Immagine di contesto territoriale: panorama della Valle del Calore ripreso dal castello di Nusco. Non documenta l’impianto, il punto di scarico, una sorgente emissiva, un piezometro, un campionamento o una specifica condizione ambientale descritta nel dossier. Riggiola / Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0.
Area industriale di Nusco: imprese, autorizzazioni e registri da incrociare
AIA, AUA e registri ASI descrivono parti diverse dell’area industriale. Il dossier ricostruisce ciò che è documentato senza presentarlo come un censimento completo.
Quadro autorizzativo
L’area industriale di Nusco comprende attività soggette a regimi autorizzativi differenti. Il registro AIA consente di individuare alcune installazioni, mentre altre attività possono ricadere in AUA o in titoli diversi.
Un censimento corrente richiede quindi l’incrocio di registri regionali, provinciali e consortili con gli atti riferiti ai singoli stabilimenti. Gli elenchi storici non vengono utilizzati come fotografia automatica della situazione 2026.
Il dossier espone soltanto le imprese e i titoli verificati nelle fonti consultate e mantiene separato ciò che resta da acquisire.
Per capire chi opera nell’area Area o Consorzio per lo Sviluppo Industriale; qui indica il contesto industriale Nusco–Lioni–Sant’Angelo dei Lombardi. Definizione completa bisogna incrociare più registri
L’agglomerato è descritto dall’ASI come ubicato nel Comune di Nusco
La scheda del Consorzio ASI, pubblicata nel 2020, indica 20 lotti, una superficie complessiva di 1.068.000 m² e tre settori indicati come F1, F2 e F3. Il registro Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania: svolge monitoraggi, controlli e analisi ambientali. Definizione completa delle Autorizzazione Integrata Ambientale: disciplina in modo coordinato le principali pressioni ambientali di determinate installazioni industriali. Definizione completa regionali di marzo 2026 documenta sei installazioni AIA nel Comune di Nusco collegate a quelle aree.
AIA non è il censimento di tutte le imprese
Un’azienda può operare con Autorizzazione Unica Ambientale: nei casi previsti riunisce più titoli ambientali. Definizione completa o con altri titoli senza comparire nel registro AIA. Gli atti provinciali documentano, per esempio, EUROWELDING in F3 con AUA del 2025 e ulteriori provvedimenti AUA per un impianto ECOSISTEM nel 2026. Manca ancora una visura ufficiale unica e aggiornata di tutti i lotti e degli operatori effettivamente presenti.
Nel 2026 ci sono procedimenti e controlli che aggiornano la fotografia
ARPAC programma ispezioni AIA su quattro installazioni di Nusco. Il portale VIA regionale registra inoltre la pratica 1833_VALPREL per SIRPRESS e la 1934_VERVIA per SEDIVER. Sono procedimenti da leggere nel loro stato reale: non equivalgono automaticamente a nuove autorizzazioni già rilasciate.
Serve il registro corrente lotto per lotto
Per chiudere il censimento occorrono elenco ASI 2026, stato di assegnazione dei 20 lotti, ragioni sociali correnti, cessazioni e subentri, AIA, AUA, VIA/PAUR, autorizzazioni rifiuti, scarichi, emissioni e controlli riferibili a ciascun insediamento.
Il nome “Nusco-Lioni-Sant’Angelo” non va confuso con i confini amministrativi
La scheda istituzionale del Consorzio ASI Avellino usa la denominazione “Area Industriale ASI di Nusco-Lioni-Sant’Angelo”, ma nello stesso testo colloca l’agglomerato nel Comune di Nusco. È il primo dato da tenere fermo. Il nome storico dell’area richiama più territori, ma non dimostra che i lotti F1, F2 e F3 siano amministrativamente suddivisi fra tre Comuni. Per affermarlo servirebbe una cartografia ufficiale dei confini e dei lotti. [1]
La pagina ASI riferisce che l’area fu realizzata nel quadro della legge 219/1981 dopo il terremoto del 1980. Indica un’altitudine media di circa 600 metri, una distanza di circa 3 chilometri dal centro urbano di Lioni, 13 chilometri dal centro di Nusco e 42 chilometri da Avellino. L’accesso principale viene descritto dalla strada statale 7 Ofantina Bis, a circa mezzo chilometro.
Due superfici compaiono nella stessa scheda e non vanno sommate né scambiate. L’estensione complessiva dichiarata è di 1.068.000 m²; la voce “superficie totale lotti” riporta invece 488.590 m². La differenza è plausibilmente legata al fatto che la prima misura comprende anche viabilità, infrastrutture, servizi e altre superfici, mentre la seconda riguarda i lotti. Il documento non fornisce, nella pagina consultata, una scomposizione completa che consenta di ricostruire matematicamente l’intero milione di metri quadrati.
