Vasche di Montoro:dentro le carte
Prima nuova rete industriale, dismissione e asportazione della rete storica, depurazione, acque montane e alveo. Poi verificare falda e rischio residuo per stabilire se, come e quanto servano Pozzello e San Bartolomeo.
Due configurazioni diverse nello stesso Ambito territoriale.
Aree oggi prevalentemente agricole.
Somma dei dati indicati nelle due schede.
Non è il quadro economico completo.
Non un sì o un no preventivo: prima servono dati comparabili
Pozzello e San Bartolomeo sono due ipotesi di difesa idraulica inserite in una strategia più ampia per il bacino del Sarno. Le schede regionali ne indicano dimensioni, volumi e importi, ma non rendono disponibile l’intero quadro di calcolo necessario per stabilire, da sole, se le due opere siano indispensabili, sufficienti o da ridimensionare.
La valutazione deve partire dal sistema che alimenta la Solofrana: reti fognarie e scolmatori di Solofra, depurazione, acque provenienti dai versanti, stato dell’alveo, sedimenti, impermeabilizzazione dei suoli e condizioni della falda. Questi elementi non sostituiscono la laminazione per principio, ma possono modificare portate, qualità delle acque e volume residuo da gestire.
La posizione metodologica del CNSBII è quindi condizionata ai risultati: nessun sostegno preventivo alle vasche e nessuna esclusione ideologica. Il progetto va confrontato con scenari alternativi e cumulativi. Se, dopo gli interventi a monte, resta un rischio non gestibile diversamente, la laminazione dovrà essere motivata e dimensionata su quel rischio residuo. Se i risultati indicano soluzioni diverse o opere più contenute, il progetto dovrà essere modificato.
Nuova rete industriale; chiusura effettiva della rete storica
La delibera comunale n. 61 del 26 marzo 2026 approva il DOCFAP per la nuova rete industriale. L’atto descrive la rete esistente, le interconnessioni improprie e le acque parassite; l’alternativa scelta prevede circa 12,8 chilometri di nuovi collettori per un importo stimato di 9,6 milioni di euro. [30] Il successivo DIP è stato approvato con delibera di Giunta n. 125 dell’8 luglio 2026. [30a] L’asportazione integrale della rete storica non risulta già approvata in questi atti: è una proposta CNSBII. L’obiettivo richiesto è rimuovere tubazioni e manufatti dismessi; eventuali tratti non rimovibili dovranno essere individuati, disconnessi, puliti, messi in sicurezza e motivati tecnicamente, senza lasciarli disponibili per perdite o nuovi allacci.
L’alveo va rilevato prima di decidere gli interventi
Sedimenti, vegetazione, ponti e restringimenti possono ridurre localmente la sezione utile, ma non giustificano un dragaggio generalizzato. Servono rilievi topografici e idraulici continui; la rimozione dei depositi o la risagomatura va prevista soltanto dove i dati ne dimostrino necessità, efficacia e compatibilità ambientale.
Rapporto tra aree di progetto e falda: sovrapposizione da dimostrare
Il procedimento sulla falda Solofrana-Montorese è documentato, ma gli atti pubblici esaminati non consentono di affermare che i perimetri delle vasche ricadano nel plume o che l’invaso provochi, di per sé, contaminazione della falda. Occorre una sovrapposizione GIS e una valutazione idrogeologica su permeabilità, livelli piezometrici, fondo delle opere, qualità delle acque e possibili vie di migrazione. [34]
La necessità delle vasche va misurata dopo le opere a monte
Il confronto deve comprendere almeno lo stato attuale, lo scenario con reti e depurazione adeguate, lo scenario con drenaggio urbano e alveo ripristinato e lo scenario con eventuale laminazione residua. La scelta deve derivare dai risultati del modello, non da una contrapposizione astratta tra favorevoli e contrari.
Una piena non riconosce i confini comunali
La Solofrana attraversa un territorio produttivo e urbanizzato e confluisce nel sistema del Sarno. Le portate si formano a monte, si sommano lungo il percorso e producono effetti anche nei Comuni che si trovano più a valle. Per questa ragione la sicurezza non può essere letta come un problema esclusivo del territorio che si allaga o del Comune che ospita le opere.
Le vasche hanno la funzione di trattenere temporaneamente una parte della piena e di restituirla più lentamente all’alveo. La loro efficacia deve essere dimostrata indicando riduzione del colmo, sezioni beneficiate, tempi di riempimento e svuotamento e rischio che rimane dopo l’intervento.
La portata cresce
Durante un evento intenso l’acqua raggiunge rapidamente l’alveo. Nei punti sottodimensionati il livello può superare le sponde o mettere in pressione ponti e attraversamenti.
Una quota viene trattenuta
Argini, manufatti e comparti mettono a disposizione un volume temporaneo. La piena continua a scorrere, ma una sua parte viene rallentata.
Il rilascio viene regolato
Il volume invasato torna nell’alveo con tempi più lunghi. Il picco che si propaga verso valle dovrebbe risultare più basso rispetto allo scenario senza opera.
I dati pubblicati per Pozzello e San Bartolomeo
Le schede della gara indicano un Progetto di fattibilità tecnica ed economica in corso. Pubblicano planimetrie, dati dimensionali e cronoprogrammi sintetici. Non contengono però l’intero fascicolo: relazioni specialistiche, calcoli, quadro economico analitico e verifiche di dettaglio non sono disponibili integralmente nel materiale consultato.
I valori riportati nelle due schede sommano 127.252 metri quadrati di superficie, circa 640.000 metri cubi di volume e 86.971.555,11 euro di lavori. Quest’ultima cifra riguarda le lavorazioni indicate e non coincide con il costo complessivo delle opere, che comprende espropri, progettazione, sicurezza, interferenze, indagini, IVA e altre somme.
Pozzello
Subito a valle del confine con Solofra
- Superficie
- 42.197 m²
- Volume
- 210.000 m³
- Coronamento
- 820 m
- Lavori
- 37.955.587,55 €
- Durata indicata
- 16 mesi
- Comparti idraulici
- Solofrana + affluente
La scheda mantiene dentro il perimetro della vasca l’attuale tracciato della Solofrana e quello di un piccolo affluente proveniente da nord. Prevede un ingresso per il torrente, un secondo ingresso per l’affluente e un’uscita terminale a sud.
