Il problema di Solofra non comincia nel depuratore. Comincia nella rete.
Per anni il dibattito ambientale sul polo conciario si è concentrato su ciò che si vedeva nel torrente Solofrana. La spiegazione più immediata è stata spesso cercata dentro le concerie. La documentazione disponibile porta invece a guardare sotto la strada: la rete fognaria di Solofra, la separazione incompleta tra reflui industriali, civili e acque meteoriche e il modo in cui il sistema reagisce quando piove.
Nel 2010 la Regione Campania registrava che le portate in ingresso al depuratore risultavano ancora miste a reflui civili e acque meteoriche. Nel 2020 la Stazione Sperimentale per l’Industria delle Pelli apriva uno studio dedicato proprio alle criticità della rete industriale. Nel 2021 l’Ente Idrico Campano descriveva ancora circa 7.000 metri cubi al giorno di refluo misto, per metà industriale e per metà civile. [2] [5] [4]
Il futuro di via Carpisani dipende anche da ciò che accade prima dell’ingresso al depuratore. La rete determina le portate, riceve gli apporti meteorici, collega utenze e manufatti di sfioro e deve rendere leggibile il rapporto tra acqua pubblica, pozzi e volumi scaricati. Il progetto da 9,6 milioni va letto partendo da qui.
Solofra ha due percorsi diversi. Civile e industriale non fanno lo stesso viaggio.
Il Piano d’Ambito regionale dell’Ente Idrico Campano, nella versione 2021, mette ordine nella geografia del sistema Alto Sarno. Le acque che arrivano al depuratore di Mercato San Severino sono costituite da due componenti principali: l’effluente del depuratore industriale di Solofra e i reflui civili o assimilati dei comuni del comprensorio. Il documento aggiunge un dettaglio decisivo: i reflui civili del Comune di Solofra si immettono direttamente nel collettore che porta a Mercato San Severino. [3]
Questa configurazione spiega perché il depuratore di via Carpisani non possa essere letto come un normale depuratore urbano. La sua funzione storica è industriale: pretratta il carico del polo conciario e lo inserisce nel sistema Alto Sarno. La rete civile appartiene invece al circuito del servizio idrico che conduce al trattamento comprensoriale a valle.
Aumenta il carico idraulico. Interconnessioni e manufatti di sfioro devono essere localizzati e misurati.
In tempo asciutto il quadro ufficiale distingue il refluo industriale, che passa da Solofra, dal refluo civile, che entra direttamente nel collettore verso Mercato San Severino.
Il punto più delicato è idraulico: quando la pioggia entra nel sistema, il carico può cambiare e va misurato nel tempo.
Il Piano d’Ambito 2021 parla esplicitamente della necessità di intervenire sulla rete fognaria di Solofra per evitare afflussi di acque meteoriche in eccesso. La ricerca SSIP del 2020 aveva già messo tra gli obiettivi la valutazione dell’incremento del sistema fognario dovuto alle acque meteoriche. Entrambi i documenti indicano lo stesso problema operativo: con la pioggia il carico idraulico della rete cambia e deve essere governato. [3] [5]
È qui che va riletta anche la documentazione video degli anni scorsi. Grandi quantità d’acqua che compaiono nel Solofrana durante o subito dopo precipitazioni importanti sono compatibili con più dinamiche idrauliche, tra cui l’aumento del carico nella rete e l’eventuale attivazione di manufatti di sfioro. La documentazione disponibile non consente di stabilire, da sola, quale dinamica si sia verificata in ciascun episodio.
Per verificare evento per evento servono quattro serie di dati da leggere insieme: pioggia oraria, portata in ingresso a via Carpisani, livelli nei collettori e attivazione degli sfioratori. Il dossier propone di renderle pubbliche e confrontabili nello stesso grafico.
| Ora | Pioggia relativa | Portata relativa |
|---|---|---|
| 00-06 | bassa | stabile |
| 06-10 | forte | rapido aumento |
| 10-14 | in calo | picco e rientro |
| 14-24 | assente | ritorno al fondo |
Una rete nuova non basta se la vecchia resta sotto terra senza un piano di dismissione.
Il DOCFAP approvato dal Comune il 26 marzo 2026 descrive una rete industriale esistente lunga circa 16,73 chilometri, in esercizio dai primi anni Ottanta. Gli atti richiamano vetustà, interconnessioni improprie e acque parassite. La soluzione prevede circa 12,8 chilometri di nuova rete, dedicata al polo conciario, con un investimento stimato in circa 9,6 milioni di euro. L’8 luglio è arrivato il DIP con il Capitolato BIM e il CUP D62E26000080005. [6] [7]
Il progetto apre però un secondo problema. La vecchia rete ha trasportato per decenni reflui industriali; lo stato interno delle condotte e la natura di eventuali depositi devono essere verificati, non presunti. Disattivarla non può significare semplicemente chiuderne le estremità e dimenticarla. Il progetto definitivo dovrebbe indicare ispezioni, eventuale caratterizzazione dei depositi, pulizia, recupero o dismissione dei tratti e chiusura certificata degli allacciamenti non più necessari.