La stessa scheda dichiara 20 lotti, zero lotti disponibili e zero lotti dismessi. Ma la pagina porta una data del 7 novembre 2020. Per questo quelle voci non vengono trasferite al 2026 come se fossero una fotografia aggiornata. Sono una base storica da confrontare con gli atti successivi.
AIA non è il censimento: autorizzazione e presenza fisica sono due piani diversi
Il primo errore sarebbe prendere l’elenco AIA e chiamarlo “elenco delle aziende dell’ASI”. L’Autorizzazione Integrata Ambientale riguarda determinate installazioni e attività soggette alla disciplina IPPC. Altre imprese possono essere sottoposte ad Autorizzazione Unica Ambientale, a titoli specifici per emissioni, scarichi o rifiuti, oppure a procedimenti diversi in base all’attività svolta. [10] [11]
Il secondo errore sarebbe fare il contrario: usare una vecchia lista di aziende per presumere che tutti gli stabilimenti siano ancora operativi e con lo stesso titolare. Nell’area di Nusco alcuni nomi presenti nella scheda ASI 2020 compaiono nei registri ambientali successivi con denominazioni differenti. SEVES è richiamata nel registro AIA come precedente denominazione di SEDIVER. Rifometal compare come precedente titolare rispetto ad ALLUMINIO ITALIA. La continuità del sito non autorizza a trasferire automaticamente a un gestore nuovo fatti, prescrizioni o responsabilità riferibili a un soggetto precedente.
Il censimento CNSBII viene quindi costruito a strati. Il primo è la planimetria e l’assegnazione dei lotti. Il secondo è l’anagrafica delle imprese. Il terzo sono i titoli ambientali. Il quarto è lo stato dei procedimenti e dei controlli. Solo quando questi livelli coincidono si può produrre una scheda aziendale realmente corrente.
Anche la parola “autorizzazione” va scomposta. L’AIA è un provvedimento integrato costruito attorno all’installazione IPPC e alle sue prestazioni ambientali complessive. L’AUA, disciplinata dal D.P.R. 59/2013, può invece riunire in un unico procedimento diversi titoli settoriali per attività che non ricadono necessariamente nel campo AIA. Negli atti provinciali consultati per Nusco si vedono, nello stesso fascicolo, Immissione di un refluo nel recapito previsto attraverso un sistema stabile di collettamento. Definizione completa, emissioni e impatto acustico. In altri casi possono entrare comunicazioni o autorizzazioni relative ai rifiuti. La combinazione concreta va letta nel singolo provvedimento; non esiste una formula identica per tutte le imprese. [10] [12]
Per gli impianti di gestione rifiuti il quadro può comprendere AIA, autorizzazione unica ex art. 208 o procedure semplificate nei casi previsti dalla normativa. Anche qui la categoria amministrativa non può essere dedotta dal nome commerciale dell’azienda o dal fatto che nello stabilimento entrino rifiuti. La fonte da usare è l’atto che autorizza quella specifica installazione. [11]
Questa impostazione evita un altro errore frequente: contare due volte lo stesso stabilimento perché compare in registri diversi. Un’impresa può essere presente in un elenco ASI, in un provvedimento SUAP, in un’AUA provinciale e in una procedura VIA. Quattro fonti non significano quattro impianti. Significano quattro passaggi documentali da ricondurre allo stesso soggetto, allo stesso lotto e alla stessa installazione, quando gli identificatori coincidono.
Un titolo ambientale può dimostrare
Che una determinata installazione è stata autorizzata per specifiche attività, matrici e condizioni nel periodo coperto dal provvedimento.
Un titolo ambientale non dimostra da solo
Che l’azienda sia oggi operativa a pieno regime, che occupi ancora esattamente lo stesso lotto o che ogni pressione autorizzata abbia prodotto un impatto o una violazione.
Sei installazioni formano il nucleo AIA verificato
Il registro ARPAC “AIA Regionali Campania” aggiornato a marzo 2026 consente di isolare sei record riferiti a Nusco e all’agglomerato industriale. È una fonte ufficiale corrente per il perimetro AIA e riporta identificativo ARPAC, ragione sociale, indirizzo, coordinate, categoria dell’impianto, codice IPPC e sequenza dei decreti. [2]
Questi sei record sono il punto di partenza più solido disponibile, ma non vengono presentati come “sei aziende dell’area” in senso assoluto: ECOSISTEM compare con due installazioni distinte, mentre imprese soggette ad AUA possono essere fuori dal registro AIA.