Il cronoprogramma elenca bonifica bellica, rialzo di ponti, scavi di due settori, formazione dei rilevati arginali, palificate e tre manufatti. Il contesto è descritto come prevalentemente agricolo, con frutteti e un mosaico di piccoli appezzamenti. [3]
San Bartolomeo
Vicino al raccordo Salerno–Avellino
- Superficie
- 85.055 m²
- Volume
- 430.000 m³
- Coronamento
- 1.155 m
- Lavori
- 49.015.967,56 €
- Durata indicata
- 19 mesi
- Assetto
- Due settori regolati
La Solofrana attraversa l’intera opera. Un manufatto intermedio collega e regola i due settori. La scheda mostra un ingresso a nord-est e uno scarico terminale a sud.
Qui compare un’informazione decisiva: la linea arancione tratteggiata riproduce il sedime ARCADIS del 2012. Un’altra tavola segnala il metanodotto SNAM e ne prevede la ricollocazione a ovest. È rappresentata anche la possibilità di realizzare l’opera in due stralci. [4]
I 407 milioni riguardano l’intera gara regionale
L’Accordo quadro vale 406.990.761,29 euro, IVA esclusa. Comprende sette lotti, interventi in tre ambiti territoriali, servizi di progettazione e direzione lavori, indagini e verifiche. Pozzello e San Bartolomeo rientrano nell’Ambito 2 insieme ad altre opere sulla Solofrana, sulla Calvagnola e sulla Cavaiola. [1][2]
Attribuire alle sole vasche di Montoro l’intero importo di 407 milioni è errato. Le schede I5.1 e I5.2 indicano lavori per circa 87 milioni. Il costo totale di Pozzello e San Bartolomeo potrà essere ricostruito solo con i rispettivi quadri economici e con gli atti dei contratti attuativi.
Valore della procedura per tutti i lotti e le prestazioni indicate nella gara regionale.
Somma di Pozzello e San Bartolomeo. Non comprende automaticamente ogni voce del quadro economico.
Le voci da conoscere
Somme per espropri, spostamento delle interferenze, progettazione, verifiche, direzione lavori, sicurezza, indagini, prove, monitoraggi, imprevisti, accantonamenti, IVA e costi di gestione dei materiali.
La verifica utile
Il confronto utile è tra il quadro del 2012 e la versione più recente della progettazione richiamata dalle schede 2026. Il PFTE completo, se già formato o trasmesso, va acquisito con il relativo elenco degli elaborati. Totali isolati dicono poco: servono quantità, prezzi, nuove lavorazioni, interferenze e livello progettuale di ciascuna voce.
Dal progetto ARCADIS del 2012 alla gara del 2026
Pozzello e San Bartolomeo compaiono negli atti da oltre quattordici anni. Nel frattempo sono cambiati programmi europei, uffici regionali, fonti di finanziamento e livelli di progettazione. La gara del 2026 riprende quindi opere già discusse e contestate, non introduce un progetto nato oggi.
Nel 2012 il territorio era ancora diviso tra Montoro Inferiore e Montoro Superiore. Il Comune unico fu istituito il 3 dicembre 2013. [17] San Bartolomeo ricadeva nell’ex Montoro Inferiore, Pozzello nell’ex Montoro Superiore. Le cronache dell’epoca documentano consigli comunali, osservazioni e iniziative giudiziarie; per ricostruire ogni passaggio occorrono anche le deliberazioni e le relazioni conservate negli archivi comunali. [19][20]
Il Grande Progetto viene notificato alla Commissione europea
La Regione porta avanti un programma di riqualificazione e riduzione del rischio idraulico del Sarno. La struttura comprende interventi dalla parte alta del bacino alla foce.
Approvato il preliminare da 217,47 milioni
Le DGR 119 e 124 individuano ARCADIS come beneficiario e approvano il Grande Progetto composto da 23 interventi, 22 strutturali e uno immateriale. Tra le opere compaiono le laminazioni di San Bartolomeo e Pozzello. [5]
Conferenze, espropri e opposizione locale
Il decreto n. 177 esprime un parere favorevole accompagnato da prescrizioni su acque, sedimenti, gestione, interferenze, terre, espropri, paesaggio e cantieri. [6]
La VIA è favorevole, ma contiene prescrizioni
Il decreto n. 177 non consegna un via libera senza condizioni. Impone verifiche su acque, sedimenti, gestione, interferenze, terre, espropri, paesaggio e cantieri. [6]
Il procedimento cautelare e la sentenza del TAR
La Regione impugnò la sospensione cautelare della VIA e il Consiglio di Stato accolse l’appello con l’ordinanza n. 2477/2014. Nello stesso anno il TAR decise il ricorso del Comune di Montoro: cessazione della materia del contendere sul ricorso principale e rigetto dei motivi aggiunti. [11a]
La Commissione europea approva e poi modifica il contributo
Il finanziamento europeo viene approvato nel 2014 e aggiornato nel 2016. La programmazione ipotizza la prosecuzione del Grande Progetto tra i cicli 2007–2013 e 2014–2020.
Il vecchio Grande Progetto viene ritirato dal primo programma
Alla chiusura del POR 2007–2013 non risulta spesa certificata. ARCADIS viene soppressa e la Regione trasferisce la gestione all’Ufficio speciale. Gli interventi sono riprogrammati. [7]
Nasce il nuovo Programma di mitigazione del rischio
La DGR 144 ricomprende le opere del Grande Progetto e amplia la strategia. La Regione passa da un singolo “grande progetto” a un programma più esteso, organizzato per interventi e sottobacini. [7]
La VIA del 2013 viene prorogata per cinque anni
Il decreto n. 75 accoglie la proroga richiesta dalla Regione. La documentazione del 2019 afferma che gli interventi riprogrammati non presentano modifiche tecniche sostanziali rispetto al progetto valutato. Il confronto con la progettazione richiamata dalle schede 2026 resta quindi un passaggio da documentare. [8]
Nuove conferenze e nuovi accordi di progettazione
La conferenza istruttoria del programma si conclude positivamente. La Regione finanzia progettazione, verifiche e indagini. In parallelo vengono separati gli interventi fognari e depurativi, indispensabili per il risanamento ma distinti dalle opere idrauliche.
