA-256. Le copie di lavoro usate per tabelle e grafici resteranno separate dagli originali.
Il monitoraggio sito-specifico è documentato nella storia dell’AIA. Lo stato attuale della falda resta da ricostruire con i risultati recenti
Gli atti consentono una conclusione precisa: è documentato che il PMeC F1-F2 del 2012 prevedeva controlli annuali delle acque sotterranee in piezometri a monte e a valle del flusso acquifero. È documentato anche che nella documentazione di rinnovo AIA 2019-2020 il monitoraggio annuale della falda era ancora previsto su piezometri di riferimento. [22] [23]
Questi elementi non dimostrano né una contaminazione né l’assenza di contaminazione. Non dicono neppure, da soli, quale sia oggi la rete valida. Dimostrano però che il monitoraggio della falda è parte della storia autorizzativa dell’impianto e che esistono documenti specifici da usare come chiave per la richiesta degli atti recenti.
Sul piano regionale ARPAC pubblica dati chimici e quantitativi sui corpi idrici sotterranei. [1] Questi dati potranno essere sovrapposti all’area industriale soltanto dopo aver identificato il corpo idrico pertinente e verificato coordinate, quota e rappresentatività delle stazioni. Il dato regionale non sostituisce il controllo dell’installazione.
Alla data dell’11 settembre 2026 il dossier non attribuisce quindi alla falda dell’area F1-F2 una classe o un giudizio ambientale locale. Il passaggio successivo è documentale: AIA coordinata, PMeC vigente, planimetria attuale, schede dei piezometri, livelli e rapporti di prova. Solo dopo sarà possibile costruire una serie monte/valle e verificare se esistano differenze, tendenze o anomalie.
Lo scarico e le acque superficiali restano trattati nel dossier sul Torrente Iemale; funzionamento e controlli dell’impianto nel dossier Depuratore F1-F2; imprese e titoli ambientali nel dossier Area industriale ASI. La separazione delle matrici evita che un dato venga usato per dimostrare ciò che non misura.
Per continuare la lettura senza confondere matrici e responsabilità
Questo dossier fa parte del sistema documentale Nusco. I collegamenti seguono relazioni tematiche e documentali: non costituiscono prova di causalità, responsabilità o contaminazione tra matrici diverse.
Suolo e sottosuolo
Collega il quadro idrogeologico ai procedimenti sulle matrici solide senza fonderli.
Area industriale ASI
Inquadra attività e titoli nel perimetro industriale.
Torrente Iemale
Mantiene distinto il monitoraggio delle acque superficiali da quello della falda.
Documenti e pagine consultati
Le fonti sono separate per funzione: rete regionale, norme e documenti sito-specifici. Gli atti del 2012 e del 2019-2020 sono usati come fonti storiche della catena autorizzativa; non vengono presentati come sostituti del PMeC vigente.