SIRPRESS, ex ALMEC
ID ARPAC AV2. Produzione e trasformazione dei metalli, attività IPPC 2.5b. Il registro riporta una catena autorizzativa che parte dal 2010 e comprende atti successivi fino al D.D. 22 del 28 maggio 2024.
SIGE Srl, ex ASIDEP
ID ARPAC AV5. Gestione rifiuti, attività principale 5.3a e attività secondaria 6.11 per trattamento a gestione indipendente di acque reflue provenienti da installazioni IPPC. Il registro arriva ad atti del 2025.
ECOSISTEM Srl
ID ARPAC AV11. Installazione di gestione rifiuti pericolosi; il registro AIA la colloca nella sub-area F3 e descrive l’attività principale con codice IPPC 5.1.
SEDIVER Spa, ex SEVES
ID ARPAC AV20. Fabbricazione del vetro con capacità di fusione superiore a 20 tonnellate al giorno, attività IPPC 3.3. La serie dei decreti riportata nel registro arriva al 19 agosto 2025.
ECOSISTEM Srl
ID ARPAC AV28. Seconda installazione distinta, dedicata alla gestione di rifiuti non pericolosi. Il registro la descrive come attività IPPC 5.3b2.
ALLUMINIO ITALIA Srl, ex RIFOMETAL
ID ARPAC AV29. Produzione e trasformazione di metalli non ferrosi, attività IPPC 2.5b. Il registro ricostruisce AIA Rifometal, aggiornamento, voltura e riesame/rinnovo.
Il registro AIA la colloca nella lavorazione dei metalli non ferrosi; nel 2026 compare anche una procedura VIA
SIRPRESS è il record AV2. ARPAC la indica in Zona Industriale F1, categoria “Produzione e trasformazione dei metalli”, attività IPPC 2.5b. Il campo descrittivo richiama la fusione e la lega di metalli non ferrosi oltre le soglie previste dalla categoria. Il registro riporta D.D. 121/2010 e una sequenza di provvedimenti successivi, fra cui riesame, riesame con modifica non sostanziale e un atto del 28 maggio 2024. [2]
Nel 2026 compare un ulteriore elemento. Nel portale regionale VIA/VAS, la pratica 1833_VALPREL, presentata il 30 aprile 2026 da SIRPRESS S.r.l., riguarda una valutazione preliminare per il riesame dell’installazione, l’adeguamento alle nuove Best Available Techniques: migliori tecniche disponibili per prevenire o ridurre emissioni e impatti ambientali. Definizione completa e una contestuale modifica sostanziale dell’AIA. Il portale indica come esito “concluso con parere di assoggettamento a verifica di assoggettabilità a VIA”. [4]
Questa formula va letta alla lettera. Significa che la valutazione preliminare ha portato alla necessità di passare attraverso una verifica di assoggettabilità a VIA. Non significa che la modifica sostanziale dell’AIA sia già stata autorizzata né che l’intero iter ambientale sia concluso.
Per una scheda tecnica completa dello stabilimento servono il provvedimento AIA coordinato dopo gli ultimi aggiornamenti, il PMeC vigente e gli allegati con emissioni, scarichi, rifiuti, materie prime e capacità effettivamente autorizzate. Le BAT per i metalli non ferrosi sono disciplinate dalla Decisione di esecuzione (UE) 2016/1032, che risulta in vigore e comprende nel proprio campo di applicazione attività 2.5. [13]
Nel registro AIA è insieme impianto di gestione rifiuti e trattamento indipendente di reflui industriali
Il record AV5 riguarda SIGE S.r.l., ex ASIDEP, in Zona Industriale F1+F2. Il codice principale è 5.3a; il registro descrive attività di smaltimento di rifiuti non pericolosi sopra la soglia IPPC mediante trattamento biologico e/o fisico-chimico. È indicata anche l’attività 6.11, cioè il trattamento a gestione indipendente di acque reflue non coperte dalla disciplina delle acque reflue urbane e provenienti da installazioni ricadenti nell’allegato IPPC. [2]
Questa doppia funzione spiega perché il Impianto che tratta le acque reflue prima del recapito finale. Definizione completa F1-F2 non può essere studiato come un’infrastruttura separata dal sistema industriale. Una parte della sua funzione ambientale dipende dai reflui ricevuti e dalle condizioni autorizzative del trattamento. Il dossier dedicato al depuratore ricostruisce controlli, Atto formale con cui l’autorità ordina misure correttive o il ripristino delle condizioni previste. Definizione completa, conferimenti, sistemi antiodore e scarico finale; qui SIGE viene mantenuta nel censimento come installazione AIA dell’agglomerato. [16]
Il registro ARPAC di marzo 2026 riporta una lunga successione di atti, dal 2009 fino al 2025. La sola presenza di questa cronologia rende necessario lavorare sul testo coordinato dell’autorizzazione, non su un singolo decreto isolato. Per conoscere con precisione le condizioni oggi applicabili bisogna ricostruire quali prescrizioni sono state sostituite, integrate o mantenute dai provvedimenti successivi.