Il programma viene aggiornato ancora
La DGR 230 ricostruisce il percorso, i contratti attuativi e la nuova organizzazione. Per l’Ambito che comprende Solofrana e Cavaiola risultano avviate attività di modellazione e progettazione. [9]
Le risorse vengono riallineate alla programmazione 2021–2027
La Giunta aggiorna il quadro finanziario e distingue gli interventi di mitigazione idraulica dalle opere fognarie e depurative. Le vasche restano nella programmazione regionale. [10]
DGR 262, schede degli interventi e gara da 407 milioni
Le schede I5.1 e I5.2 vengono inserite nell’Allegato 1 della DGR 262/2026. A luglio la Regione pubblica l’Accordo quadro e prevede l’aggiudicazione e i primi contratti attuativi entro la fine dell’anno. [1]
Che cosa ha deciso il TAR nel 2014
La sentenza n. 6714/2014 distingue due parti del giudizio. Il ricorso principale riguardava soprattutto i saggi archeologici nell’area di San Bartolomeo. Durante il processo l’autorità procedente dispose gli accertamenti richiesti; il TAR dichiarò quindi cessata la materia del contendere su quel punto. [11a]
I motivi aggiunti contro il decreto VIA e gli atti istruttori furono invece esaminati e respinti. La VIA rimase efficace. Il Tribunale precisò che il Grande Progetto Sarno aveva finalità di sicurezza idraulica e non di bonifica e richiamò la situazione di inquinamento già riconosciuta nell’area, che le opere non avrebbero dovuto aggravare. [11a]
L’appello del 2014 fu della Regione
Il Consiglio di Stato accolse l’appello della Regione contro la sospensione cautelare della VIA. Non si trattava di un appello del Comune di Montoro contro la successiva sentenza n. 6714/2014.
Cessata la materia del contendere
I saggi archeologici furono disposti durante il giudizio. Venuta meno la ragione originaria della domanda, il TAR chiuse questa parte senza annullare il progetto.
Esaminati e respinti
Le contestazioni sulla VIA, sull’istruttoria ambientale e sulla composizione del gruppo istruttore furono valutate e respinte.
Non emerge un successivo gravame del Comune
Nelle fonti pubbliche consultate non compare un appello del Comune contro la sentenza n. 6714/2014. La verifica definitiva richiede comunque un riscontro della Segreteria del TAR.
La sentenza del 2014 non approva automaticamente la progettazione richiamata nel 2026.
Il giudizio riguardava la VIA del 2013 e il progetto allora esaminato. La configurazione progettuale più recente va confrontata con quella valutata nel 2013, verificando modifiche, ottemperanza alle prescrizioni, saggi archeologici, gestione delle acque e dei sedimenti ed eventuale necessità di una nuova procedura ambientale.
Le prescrizioni ambientali da verificare sul progetto attuale
La Commissione VIA espresse parere favorevole il 31 ottobre 2013; il decreto fu adottato il 2 dicembre. Le prescrizioni riguardano qualità delle acque, sedimenti, manutenzione, interferenze, espropri, paesaggio e cantiere. [6]
Per le opere di laminazione l’attivazione è subordinata alla compatibilità ambientale delle acque recapitate. Il decreto disciplina inoltre la risospensione e l’accumulo dei sedimenti, la destinazione dei materiali, i sottoservizi, il monitoraggio e la gestione futura.
La compatibilità ambientale delle acque va accertata prima dell’attivazione delle vasche.
Il progetto deve limitare la risospensione e stabilire come rimuovere, caratterizzare, recuperare o smaltire i materiali.
L’accumulo riduce il volume utile. Frequenze di rilievo, mezzi, siti di conferimento e costi devono essere definiti prima dell’esercizio.
Il fascicolo deve indicare chi gestirà le opere e con quali accordi e risorse sarà svolta la manutenzione.
Metanodotti, strade, elettrodotti, reti e sottoservizi vanno rilevati e risolti negli elaborati di progetto.
I piani particellari devono seguire il disegno effettivo delle opere e le aree realmente interessate.
Inserimento paesaggistico, vegetazione e trasformazione dei terreni agricoli incidono sulla qualità finale dell’intervento.
Cantierizzazione, terre, viabilità, rumore, polveri e controlli ambientali richiedono un piano leggibile e verificabile.
Il decreto stabilisce che l’amministrazione competente verifichi la corrispondenza tra il progetto esecutivo e quello esaminato. In presenza di varianti sostanziali, il progetto modificato deve tornare nella procedura ambientale.
Nel 2019 la Regione prorogò la VIA dichiarando l’assenza di modifiche tecniche sostanziali. Le schede del 2026 mostrano un livello progettuale successivo, un nuovo confronto con il sedime ARCADIS, interferenze aggiornate e una possibile esecuzione per stralci. Va acquisito l’atto che individua la procedura ambientale applicata al PFTE attuale e gli elaborati utilizzati per questa decisione.
Gli allagamenti a valle dipendono anche dalle trasformazioni a monte
L’industrializzazione, l’espansione urbana, i piazzali, le strade e le coperture impermeabili riducono la capacità del suolo di trattenere l’acqua e possono aumentare la velocità con cui la pioggia raggiunge valloni, reti e torrente. Gli effetti si propagano lungo il bacino e possono contribuire alle criticità dei territori a valle.
Solofra, Montoro, Forino e gli altri territori che conferiscono acque nel sistema dell’Alta Solofrana devono concorrere alla difesa comune con manutenzione dei valloni, separazione delle reti, drenaggio urbano sostenibile, controllo delle nuove impermeabilizzazioni e misure di compensazione idraulica. Lo stesso principio vale per ogni Comune che ricade, anche soltanto in parte, nel bacino.
La presenza di vasche non può diventare il presupposto per impermeabilizzare nuove superfici con l’idea che il volume aggiuntivo sarà comunque assorbito a valle. Ogni nuova trasformazione deve dimostrare di non aumentare il deflusso e di non ridurre il beneficio delle opere già realizzate.
Scenario attuale
Portate e livelli con reti, alveo, superfici impermeabili e manutenzione nelle condizioni realmente esistenti.
Scenario con opere a monte
Nuova rete industriale, separazione delle acque meteoriche, gestione dei valloni, drenaggio urbano e ripristino delle sezioni del Solofrana.
Scenario con ulteriore impermeabilizzazione
Effetti di nuove aree produttive, strade, parcheggi e costruzioni, comprese le misure necessarie per mantenere invariato il deflusso.
Scenario con laminazione residua
Volume ancora necessario dopo gli interventi a monte, riduzione del colmo e sezioni effettivamente protette.
Rischio residuo
Zone che restano esposte, limiti di progetto e condizioni nelle quali le opere non evitano l’esondazione.