Interconnessioni, ingressi meteorici, vetustà e ostruzioni sono problemi richiamati in più documenti.
Tracciato separato, punti di controllo, portate misurate e manutenzione programmata.
La rete industriale serve uno dei principali distretti conciari italiani.
Il decreto direttoriale del Ministero delle Imprese del 6 settembre 2022 include formalmente Solofra, insieme a Montoro e Serino, nel Distretto industriale di Solofra. UNIC attribuisce alla Campania circa l’8% del valore della produzione nazionale di pelli; il Veneto vale circa il 50% e la Toscana il 35%. Solofra resta quindi dentro una filiera più piccola rispetto ai due grandi poli del Nord e della Toscana, ma ancora rilevante sul piano nazionale e fortemente concentrata territorialmente. [13] [20]
Le fotografie storiche del distretto cambiano a seconda dell’anno e del perimetro considerato. Una dichiarazione pubblica del gestore, riportata dalla stampa locale il 5 marzo 2020, indicava 106 aziende censite e contrattualizzate; la relazione EIC 2021 indicava circa 100 attività produttive. Sono numeri dello stesso ordine di grandezza, utili per capire perché la rete industriale non sia un servizio marginale ma una vera infrastruttura di produzione. [19]
| Veneto | 50% |
|---|---|
| Toscana | 35% |
| Campania | 8% |
| Altri | 7% |
| Industriale | 50% · circa 3.500 m³/g |
|---|---|
| Civile | 50% · circa 3.500 m³/g |
Nel 2022 Istat censisce 18.118 depuratori urbani. A Solofra il nodo è soprattutto la rete industriale.
Istat conta nel 2022 18.118 impianti di depurazione delle acque reflue urbane e una copertura della rete fognaria pubblica pari all’88,8% della popolazione. Nello stesso quadro statistico, Istat segnala che la frammentazione gestionale resta significativa in alcune regioni, tra cui la Campania. [12] [23]
Il confronto nazionale dà la misura della complessità del servizio, ma Solofra ha una specificità netta: il trattamento del distretto conciario dipende dalla qualità della rete che raccoglie e separa i flussi prima dell’impianto.
Ad Arzignano la rete industriale è separata: 39 chilometri e circa 130 aziende collegate.
Arzignano e Santa Croce permettono di confrontare tre elementi concreti: separazione delle reti, misura dei volumi e controllo delle utenze. Ad Arzignano, Acque del Chiampo documenta 39 chilometri di fognatura industriale dedicata; fonti del gestore del 2026 indicano circa 130 aziende del distretto direttamente collegate e circa 30.000 metri cubi al giorno di reflui industriali, cui si aggiungono 15.000 metri cubi di reflui civili. [14] [21]
Per Santa Croce sull’Arno, ARPAT descrive Aquarno come impianto che tratta acque reflue urbane a prevalenza industriale, con una componente industriale proveniente dal distretto conciario e una componente civile dei comuni serviti. Il confronto è utile perché rende leggibili origine e peso dei diversi flussi senza trasformare i due distretti in modelli perfettamente sovrapponibili. [15]
- 16,73 km esistenti indicati nel DOCFAP
- ~12,8 km nuova rete prevista
- circa 100 attività nella fotografia EIC 2021
- separazione dei flussi ancora al centro del progetto
- 39 km di rete industriale
- circa 130 aziende collegate
- 30.000 m³/g industriali
- 15.000 m³/g civili
- fognatura industriale e civile distinte
- linee di trattamento dedicate
- controllo consortile delle utenze
- forte integrazione con il distretto produttivo
Il punto non è “fare come Arzignano”. Il punto è arrivare allo stesso livello di chiarezza: sapere quanta acqua entra, da chi arriva, in quale rete viaggia, quanto costa trattarla e chi ne risponde.
Gestire via Carpisani richiede capacità tecnica, personale dedicato e solidità economica.
Il dossier sul D.D. 258/2026 ha già ricostruito il percorso amministrativo. Nel 2024 un atto parlamentare riferiva dell’intenzione del Comune di intraprendere un percorso verso una società mista a maggioranza pubblica per la gestione di via Carpisani, con partecipazione del mondo conciario e previa eliminazione degli scarichi civili dall’impianto. [8]
Il passaggio decisivo riguarda la capacità effettiva del futuro gestore. Solofra Servizi è il gestore salvaguardato del servizio idrico comunale, ma il depuratore industriale di via Carpisani non è oggi una normale articolazione del suo servizio. Nel 2023 l’EIC scriveva che la società gestiva il solo servizio idrico, nelle more di subentrare anche a fognatura e depurazione. Nel maggio 2025, discutendo lo schema regolatorio 2024-2029, il Comitato Esecutivo EIC registrava una significativa differenza tra ricavi e costi e uno schema con incremento massimo consentito da ARERA, destinato comunque a generare circa 5 milioni di conguagli al 2029. Nel luglio 2026 un decreto MEF descrive ancora Solofra Servizi come società in liquidazione e richiama l’omologazione del concordato preventivo in continuità. [9] [10] [11]
Questi elementi rendono necessaria una verifica pubblica puntuale prima di qualsiasi trasferimento di via Carpisani. Per CNSBII, l’eventuale affidamento dovrebbe essere preceduto dalla pubblicazione di un piano industriale specifico dell’impianto, con personale e turnazioni, laboratorio, manutenzione elettromeccanica, gestione di fanghi e rifiuti, reagenti, presidio delle emergenze, autorizzazioni ambientali, investimenti e sostenibilità economica. Questo elenco è una proposta di verifica del dossier, non la descrizione di un assetto gestionale oggi già definito.