Lo stesso nome societario compare in più record: non vanno fusi in una sola scheda
Nel registro AIA di marzo 2026 ECOSISTEM compare due volte a Nusco. AV11 è collocata nella sub-area F3 ed è descritta con attività IPPC 5.1, riferita alla gestione di rifiuti pericolosi sopra le soglie previste. AV28 è invece indicata nell’agglomerato industriale area F1 e riguarda il recupero o la combinazione di recupero e smaltimento di rifiuti non pericolosi, attività 5.3b2. [2]
Il fatto che la ragione sociale sia la stessa non autorizza a sommare automaticamente capacità, rifiuti, emissioni o prescrizioni. Ogni installazione ha un proprio perimetro autorizzativo e deve essere collegata al proprio fascicolo.
Gli atti della Provincia aggiungono un terzo livello documentale. Una determinazione provinciale ricostruisce l’AUA di un impianto ECOSISTEM di recupero e stoccaggio di rifiuti non pericolosi in Contrada Fiorentino II, Area Industriale ASI, Zona F3 lotto 9, foglio 43 particella 246. La Provincia ricorda la determinazione n. 460 del 22 febbraio 2024 e il provvedimento conclusivo SUAP n. 1/2024 del 29 febbraio 2024, con scadenza indicata al 27 settembre 2038. La stessa ricostruzione documenta una successiva istanza di modifica riguardante emissioni, impatto acustico e operazioni di recupero rifiuti. [7]
Nel 2026 la Provincia pubblica poi due ulteriori atti riferiti all’insediamento di Contrada Fiorentino, foglio 43 particella 246: una modifica sostanziale AUA adottata il 13 gennaio 2026 e una modifica non sostanziale adottata il 6 agosto 2026. [8] [9]
Questi documenti mostrano concretamente perché un censimento serio non può fermarsi all’AIA. Prima di associare definitivamente l’AUA del lotto F3/9 al record AIA AV11 o ad altra specifica installazione ECOSISTEM, però, va ricostruito il perimetro autorizzativo e catastale dei singoli impianti. Il dossier registra il collegamento societario e geografico, ma non fonde titoli distinti senza un atto che lo consenta.
Vetro tecnico, AIA 3.3 e una verifica VIA aperta nel 2026
SEDIVER Spa, ex SEVES, è il record AV20. Il registro AIA la colloca nella Zona Industriale F2 e la classifica nell’attività IPPC 3.3: fabbricazione del vetro con capacità di fusione superiore a 20 tonnellate al giorno. La sequenza autorizzativa riportata da ARPAC parte dal 2009 e arriva al D.D. n. 80 del 19 agosto 2025. [2]
Il portale VIA regionale registra nel 2026 la pratica 1934_VERVIA, intestata a SEDIVER S.p.A., relativa all’avvio dell’attività di applicazione di silicone sulla superficie degli isolatori, indicata come coating, e al revamping dell’impianto di trattamento acque. Il progetto è riferito all’impianto di produzione del vetro oltre 20 tonnellate al giorno. Al controllo del 10 settembre 2026 il portale mostra la fase di consultazione terminata e lo stato “in istruttoria”. [5]
Anche qui la procedura non viene trasformata in esito. Il dossier non scrive che la modifica sia stata autorizzata finché non viene acquisito il provvedimento conclusivo pertinente.