Prima delle vasche: reti, depurazione, acque montane e qualità del Solofrana
Durante le piene, Pozzello e San Bartolomeo possono ricevere non soltanto acqua meteorica, ma anche sedimenti, acque di dilavamento, apporti provenienti dagli scolmatori e sostanze immesse nel sistema a monte. Una vasca rallenta la piena, ma non depura ciò che contiene.
La priorità ambientale è ridurre alla fonte le pressioni evitabili: completare la nuova rete industriale di Solofra, separare i reflui dalle acque urbane e meteoriche, verificare gli scolmatori, migliorare il funzionamento del complesso depurativo Solofra–Mercato San Severino e impedire che le acque provenienti dai versanti montani occupino impropriamente la rete dei reflui.
Il CNSBII propone che la nuova rete non si limiti ad affiancare quella storica. L’obiettivo è la dismissione e l’asportazione dei vecchi tratti e manufatti. Se la rimozione di una parte risultasse tecnicamente o ambientalmente meno sicura, la deroga dovrà essere motivata e accompagnata da disconnessione, pulizia, chiusura, mappatura e controllo.
Solo conoscendo la qualità delle acque che raggiungeranno gli imbocchi sarà possibile progettare correttamente fondo, gestione dei sedimenti, controlli e modalità di esercizio delle vasche.
Produzione
Attività conciarie, altri opifici, abitazioni, piazzali e siti industriali generano reflui, acque di dilavamento e rifiuti.
Reti e scarichi
Le pressioni possono passare dalla fognatura, dagli scolmatori, da tubazioni abusive, da perdite o dal ruscellamento superficiale.
Trattamento
Il complesso Solofra-Mercato San Severino deve ricevere e trattare carichi civili e industriali molto diversi tra loro.
Corso d’acqua
La Solofrana raccoglie gli effetti delle immissioni lecite, delle irregolarità, delle piogge e delle condizioni delle infrastrutture.
Laminazione
Durante gli eventi di piena, acqua e materiali sospesi possono entrare nei comparti e depositarsi nelle zone a minore velocità.
La nuova rete industriale di Solofra è una condizione strutturale del quadro a monte.
La deliberazione di Giunta n. 61 del 26 marzo 2026 approva il DOCFAP per il rifacimento della rete industriale. L’atto descrive circa 16,73 chilometri di condotte in esercizio dai primi anni Ottanta, criticità dovute alla vetustà, interconnessioni improprie con reti urbana e meteorica e afflusso di “acque parassite” al depuratore. L’alternativa scelta prevede circa 12,8 chilometri di nuovi collettori a uso esclusivamente industriale, per un importo stimato di 9,6 milioni di euro. [30] Il DIP e il Capitolato informativo BIM sono stati approvati con delibera n. 125 dell’8 luglio 2026. [30a]
Questi dati rendono necessario un cronoprogramma coordinato: il progetto delle vasche deve mostrare come cambieranno quantità e qualità delle acque prima e dopo il completamento della nuova rete.
Gli atti documentano la progettazione della nuova rete, ma non attestano l’avvenuta eliminazione del sistema storico. Il dossier separa quindi il fatto amministrativo dalla proposta CNSBII di chiusura effettiva e rimozione, con eventuali deroghe soltanto se motivate da verifiche tecniche e ambientali.
Solofra e Mercato San Severino lavorano come un unico complesso.
La relazione dell’Ente Idrico Campano descrive i due impianti come il complesso depurativo dell’Alto Sarno. I reflui trattati a Solofra vengono immessi nel collettore diretto a Mercato San Severino, dove avviene la fase finale prima del recapito. [31]
Uno scarico industriale illecito in fognatura segue un percorso diverso da una tubazione diretta nel torrente. Può comunque alterare i carichi in ingresso e rendere più difficile il trattamento. Nel report le due situazioni sono registrate separatamente.
PCE e TCE non sono la stessa sostanza e non vanno usati come sinonimi.
Il procedimento regionale sulla falda nasce dalla contaminazione da tetracloroetilene, indicato anche come percloroetilene o PCE. Il Piano di caratterizzazione dell’area Solofrana-Montorese fu approvato nel 2015 e ha previsto indagini nei territori di Solofra e Montoro. Nel 2022 è stata indetta una nuova procedura per la caratterizzazione della falda. [34][35]
Il tricloroetilene, TCE, è un composto diverso. Nel dossier viene citato soltanto quando compare in dati analitici ufficiali. La presenza del PCE non prova automaticamente la presenza del TCE.
Contaminante documentato alla base del procedimento di caratterizzazione della falda profonda.
Parametro da leggere nei dati analitici. La sua presenza va accertata, senza dedurla per semplice associazione con il PCE.
Il monitoraggio della Solofrana comprende profili chimici legati alle pressioni del bacino. La presenza nel profilo analitico non equivale a un superamento.
La contaminazione della falda nell’area Solofrana-Montorese è un fatto documentato. Non è invece dimostrato, con i soli atti pubblici esaminati, che le vasche ricadano nel plume, che mettano in comunicazione acqua superficiale e falda o che provochino un danno. Queste ipotesi richiedono cartografie georeferenziate, piezometria, stratigrafia, permeabilità e soluzioni costruttive del fondo.
Cartografia delle reti, punti di sfioro, videoispezioni, prove di tenuta, portate in tempo asciutto e durante la pioggia, qualità degli scarichi e stato degli interventi sul depuratore. La provenienza montana delle acque parassite deve essere verificata con rilievi e tracciamenti, non presunta.
Prima le cause correggibili. Poi il volume residuo da laminare.
La valutazione non può cominciare dal volume delle vasche e risalire a ritroso. Deve partire dal bacino reale, rimuovere le criticità tecnicamente correggibili e calcolare ciò che resta. Questo metodo permette di comprendere se le due opere siano necessarie nella configurazione proposta, se debbano essere ridimensionate o se occorrano soluzioni differenti.
Il percorso non rinvia la sicurezza idraulica. Al contrario, evita che un’opera venga utilizzata come sostituto della manutenzione, della depurazione, della separazione delle reti o della corretta pianificazione urbanistica.
Nuova rete, rimozione della rete storica e depurazione
Completare e verificare la separazione della rete industriale; trasferire i reflui sulla nuova infrastruttura; perseguire la dismissione, la bonifica e l’asportazione della rete storica e dei manufatti non più utilizzati. Qualunque tratto lasciato in posto dovrà essere motivato, disconnesso, pulito, chiuso e mappato. Vanno inoltre controllati scolmatori e collegamenti impropri, coordinati gli impianti di Solofra e Mercato San Severino e misurata la qualità delle acque in uscita dal sistema urbano e produttivo.