Solofra Servizi è indicata in attesa di subentrare anche a fognatura e depurazione.
Schema regolatorio con incrementi massimi e circa 5 milioni di conguagli al 2029.
Il decreto richiama la continuità aziendale omologata dal Tribunale di Avellino.
Personale, turni, laboratori, manutenzione, costi, emergenze, investimenti.
Pozzi, acqua pubblica e scarichi devono tornare nello stesso bilancio idrico.
Lo studio SSIP sulla rete industriale mette in relazione le principali basi informative disponibili sul distretto: acqua di rete, emungimenti da pozzo, apporti meteorici e volumi scaricati. Queste grandezze devono essere confrontate in un bilancio idrico che tenga conto anche degli usi di processo e delle altre componenti rilevanti; non costituiscono, da sole, un’equazione perfetta tra acqua prelevata e acqua scaricata. [5]
La bonifica della falda Solofrana-Montorese segue un procedimento distinto. Per la rete, però, il censimento aggiornato dei pozzi e dei volumi emunti è utile proprio perché consente di confrontare fonti di approvvigionamento e scarichi. Anche la modulistica pubblica per le autorizzazioni agli scarichi richiede portate medie e massime, volumi annui e presenza di misuratori di portata. [22]
Il progetto da 9,6 milioni dovrebbe nascere con misure H24 e un gemello digitale della rete.
Rifare le condotte senza misurare il sistema lascerebbe irrisolto un problema centrale. La nuova rete può essere monitorata in continuo fin dal primo giorno. Il modello che proponiamo parte da ciò che oggi manca: una mappa pubblica dei tronchi principali e degli sfioratori, misuratori di portata nei nodi strategici, pluviometri collegati alle serie idrauliche, telecontrollo degli allarmi, campionatori automatici nei punti di maggiore pressione, manutenzione registrata e un bilancio idrico annuale del distretto.
Anche la dismissione della rete vecchia deve essere tracciata: videoispezione, caratterizzazione dei depositi, lavaggio, rimozione dei sedimenti, chiusura certificata degli allacciamenti e destino di ogni tratto. Il progetto pubblico deve lasciare una rete nuova e una rete vecchia definitivamente sotto controllo.
GIS/BIM della rete, quote, diametri, utenze, sfioratori e punti di misura.
Misuratori sui tronchi chiave e ingresso depuratore, con dati storicizzati.
Un’unica dashboard per precipitazioni, livelli, portate e allarmi.
Disostruzioni, videoispezioni e sedimenti registrati tratto per tratto.
Acqua pubblica, pozzi, meteoriche e metri cubi effettivamente scaricati.
Piano specifico per la vecchia fognatura industriale.
La rete attuale è il risultato di scelte stratificate dal 1973 a oggi.
Il Progetto Speciale per il disinquinamento del Golfo di Napoli imposta il sistema Alto Sarno e la logica dei due impianti.
La Regione registra ancora reflui civili e acque meteoriche nelle portate in arrivo a Solofra. [2]
La rete industriale diventa oggetto di uno studio specifico su flussi, piogge, pozzi e ostruzioni. [5]
Il civile di Solofra è diretto a Mercato San Severino; il refluo di via Carpisani entra anch’esso nel sistema a valle. [3]
In Senato viene ricostruito il percorso verso una società mista e la condizione di eliminare gli scarichi civili dal depuratore industriale. [8]
Il Comune progetta la nuova rete industriale; la Regione apre il nuovo affidamento del depuratore. [6] [1]
Mancano sette documenti chiave per completare la ricostruzione.
Serie orarie delle portate in ingresso al depuratore, almeno 2024-2026.
Registro degli allarmi, bypass e livelli idraulici durante gli eventi di pioggia.
Planimetria completa di rete civile, industriale, meteorica, interconnessioni e scaricatori di piena.
Studi, rilievi, sopralluoghi e quadri economici prodotti prima del progetto 2026 sulle criticità puntuali della rete industriale.
Dati grezzi e basi informative utilizzate nello studio SSIP della rete industriale, oltre agli eventuali aggiornamenti successivi al report pubblico.
Elenco aggiornato delle utenze industriali collegate, autorizzate e dei trattamenti a piè di fabbrica.
Piano di dismissione, bonifica o riutilizzo della vecchia rete dentro il progetto da 9,6 milioni.
La nuova rete dovrà permettere di misurare portate, pioggia, sfiori e anomalie. Senza questi dati, una parte decisiva del sistema resterà invisibile.