Per la fabbricazione del vetro resta pertinente la Decisione 2012/134/UE sulle BAT del settore. Il documento affronta, tra l’altro, gestione dei materiali, efficienza, emissioni in aria, acque reflue, rifiuti e rumore. La presenza di questi capitoli nelle BAT descrive le matrici da governare; non dimostra che nello stabilimento di Nusco vi siano superamenti o Scostamento rispetto a un requisito, Condizione tecnica o gestionale imposta in un provvedimento amministrativo. Definizione completa, limite o procedura; la gravità va letta nell’atto specifico. Definizione completa. [14]
Il registro distingue l’attuale ragione sociale dal precedente titolo Rifometal
ALLUMINIO ITALIA Srl compare come AV29, con l’indicazione “ex RIFOMETAL”, località Fiorentine F1. L’attività principale è 2.5b, lavorazione di metalli non ferrosi. Il registro ARPAC richiama il D.D. 207 del 31 dicembre 2009 come AIA Rifometal, un aggiornamento nel 2013, la voltura del 2016 e il riesame/rinnovo del 16 settembre 2020. [2]
Questo passaggio societario ha un riflesso anche sugli altri dossier. Nel capitolo su suolo e sottosuolo compare un procedimento storico intestato a Rifometal. Non viene attribuito automaticamente ad ALLUMINIO ITALIA come fatto attuale. Il principio è lo stesso: identità del sito, successione del gestore e responsabilità giuridica sono concetti diversi.
Per l’attività 2.5b il riferimento BAT settoriale è la Decisione (UE) 2016/1032 sulle industrie dei metalli non ferrosi. Per verificare le condizioni concrete dello stabilimento di Nusco servono però AIA coordinata, PMeC, punti emissivi, prescrizioni e risultati dei controlli riferiti al sito. [13]
EUROWELDING documenta perché bisogna cercare anche le AUA
La determinazione della Provincia di Avellino n. 202 del 28 gennaio 2025 riguarda EUROWELDING S.r.l. e un insediamento produttivo per saldatura e assemblaggio di componenti metallici in Nusco, contrada Fiorentine, Zona Industriale F3, foglio 38 particella 262. È un documento molto utile per il censimento perché l’impresa non compare tra i sei record AIA individuati a Nusco. [6]
L’AUA comprende tre blocchi: autorizzazione allo scarico di acque reflue in pubblica fognatura, autorizzazione generale alle emissioni in atmosfera e comunicazione relativa all’impatto acustico. Nell’istruttoria il Consorzio ASI ha concesso lo scarico nella fognatura consortile; la Regione Campania ha espresso il parere di competenza sulle emissioni in atmosfera. Il provvedimento documenta quindi un insediamento e i relativi titoli ambientali al gennaio 2025.
Non viene però scritto che l’azienda sia certamente operativa nel settembre 2026. Per passare da “insediamento documentato da un’AUA recente” a “azienda oggi attiva” serve una verifica ulteriore su SUAP, ASI, Registro imprese o altra fonte corrente. Questa distinzione sarà applicata a ogni nome che entrerà nel censimento definitivo.
ARPAC programma quattro installazioni di Nusco, ma il piano ispettivo non coincide con l’elenco delle AIA
Il “Piano Ispezioni Aziende AIA: Programma anno 2026” di ARPAC include quattro record di Nusco: AV11 ECOSISTEM, AV20 SEDIVER, AV28 ECOSISTEM e AV5 SIGE. Per tutti il prospetto indica una frequenza triennale nel ciclo 2025-2027 e la programmazione nel 2026. [3]
SIRPRESS AV2 e ALLUMINIO ITALIA AV29 non compaiono fra le righe di Nusco programmate in quel prospetto. Questo non autorizza a scrivere che nel 2026 “non vengono controllate”. Il documento riguarda la programmazione delle ispezioni AIA secondo il ciclo indicato; possono esistere altri controlli, verifiche, autocontrolli o procedimenti non rappresentati da quella tabella.
C’è inoltre un elemento da chiarire prima di usare il piano come banca dati tecnica delle categorie. Nel programma 2026 AV11 è sintetizzato con codice 5.3.b e AV28 con 5.1; nel registro AIA di marzo 2026, invece, AV11 è descritto come 5.1 e AV28 come 5.3b2. Poiché i due documenti ufficiali non coincidono su questo campo, il dossier usa il registro AIA di marzo per descrivere le attività autorizzate e tratta la tabella ispettiva soltanto come fonte della programmazione. La difformità va chiesta ad ARPAC, non corretta per intuizione.
Due pratiche regionali mostrano che la fotografia autorizzativa continua a muoversi
La pratica SIRPRESS 1833_VALPREL e la pratica SEDIVER 1934_VERVIA sono due esempi diversi. La prima è una valutazione preliminare che ha portato a un parere di assoggettamento alla verifica di assoggettabilità a VIA. La seconda è una verifica VIA collegata a nuove lavorazioni e al revamping dell’impianto di trattamento acque e, al controllo del portale, risulta ancora in istruttoria. [4] [5]
Per un censimento aggiornato questo è essenziale. Un’AIA può essere formalmente attiva e contemporaneamente interessata da riesame, modifica o procedura di valutazione ambientale. Scrivere soltanto “AIA attiva” è corretto ma incompleto se esiste un procedimento corrente che potrebbe modificarne condizioni o perimetro.