Acque montane e drenaggio urbano
Ricostruire il percorso dei valloni, intercettare il ruscellamento prima della rete nera o industriale e trattenere parte della pioggia sulle superfici urbane e produttive.
Alveo dal confine alle vasche
Rilevare tutte le sezioni, rimuovere i sedimenti dove necessario, ripristinare la continuità idraulica e adeguare soltanto i tratti dimostrati insufficienti, verificando gli effetti verso valle.
Falda, suolo e sedimenti
Sovrapporre i sedimi delle opere al modello della falda, conoscere permeabilità e quote piezometriche e definire il percorso dei contaminanti e la gestione dei materiali depositati.
Confronto degli scenari
Applicare gli stessi eventi di pioggia allo stato attuale, allo scenario con le opere a monte e allo scenario con laminazione, pubblicando portate, livelli, aree allagate e rischio residuo.
Decisione motivata
Realizzare le vasche, ridurle o modificarle soltanto in base al beneficio residuo dimostrato, ai costi, agli impatti, alle condizioni ambientali e alla capacità di gestione nel tempo.
La domanda corretta non è “vasche sì o no” in astratto. È: quale combinazione di interventi protegge meglio l’intero bacino, con minori impatti e responsabilità definite?
Tre punti osservati tra Solofra e Montoro
Il secondo punto, 40.829973, 14.814742, si trova nel passaggio dal tratto artificializzato di Solofra a un alveo più naturale nel territorio di Montoro. Il terzo, 40.824878, 14.806764, è nell’area di San Pietro. Le fotografie del 2024 e del 2025 mostrano depositi, vegetazione, attraversamenti, variazioni della sezione e un episodio di forte alterazione visiva delle acque.
Le schede regionali collocano Pozzello subito a valle del confine con Solofra, ma non pubblicano coordinate numeriche o file GIS. La mappa riporta quindi soltanto i punti dei sopralluoghi CNSBII. I perimetri delle vasche potranno essere sovrapposti dopo l’acquisizione degli elaborati georeferenziati.
Il passaggio tra alveo artificializzato e tratto a maggiore naturalità
Le fotografie mostrano la discontinuità fisica tra i due segmenti del torrente al confine Solofra–Montoro.
La posizione rispetto ai perimetri delle vasche
Servono coordinate ufficiali, piano particellare e file georeferenziati del PFTE.
Dragaggio, risagomatura e manutenzione del tratto
La scheda I5.1 descrive scavi, argini, manufatti e sistemazioni della vasca. Non elenca in modo esplicito il dragaggio dell’asta a monte. Il capitolato generale contempla dragaggi e manutenzioni dove previsti dai singoli interventi: occorre sapere se questo tratto vi rientra.
Tre punti osservati lungo la Solofrana
I marker aprono fotografie, descrizioni e collegamenti cartografici. Il tracciato unisce i sopralluoghi e non rappresenta un’opera progettuale.
Il fascicolo deve indicare se il tratto tra il confine Solofra–Montoro, San Pietro e gli imbocchi delle vasche rientra negli interventi di manutenzione o adeguamento. Vanno inoltre individuati le sezioni rilevate, gli eventuali scavi, la rimozione dei depositi, la risagomatura, gli attraversamenti e la gestione dei materiali rimossi.
I controlli documentati dal 2023 al 2026
Il dossier raccoglie gli episodi pubblicati da ARPAC, Carabinieri Forestali e organi di informazione quando riportavano un collegamento preciso con la Solofrana, con la fognatura del polo produttivo o con altre pressioni ambientali dell’area. L’elenco non comprende le indagini non rese pubbliche e non rappresenta una statistica completa dei reati.
Ogni episodio è classificato secondo il percorso indicato nelle fonti: scarico diretto nel torrente, immissione nella pubblica fognatura oppure pressione territoriale. Depositi di rifiuti e materiali contenenti amianto non sono conteggiati come scarichi diretti.
Nel bilancio diffuso il 21 dicembre 2023, 15 attività risultavano non conformi, sette aziende erano state sequestrate e dodici imprenditori denunciati. Sono dati cumulativi della campagna, non dati attribuibili al solo 2023. [22]
Conceria nella zona ASI di Solofra
Sequestro preventivo per attività senza autorizzazione allo scarico di reflui industriali nella pubblica fognatura e alle emissioni in atmosfera. ARPAC chiarisce che l’operazione rientrava nelle indagini sulle cause dell’inquinamento della Solofrana. [21]
Reflui di lavorazione senza AUA
Una conceria di Solofra è stata sequestrata. Il titolare è stato denunciato. La contestazione riportata riguarda lo scarico nella rete fognaria senza Autorizzazione unica ambientale e le emissioni in atmosfera non autorizzate. [23]
Conceria priva delle autorizzazioni ambientali
Sequestro di un opificio di circa tremila metri quadrati e denuncia del titolare. Le contestazioni comprendono scarico delle acque di lavorazione nella pubblica fognatura, emissioni e gestione dei rifiuti senza i titoli richiesti. [24]
Acque di lavorazione portate nel torrente con un tubo
Dopo una segnalazione, i Forestali hanno individuato un dipendente che, secondo la ricostruzione resa pubblica, utilizzava un tubo corrugato collegato a un impianto di immersione. Il quarantenne è stato denunciato. [25]
Fonderia: reflui e acque di dilavamento nella Solofrana
Carabinieri Forestali e ARPAC hanno usato un tracciante fluorescente per ricostruire il percorso. L’attività è stata sequestrata e il presidente del consiglio di amministrazione denunciato. [26]
Conceria senza autorizzazioni e rifiuti pericolosi
Sequestro dell’opificio e dell’area esterna. Le fonti riferiscono scarichi industriali e di prima pioggia nella fognatura e circa 150 metri cubi di rifiuti speciali pericolosi, tra oli esausti e prodotti chimici. Un imprenditore è stato denunciato. [27]
Quattro capannoni e rifiuti contenenti amianto
Sequestro di uno stabilimento di circa ottomila metri quadrati e denuncia dell’amministratore. Sono stati indicati sessanta metri cubi di rifiuti, in parte pericolosi. L’episodio non è classificato come scarico nel torrente, ma come pressione ambientale nell’area industriale. [28]
Attività proseguita nonostante il sequestro del 2021
I Forestali hanno denunciato il titolare di una conceria per violazione dei sigilli. Secondo la notizia, l’azienda avrebbe continuato l’attività e le condotte già contestate. [29]
Montoro: reflui urbani convogliati con un tubo interrato
Il titolare di un opificio e il proprietario del fabbricato sono stati denunciati. Le acque dei servizi igienici, dopo una vasca di raccolta fanghi, sarebbero state recapitate direttamente nella Solofrana. [30b]
Il grafico riporta sequestri e denunce, non l’esito definitivo dei procedimenti. Non include gli illeciti rimasti sconosciuti o gli atti coperti dal segreto investigativo. Per capire se la qualità della Solofrana stia migliorando, questi dati vanno letti insieme ai monitoraggi ARPAC su acqua, stato chimico, stato ecologico e sedimenti. [32][33]
La costruzione non può sostituire il risanamento a monte
La sicurezza idraulica richiede che ogni fase sia valutata senza lasciare scoperto il territorio. Nello stesso tempo, le vasche non possono diventare il luogo nel quale accumulare gli effetti di reti ancora inefficaci, scarichi, acque parassite e alveo non mantenuto.
