Epicentro di riferimento della soluzione CPTI15 riportata da ASMI. La stessa scheda riporta Mw 6,81 ± 0,10. [7]
Domenica 23 novembre 1980
← Torna al progettoIl terremotodelle 19:34
Alle 19:34, ora italiana, un forte terremoto colpì l’Appennino campano-lucano. La sintesi divulgativa dell’evento è spesso indicata come magnitudo 6,9; per il quadro cartografico di questa pagina usiamo il riferimento CPTI15 v4.0, che riporta Mw 6,81 ± 0,10. Gli effetti più gravi si concentrarono in Irpinia e tra Campania e Basilicata. [1] [7]
Conza della Campania dopo il terremoto · Pro Loco Compsa · CC BY-SA 4.0 · crediti
L’evento
La rottura non avvenne in un solo punto.
Le analisi richiamate dall’INGV descrivono un processo complesso: almeno tre sub-eventi, avvenuti in meno di un minuto, interessarono quattro segmenti di faglia adiacenti. La rottura si propagò dalla profondità verso la superficie. [1]
In superficie fu osservata una scarpata di faglia per circa 38 chilometri. Le repliche furono numerose e continuarono nei mesi successivi; una rete sismica temporanea, installata dopo la scossa principale, contribuì a documentare la sequenza. [1]
Distribuzione degli effetti
Sei comuni raggiunsero il grado X della scala Mercalli.
INGV indica i massimi effetti a Conza della Campania, Lioni e Sant’Angelo dei Lombardi, in provincia di Avellino, e a Castelnuovo di Conza, Laviano e Santomenna, in provincia di Salerno. [1] [5]
Altri nove comuni raggiunsero il grado IX. La stessa fonte segnala crolli, lesioni gravi o danni più lievi in oltre 490 comuni e località. Tutti i 119 comuni della provincia di Avellino risultarono interessati, con livelli di danno differenti. [1] [5]
Quadro territoriale 1980
Il “cratere” non è un solo confine.
Per evitare sovrapposizioni improprie, il progetto distingue tre piani: i parametri sismologici e macrosismici dell’INGV, la classificazione amministrativa adottata dopo il sisma e semplici distanze geometriche utilizzate dal CNSBII come riferimento cartografico. [7] [9] [8]
Caricamento della mappa cartografica…
La mappa usa la base OpenStreetMap attraverso il servizio cartografico CNSBII.
ASMI associa alla scheda CPTI15 il set CFTI4med con 1.394 punti macrosismici e intensità massima 10 MCS. I punti descrivono effetti osservati: non sono un confine amministrativo. [7]
Le circonferenze della mappa sono una nostra elaborazione geometrica a partire dall’epicentro CPTI15. Servono solo a leggere le distanze e non rappresentano pericolosità, rischio, danno o un perimetro ufficiale del cratere.
Classificazione amministrativa
Il D.L. 13 febbraio 1981, n. 19 distingue comuni “disastrati” e comuni gravemente o particolarmente danneggiati.
L’articolo 1 individua i comuni disastrati nell’Allegato A e quelli gravemente o particolarmente danneggiati nell’Allegato B. L’Allegato A contiene 36 voci nelle province di Avellino, Potenza e Salerno. Avellino e Potenza vi compaiono limitatamente ai rispettivi centri storici. Le denominazioni dell’elenco sono mantenute come nell’atto originario. [9]
La Regione Campania usa inoltre l’espressione Area Irpina per gli ambiti territoriali dei comuni della provincia di Avellino colpiti dal sisma, richiamando in particolare i comuni definiti disastrati. Questa nozione non viene estesa automaticamente dal CNSBII alla Basilicata o all’intero campo macrosismico. [8]
Avellino
- Avellino limitatamente al centro storico
- Bisaccia
- Calabritto
- Calitri
- Caposele
- Conza della Campania
- Lioni
- Morra Da Sanctis
- Salza Irpina
- Sant'Angelo dei Lombardi
- San Mango sul Calore
- San Michele di Serino
- Sant'Andrea di Conza
- Senerchia
- Solofra
- Sorbo Serpico
- Teora
- Torella de' Lombardi
Potenza
- Balvano
- Bella
- Brienza
- Castelgrande
- Muro Lucano
- Pescopagano
- Potenza limitatamente al centro storico
- Ruvo del Monte
- Vietri di Potenza
Salerno
- Castelnuovo di Conza
- Colliano
- Laviano
- Ricigliano
- Romagnano al Monte
- Salvitelle
- San Gregorio Magno
- Santomenna
- Valva
Danni ed emergenza
Il bilancio umano e le difficoltà dei primi soccorsi.
Il Dipartimento della Protezione Civile riporta 688 comuni gravemente lesionati. Nella sua ricostruzione, circa metà di questi comuni perse l’intero patrimonio abitativo. [3]
Le linee elettriche e telefoniche subirono interruzioni, la circolazione ferroviaria si fermò e molte aree divennero difficili da raggiungere. La stessa fonte documenta ritardi e problemi di coordinamento nelle prime fasi dell’emergenza. [3]
I dati INGV e quelli della Protezione Civile descrivono aspetti diversi dell’evento: i primi riguardano soprattutto parametri sismologici ed effetti macrosismici; i secondi sintetizzano danni ed emergenza. Per questo i numeri vengono riportati separatamente e con la rispettiva fonte.
Dopo il terremoto
Il terremoto rese evidente la necessità di rafforzare sorveglianza sismica e organizzazione dei soccorsi.
INGV collega il terremoto del 1980, insieme a quello del Friuli del 1976, al successivo potenziamento della sorveglianza sismica nazionale. Il Dipartimento della Protezione Civile ricostruisce l’esperienza dell’Irpinia come uno dei passaggi che portarono a una diversa organizzazione dell’emergenza in Italia. [6] [4]
Sant’Angelo dei Lombardi dopo il sisma · Gabriele Ivo Moscaritolo · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons
Citabilità
Citare questa pagina.
La citazione della pagina CNSBII identifica questa sintesi editoriale. Per dati, numeri e ricostruzioni specifiche resta necessario citare anche la fonte primaria richiamata nel testo.
CNSBII, Il terremoto del 23 novembre 1980, in Verso il 23 – Irpinia 1980.
URL: https://www.cnsbii.it/osservatorio-sismico/verso-il-23-terremoto-1980.php
Data di consultazione: [gg/mm/aaaa].
Fonti
Fonti utilizzate per questa pagina.
I richiami numerati nel testo portano alle fonti istituzionali utilizzate per i dati sismologici, gli effetti macrosismici e la ricostruzione dell’emergenza.
23 Novembre 1980 – terremoto80, tra scienza, memoria e testimonianza
Consultata il 2026-10-03.
Consulta la fonteASMI · Postpischl et al. (1985), The Irpinia earthquake of November 23, 1980
Consultata il 2026-10-03.
Consulta la fonteDecreto-legge 13 febbraio 1981, n. 19 · Individuazione dei comuni colpiti dal sisma del novembre 1980
Consultata il 2026-10-05.
Consulta la fonte