La stessa regola vale per AUA, autorizzazioni rifiuti e titoli allo scarico. La scheda di ogni impresa dovrà avere almeno quattro date: rilascio del titolo, ultima modifica conosciuta, ultimo controllo disponibile e data della verifica CNSBII.
“Pressione” descrive una relazione da gestire; non significa “inquinamento accertato”
Un’area industriale concentra attività, reti, traffico, consumi, emissioni, scarichi e produzione o trattamento di rifiuti. In analisi ambientale questi elementi sono pressioni. Una pressione può essere autorizzata, monitorata e conforme. Per parlare di violazione, superamento o danno servono invece il parametro, il punto, il limite applicabile, il controllo e l’atto che ne accerta lo stato.
Nel caso di Nusco i codici IPPC già permettono di distinguere famiglie di pressione. Le lavorazioni di metalli non ferrosi richiedono gestione di emissioni, materie, residui, acque di processo, energia e rumore secondo il processo effettivo. La produzione di vetro coinvolge forno, movimentazione di materie prime, emissioni in aria, acque, rifiuti e rumore. Gli impianti di trattamento rifiuti aggiungono ingresso, classificazione, stoccaggio, movimentazione e trattamento dei flussi autorizzati. SIGE collega anche il sistema ai reflui industriali e al depuratore F1-F2.
Le BAT settoriali aiutano a capire quali aspetti devono essere governati nelle installazioni cui si applicano: metalli non ferrosi con Decisione 2016/1032, vetro con Decisione 2012/134/UE, trattamento rifiuti con Decisione 2018/1147. [13] [14] [15]
Per trasformare questa lettura generale in una fotografia misurabile servono, impianto per impianto, dati molto concreti. Per l’aria: punti di emissione, parametri autorizzati, limiti, frequenze di autocontrollo e risultati disponibili. Per l’acqua: origine dei reflui, punto di scarico, recapito, portata e parametri. Per i rifiuti: codici EER, operazioni autorizzate, capacità, quantità effettivamente gestite e destinazioni quando pubbliche. Per il rumore: sorgenti e recettori considerati nelle valutazioni. Per le materie prime e le sostanze: ciò che il titolo e le schede tecniche rendono pertinente alla valutazione ambientale, senza pubblicare informazioni commerciali non necessarie.
La capacità autorizzata non coincide poi con la produzione effettiva. Un impianto può essere autorizzato fino a una certa soglia e lavorare quantitativi inferiori. Allo stesso modo, il numero di camini o di codici EER ammessi non descrive automaticamente quanto è stato realmente emesso o trattato in un determinato anno. Quando saranno disponibili i dati di esercizio, il dossier dovrà affiancarli ai limiti autorizzativi senza confondere le due grandezze.
Pressione ambientale autorizzata
Attività o flusso che può interessare aria, acqua, suolo, rifiuti o rumore e che viene disciplinato da un titolo e dalle relative prescrizioni.
Criticità accertata
Esito documentato di un controllo, una non conformità, un superamento, una diffida o altro provvedimento, descritto con data, parametro e stato del procedimento.