Prima della decisione attuativa devono essere confrontati gli scenari con e senza gli interventi a monte. Prima dell’entrata in esercizio devono essere già operativi controlli, soglie, procedure per gli sversamenti, gestione dei sedimenti e responsabilità finanziate.
Nel quadro delle opere a monte deve essere considerata anche la chiusura effettiva del ciclo della vecchia rete industriale: non soltanto disconnessione, ma dismissione, bonifica e asportazione integrale dopo l’entrata in esercizio dei nuovi collettori.
Baseline prima dell’apertura
Campionamento delle acque e dei sedimenti nei punti di ingresso, nei comparti e a valle, con parametri coerenti con le pressioni civili e industriali.
Carta delle pressioni a monte
Inventario degli scarichi autorizzati, degli scolmatori, delle reti industriali e civili, dei siti contaminati e delle interferenze tra Solofra e gli imbocchi delle vasche.
Protocollo per gli sversamenti
Procedura immediata tra gestore, Regione, Comune, ARPAC e forze dell’ordine quando vengono rilevati colore, odori, schiume o parametri anomali.
Sedimenti con una destinazione certa
Il piano deve fissare frequenza dei rilievi, soglie di intervento, caratterizzazione, rimozione e impianti autorizzati. Le regole devono essere pronte prima che si formi il primo accumulo.
Regolazione verificata
Valutazione tecnica di paratoie, esclusione temporanea o bypass soltanto se compatibili con la sicurezza idraulica e con gli scenari di piena.
Cronoprogramma coordinato
Stato dei lavori sulla rete industriale di Solofra, adeguamento dei depuratori e costruzione delle vasche letti nello stesso quadro pubblico.
Prima dell’apertura devono essere già definiti controlli, soglie di intervento, gestione dei sedimenti, soggetti responsabili e risorse.
Un Piano ambientale di pre-esercizio allegato alla progettazione.
Il piano dovrebbe fissare dati iniziali, frequenze di controllo, soglie di attenzione, modalità di svuotamento, gestione dei sedimenti e procedure di emergenza. Dovrebbe indicare anche il soggetto che interviene e le risorse disponibili. Sarebbe uno strumento operativo da affiancare agli atti ambientali, senza alterare la funzione idraulica.
La richiesta sarà depositata alla Regione come contributo preliminare. La pagina pubblica riporterà il protocollo e gli eventuali riscontri ricevuti.
Quali rischi risultano dagli atti e quali restano da provare
Le affermazioni circolate nel dibattito sono state confrontate con le schede progettuali, la VIA, la sentenza del TAR e gli altri atti reperiti. La tabella seguente indica ciò che risulta documentato, ciò che dipende dagli elaborati mancanti e ciò che, allo stato, non trova riscontro.
Le schede descrivono contesti prevalentemente agricoli, frutteti, oliveti e sistemi colturali complessi. Scavi, argini, viabilità e manufatti trasformeranno l’assetto attuale.
La scheda di San Bartolomeo riporta il tracciato SNAM e ipotizza una ricollocazione a ovest. Mancano nel fascicolo pubblico il progetto dell’interferenza, le autorizzazioni, il costo e i tempi.
Il rischio dipende dalla qualità dell’acqua e dei solidi trasportati. La VIA già impone misure specifiche; il piano di gestione dovrà indicare caratterizzazione, pulizia e filiera autorizzata.
Acqua stagnante, sedimenti organici e manutenzione insufficiente possono produrli. Tempi di svuotamento e gestione delle aree umide residue vanno descritti nella relazione idraulica e nel piano di esercizio.
Le tavole rappresentano opere di laminazione con alveo, comparti e manufatti. La condizione ordinaria e i livelli permanenti devono comunque essere descritti nella relazione idraulica.
Esistono programmazione, schede degli interventi e gara di Accordo quadro. Nelle schede il PFTE è indicato come livello in corso. Progettazione, verifiche, autorizzazioni e contratti attuativi devono ancora definire aspetti essenziali.
La sentenza ebbe due esiti: cessazione della materia del contendere per il ricorso principale e rigetto nel merito dei motivi aggiunti. La VIA restò efficace. [11a]
La finalità di difesa idraulica è dichiarata. L’efficacia si misura con modellazione, sezioni di controllo, riduzione dei colmi e rischio residuo.
Le schede ufficiali non mostrano un progetto di fruizione pubblica. Le immagini CNSBII sono proposte illustrative da sottoporre a fattibilità.
La capacità di laminazione è dimensionata su determinati scenari. Nuove superfici impermeabili possono aumentare il deflusso e ridurre il margine di sicurezza. Ogni trasformazione deve dimostrare di non aggravare le portate e prevedere misure di drenaggio e compensazione.
Il conflitto politico può influire sui toni. Restano però questioni tecniche reali, una lunga storia amministrativa e prescrizioni ambientali mai spiegate compiutamente ai cittadini.
Una possibile integrazione pubblica, ambientale e gestionale
Le tavole di questa sezione sono elaborazioni illustrative di proprietà del Corpo Nazionale delle Sentinelle dei Bacini Idrografici Italiani (CNSBII). Non fanno parte del progetto regionale ufficiale e non sostituiscono rilievi, calcoli, verifiche geotecniche, autorizzazioni o scelte dei progettisti competenti.
Le immagini traducono in forma visiva alcune proposte da sottoporre a verifica: percorsi esterni al volume di piena, educazione ambientale, accessibilità, paesaggio, manutenzione, qualità delle acque e coordinamento con le condizioni del Solofrana a monte. La loro fattibilità dipende dai dati progettuali completi e dagli esiti delle valutazioni tecniche e ambientali.
La proposta, elemento per elemento
Scorri le tavole oppure aprine una per visualizzarla a piena pagina. Ogni immagine è indipendente e contiene l’indicazione della proprietà CNSBII e della natura non ufficiale dell’elaborazione.
Educazione ambientale e fruizione pubblica controllata
Aree didattiche, pannelli informativi, punti di sosta e affacci controllati, sempre esterni al volume di piena e alle aree operative.
Proposta CNSBII · proprietà CNSBII · elaborazione non ufficialePercorso ciclopedonale separato dalla manutenzione
Ipotesi di tracciato pubblico distinto dalla pista di servizio, con attraversamenti controllati, fasce di sicurezza e mitigazione paesaggistica.
Proposta CNSBII · proprietà CNSBII · elaborazione non ufficialeAccessibilità universale e collegamenti sicuri
Pendenze contenute, continuità dei percorsi, parapetti, segnaletica e aree di sosta pensate anche per persone con mobilità ridotta.
Proposta CNSBII · proprietà CNSBII · elaborazione non ufficialePunti di osservazione e lettura del paesaggio
Punti panoramici, stazioni informative e affacci controllati localizzati fuori dal volume di piena e dalle aree riservate alla gestione.
Proposta CNSBII · proprietà CNSBII · elaborazione non ufficialeMitigazione verde e biodiversità
Fasce alberate, specie compatibili, ombreggiamento e continuità ecologica senza interferire con le funzioni idrauliche e di sicurezza.
Proposta CNSBII · proprietà CNSBII · elaborazione non ufficialeParcheggi di attestamento e accessi controllati
Aree di sosta esterne, superfici permeabili, punti di consegna e separazione tra accessi pubblici e varchi riservati ai mezzi di servizio.
Proposta CNSBII · proprietà CNSBII · elaborazione non ufficialeGestione, manutenzione e sicurezza in emergenza
Percorsi di manutenzione, accessi ai mezzi autorizzati, chiusura delle aree pubbliche durante allerte e netta separazione delle funzioni.
Proposta CNSBII · proprietà CNSBII · elaborazione non ufficialeQualità delle acque e rete fognaria come precondizione
La fruizione pubblica viene rappresentata soltanto dopo verifiche su rete fognaria, reflui, scolmatori, acque parassite e separazione delle acque montane.
Proposta CNSBII · proprietà CNSBII · elaborazione non ufficialeAlveo del Solofrana e continuità idraulica a monte
Manutenzione, sedimenti, attraversamenti e monitoraggio del tratto a monte vengono collegati alla valutazione dell’efficacia delle opere previste a valle.
Proposta CNSBII · proprietà CNSBII · elaborazione non ufficialeSintesi della proposta CNSBII e verifiche preliminari
Quadro conclusivo delle ipotesi illustrative e delle verifiche su sicurezza idraulica, acque, reti, alveo, accessibilità, gestione, proprietà e ambiente.
Proposta CNSBII · proprietà CNSBII · elaborazione non ufficialeNessuna sottrazione alla capacità di laminazione e nessuna interferenza con il volume di piena, gli sfioratori o le opere di regolazione.
Fruizione ed educazione ambientale valutate soltanto dopo controlli documentati su reflui, scolmatori, rete fognaria e apporti montani.
Continuità idraulica, sedimenti, vegetazione, ponti e restringimenti verificati dal confine di Solofra fino alle vasche.
Piste di servizio, cancelli, aree di manovra e accesso dei mezzi sempre disponibili e separati dalla fruizione pubblica.
Chiusura tempestiva delle aree pubbliche durante allerte, piene, manutenzioni e cantieri, con procedure e responsabilità definite.
Pendenze, larghezze, parapetti, attraversamenti e segnaletica sottoposti a progettazione specifica e verifica normativa.
Disponibilità delle aree, servitù, assicurazione, sorveglianza, pulizia e costi annuali determinati prima di ogni apertura.
Specie compatibili, superfici permeabili, verde esterno ai corpi arginali e limitazione di ogni nuova impermeabilizzazione.
Le due tavole generali e le dieci tavole di approfondimento illustrano una proposta del CNSBII. Non sono elaborati approvati dalla Regione Campania, non utilizzano i DWG nativi e non attestano la fattibilità delle singole localizzazioni. La valutazione spetta agli enti e ai professionisti incaricati.
Gli atti da chiedere subito
Il decreto legislativo 195/2005 consente l’accesso alle informazioni ambientali senza richiedere un interesse personale qualificato. La legge 241/1990 disciplina l’intervento dei portatori di interessi diffusi nei procedimenti; il decreto legislativo 152/2006 regola la partecipazione del pubblico nelle procedure ambientali. [13][14][15]
Il primo passaggio è ottenere il fascicolo già formato. Le richieste devono indicare l’atto o l’elaborato cercato e l’ufficio che lo detiene. Su questa base si possono depositare memorie, osservazioni e proposte con domande puntuali.
Accesso ambientale
Richiesta alla Regione della versione più recente del PFTE, se già formata o trasmessa, con elenco degli elaborati; in mancanza, stato di redazione, affidamenti e calendario. Vanno richiesti anche relazioni idrauliche, atti ambientali, ottemperanze e dati su acque, suolo e sedimenti.
Accesso documentale e civico
Richiesta di atti amministrativi, verbali, contratti, quadri economici, incarichi, conferenze, cronoprogrammi e decisioni sulla progettazione.
Memoria nel procedimento
Deposito di una relazione motivata sulla proposta pubblica e sulle criticità, chiedendo una risposta punto per punto.
Osservazioni ambientali
Quando viene pubblicata una nuova VIA o altra procedura, chiunque può presentare osservazioni entro i termini dell’avviso.
Tavolo tecnico
Richiesta con Comune, Regione, progettisti, Autorità di bacino, ARPAC, gestori delle reti e associazioni, con verbali pubblici.
Monitoraggio civico
Archivio pubblico degli atti ricevuti, delle risposte, delle scadenze e delle modifiche progettuali, evitando che il confronto riparta ogni volta da zero.