L’infrastruttura consortile collega le imprese, ma non consente di attribuire i reflui senza dati di rete
La scheda ASI del 2020 elenca fra i servizi dell’agglomerato reti idriche, fognarie e depurazione. Nella stessa pagina il Consorzio descrive l’impianto di depurazione come servizio dell’area. Quel testo è utile per ricostruire l’assetto infrastrutturale storico, ma non viene usato per qualificare l’efficienza o la gestione nel 2026: su questi aspetti prevalgono gli atti e i controlli più recenti. [1]
L’AUA EUROWELDING aggiunge un riscontro concreto: nell’istruttoria 2024 il Consorzio ASI ha concesso lo scarico nella fognatura consortile. Il dato dimostra l’esistenza di un collegamento autorizzato per quello specifico insediamento; non autorizza a presumere che tutte le imprese scarichino nello stesso modo o con gli stessi limiti. [6]
Per ricostruire il carico industriale che arriva al comparto F1-F2 servono quindi planimetria delle reti, autorizzazioni allo scarico, punti di consegna, misuratori, portate, caratteristiche qualitative e regole di Consegna di reflui, rifiuti o altri materiali a un impianto autorizzato a riceverli. Definizione completa. Il dossier sul depuratore e quello sul Torrente Iemale trattano rispettivamente l’impianto e il corpo idrico recettore. [16] [17]
Diciassette aziende dichiarate e venti lotti: l’elenco resta una pista di verifica
La pagina ASI dichiara 17 aziende e circa 900 addetti. Nella ripartizione per lotti compaiono però denominazioni e insediamenti che vanno riletti alla luce degli atti successivi. La fonte assegna, fra gli altri, Rotostampa al lotto F1/1, Vicenzi al F1/2, Ecosistem al F1/3, Service.Com al F1/4, A-Technology al F1/5, SIR PRESS al F1/6 e Rifometal al F1/7. [1]
Per F2 la pagina riporta Seves, M.P. e Targetti Sankey. Per F3 compaiono Smada Elettromeccanica, Desmon, SAM, Irpinia Alimenti, un secondo sito Desmon, SGAI, And coop, OCM, Amiderie Italiane ed Ecosistem. Alcuni nomi hanno già un riscontro di trasformazione nei registri successivi: SEDIVER è indicata come ex SEVES; ALLUMINIO ITALIA come ex RIFOMETAL. Per gli altri la scheda 2020 resta un indice di ricerca.
La lista non viene cancellata, perché ha valore per ricostruire la storia dell’agglomerato. Ma nell’interfaccia del censimento definitivo ogni voce dovrà avere uno stato esplicito: verificata corrente, documentata da atto recente ma stato operativo da verificare, storica, cessata o subentrata, soltanto quando esiste una fonte che giustifica l’etichetta.
La verifica dovrà essere fatta per singolo lotto, non per semplice somiglianza del nome. La ragione sociale può cambiare, il marchio può restare, un ramo d’azienda può essere trasferito e lo stesso soggetto può possedere più installazioni. Il criterio più robusto è incrociare ragione sociale, localizzazione, foglio e particella quando disponibili, numero del provvedimento, SUAP competente e descrizione dell’attività. Il codice fiscale o la partita IVA, se presenti negli atti pubblici e necessari alla disambiguazione, possono essere usati internamente nel registro di provenienza senza essere necessariamente esposti nel testo destinato ai cittadini.
Per questo il dato “17 aziende” resta utile ma non viene aggiornato per differenza, aggiungendo o sottraendo nomi a mano. Il nuovo numero dovrà venire da una ricognizione corrente dell’ASI o da una ricostruzione documentale completa dei lotti. Finché quel passaggio manca, il dossier preferisce una lista parziale qualificata a un totale apparentemente preciso ma non verificabile.
Per trasformare l’elenco in una mappa servono confini, CRS e identificatori stabili
Il passo successivo non è disegnare a mano tre aree F1, F2 e F3 su una base cartografica. Serve la planimetria ufficiale dell’agglomerato con confini e lotti. A quel dato vanno associati identificatori stabili: numero del lotto, foglio e particella quando disponibili, ragione sociale, codice del titolo ambientale e coordinate della fonte.
Il registro AIA ARPAC pubblica valori X e Y per le installazioni. Nel documento estratto, però, il sistema di riferimento non è stato individuato con sufficiente certezza. Il CNSBII conserva quindi i valori originali ma non li converte. Una mappa apparentemente precisa costruita con un CRS presunto sarebbe peggiore di una mappa temporaneamente incompleta.
Lo stesso vale per i nomi. “Contrada Fiorentino”, “Fiorentine”, “Zona F1”, “sub Area F3” e “F3 lotto 9” sono stringhe provenienti da atti diversi. Prima di trattarle come equivalenti geografiche bisogna verificare planimetria, catasto e atti ASI. La provenienza del dato rimane visibile proprio per consentire questa riconciliazione.
Il quadro autorizzativo è più ampio della prima ricognizione, ma non è ancora un’anagrafe completa
Al 10 settembre 2026 esiste un nucleo verificabile composto da sei record AIA regionali e da ulteriori atti AUA che documentano insediamenti e modifiche nell’area. Esistono anche procedimenti VIA in corso o conclusi nelle fasi preliminari per SIRPRESS e SEDIVER. Questo consente già di leggere l’agglomerato come un sistema industriale con attività metallurgiche, vetro, trattamento rifiuti, trattamento reflui e altre lavorazioni documentate.
Non consente invece di pubblicare un numero definitivo delle aziende attive nel 2026. La pagina ASI che parla di 17 aziende risale al 2020; il registro AIA non include per definizione tutte le imprese; le AUA vengono pubblicate attraverso procedimenti provinciali e SUAP; alcuni titoli possono essere modificati o sostituiti. La cifra corretta, quindi, oggi non è un numero inventato per chiudere il pezzo. È un dato da acquisire.
Non possiamo neppure trasformare l’elenco delle attività in un elenco di “fonti di inquinamento”. Possiamo descrivere pressioni ambientali autorizzate e, quando esistono atti di controllo, eventuali criticità documentate. Le due categorie restano separate.
La prossima richiesta agli enti deve chiudere i vuoti uno per uno
Al Consorzio ASI serviranno la planimetria ufficiale corrente, l’elenco dei 20 lotti, assegnatari, eventuali subentri o cessazioni, superficie di ciascun lotto, infrastrutture comuni, rete fognaria e punti di collegamento. Al Comune di Nusco e al SUAP servirà l’elenco delle attività produttive e dei provvedimenti conclusivi ambientali collegati agli insediamenti dell’agglomerato.
Alla Provincia di Avellino servirà una ricognizione delle AUA riferite all’area, comprensiva di numero, titolare, localizzazione, titoli confluiti e stato delle modifiche. Alla Regione Campania serviranno fascicoli AIA coordinati, PMeC, procedimenti VIA/PAUR e atti successivi non ancora emersi dai registri sintetici. Ad ARPAC serviranno i rapporti ispettivi e il chiarimento sulla difformità dei codici IPPC AV11/AV28 fra registro AIA e programma ispezioni 2026.
Per i rifiuti il censimento dovrà distinguere attività AIA, autorizzazioni ordinarie ex art. 208 e procedure semplificate quando applicabili. Per le emissioni occorrerà separare AIA, autorizzazioni ordinarie ex art. 269 e autorizzazioni generali ex art. 272. Per gli scarichi occorrerà individuare autorizzazione, recapito, limiti e collegamento alla rete consortile. Solo così una riga “azienda – lotto – attività” diventa una vera scheda ambientale.
La richiesta documentale dovrà coprire anche le serie temporali. Un titolo del 2020 e una modifica del 2026 raccontano due momenti diversi; fra i due possono esserci volture, prescrizioni, controlli e modifiche non sostanziali. Per ciascuna installazione sarà quindi necessario costruire una cronologia minima e conservare la fonte di ogni passaggio. Questo consente di sapere quale condizione era valida quando si è verificato un controllo o un evento e riduce il rischio di applicare retroattivamente un atto successivo.
Un ulteriore dato da acquisire riguarda i servizi comuni dell’agglomerato: gestione delle reti, eventuali punti di misura comuni, utenze idriche industriali, collettori, stazioni di sollevamento e infrastrutture di trattamento. Queste informazioni non servono a distribuire responsabilità in modo automatico. Servono a capire i percorsi fisici dei flussi e a sapere quali dati chiedere quando emerge una criticità su acqua, aria o rifiuti.
Documenti indispensabili
- elenco ASI 2026 lotto per lotto;
- planimetria ufficiale F1-F2-F3 con CRS;
- AIA coordinate e PMeC vigenti;
- AUA e provvedimenti SUAP;
- VIA, verifiche VIA e PAUR;
- titoli rifiuti, scarichi ed emissioni non ricompresi in AIA.
Dati di stato
- impresa attiva, cessata o subentrata;
- data dell’ultima verifica;
- ultimo provvedimento autorizzativo;
- ultimo controllo disponibile;
- eventuali procedimenti aperti;
- matrici ambientali realmente interessate.
Per continuare la lettura senza confondere matrici e responsabilità
Questo dossier fa parte del sistema documentale Nusco. I collegamenti seguono relazioni tematiche e documentali: non costituiscono prova di causalità, responsabilità o contaminazione tra matrici diverse.
Depuratore F1-F2
Approfondisce il nodo depurativo e i relativi controlli.
Aria e odori
Raccoglie il quadro sui monitoraggi e sulle segnalazioni odorigene.
Falda
Approfondisce le acque sotterranee e i punti di monitoraggio.
Suolo e sottosuolo
Ricostruisce i procedimenti relativi a suolo, sottosuolo e bonifiche.
Documenti e fonti consultati
Ogni fonte viene usata per ciò che può dimostrare. Le pagine storiche descrivono lo stato del periodo cui si riferiscono; i registri autorizzativi non vengono trasformati in certificazioni dello stato operativo delle imprese.