Separare gli atti esistenti dagli elaborati che saranno prodotti in seguito
La richiesta riguarderà documenti già protocollati, consegnati o utilizzati dagli uffici. Per le voci non ancora prodotte sarà chiesta una dichiarazione formale e l’indicazione della fase in cui verranno redatte. In questo modo la risposta potrà essere verificata senza confondere il fascicolo attuale con il lavoro futuro.
Gli atti già prodotti che non risultano pubblicati integralmente
- Indice aggiornato dei fascicoli amministrativi e progettuali di Pozzello e San Bartolomeo.
- Versione più recente del PFTE di ciascun intervento, se già redatta o trasmessa per i pareri, con indice degli elaborati; altrimenti dichiarazione sullo stato di formazione.
- Quadri o prospetti economici già utilizzati per determinare gli importi delle schede I5.1 e I5.2.
- Relazioni, simulazioni e risultati già consegnati nell’ambito della modellazione idrologico-idraulica AQ2_1.
- Convocazioni, verbali, osservazioni, controdeduzioni e atto conclusivo della Conferenza di servizi del 2019.
- Istanza ambientale protocollo 2023.584676 del 1° dicembre 2023 e allegati già depositati.
- Domanda di proroga protocollo 759194 del 29 novembre 2018 e nota protocollo 220562 del 4 aprile 2019 con relativi allegati.
- Elaborati catastali e sulle interferenze già predisposti, compresi quelli relativi al metanodotto di San Bartolomeo.
- Perimetri georeferenziati, coordinate e file GIS, KML, DWG o DXF già presenti nel fascicolo.
- DOCFAP, DIP, quadro economico e allegati già approvati per il rifacimento della rete fognaria industriale di Solofra.
- Planimetrie, videoispezioni, prove di tenuta e censimento degli scolmatori già eseguiti sulle reti poste a monte delle vasche.
- Dati ARPAC già validati su acque superficiali, falda e sedimenti utili a definire la baseline ambientale.
La richiesta non comprenderà progetto esecutivo ancora da redigere, elaborati “come costruito”, decreti finali di esproprio, piani di cantiere dei futuri affidatari o indagini non ancora commissionate. Per queste attività si chiederanno calendario, responsabili e modalità di pubblicazione quando saranno avviate.
La scelta deve arrivare alla fine dell’istruttoria, non all’inizio
Il CNSBII non assume Pozzello e San Bartolomeo come obiettivo da difendere né come opere da respingere a prescindere. Le considera una delle opzioni da verificare dentro un sistema di bacino. Il punto decisivo non è dichiararsi favorevoli o contrari, ma dimostrare quale combinazione di interventi riduca davvero il rischio con il minore impatto possibile.
Prima della decisione finale devono essere messi nello stesso quadro: nuova rete industriale di Solofra e chiusura effettiva della rete storica, depurazione, separazione delle acque montane e meteoriche, drenaggio urbano, condizioni dell’alveo fino alle aree di progetto, qualità delle acque e dei sedimenti, interferenze e rapporto con la falda.
Il modello deve confrontare lo stato attuale, gli interventi a monte, le alternative di adeguamento dell’alveo e l’eventuale laminazione residua. Se le vasche risultano necessarie, il progetto dovrà quantificare beneficio, rischio residuo, costi e condizioni ambientali. Se risultano sovradimensionate, insufficienti o sostituibili, configurazione e dimensioni dovranno cambiare.
La responsabilità non ricade soltanto su Montoro o sui Comuni a valle. Le trasformazioni a monte devono rispettare l’invarianza idraulica e non utilizzare le vasche come giustificazione per nuove impermeabilizzazioni. La difesa del bacino richiede contributi misurabili da parte di tutti i territori che generano e convogliano il deflusso.
Fonti consultate e documenti ancora mancanti
I numeri riportati nell’articolo provengono dalle schede progettuali, dagli atti regionali e dalla procedura di gara. Le valutazioni del CNSBII sono separate dai dati documentali. Le tavole sulla possibile fruizione pubblica sono elaborazioni illustrative dell’associazione.
Quando un documento non è stato reperito online, l’articolo lo indica come non disponibile nel fascicolo pubblico esaminato. Non ne viene dichiarata l’inesistenza. L’accesso agli atti potrà integrare o correggere la ricostruzione.
Trasparenza della proposta CNSBII
Dalla pagina pubblica al fascicolo regionale.
Il CNSBII ha predisposto la memoria tecnica Prot. n. 101/2026, dedicata al coordinamento tra nuova rete industriale, dismissione e asportazione della rete storica, sistema depurativo, acque montane, alveo, falda e opere di laminazione. Il documento chiede che la necessità e il dimensionamento delle vasche siano verificati dopo gli interventi a monte e attraverso scenari idrologico-idraulici confrontabili. Gli elementi essenziali sono riportati nel dossier senza pubblicare indirizzi o dati di contatto.
Lo spazio si aggiornerà automaticamente non appena il numero sarà registrato nella scheda dell’articolo.
Monitor Montoro
Aggiornamenti della vicenda e rassegna stampa CNSBII.
Il sistema mantiene separati due flussi: gli atti e le notizie sul progetto; le pubblicazioni giornalistiche che citano il CNSBII, il suo nome esteso o il coordinatore in relazione a Montoro. Ogni risultato resta da verificare e non modifica automaticamente il dossier.
- Ultimo controllo
- 26/08/2026 · 17:15
- Prossimo controllo
- 26/08/2026 · 18:15
Fonti raggiunte nell’ultimo ciclo: 6/8.
Aggiornamenti sulla vicenda
Nuovi atti, dichiarazioni e articoli su Pozzello, San Bartolomeo, Solofrana e programma regionale.
Fiume Sarno, altri 407 milioni per metterlo in sicurezza
il Fatto Vesuviano
Apri la fonteFiume Sarno, 407 milioni per la messa in sicurezza: investiamo sul futuro - Il Mattino
Il Mattino
Apri la fonteGrande Sarno, la protesta dal territorio: “La Regione ascolti cittadini e istituzioni
Corriere dell’Irpinia
Apri la fonteFiume Sarno, al via la gara da 407 milioni per la messa in sicurezza del bacino
RTALive
Apri la fonteSarno, via al piano maxi da 407 milioni: appalti aperti per mettere in sicurezza il bacino
Cronache della Campania
Apri la fonteAmbiente, riqualificazione fiume Sarno: parte la gara per il piano da 407 milioni
ildenaro.it
Apri la fonteFiume Sarno, via alla gara di riqualificazione: stanziati 407 milioni di euro - Metropolisweb
Metropolisweb
Apri la fonteOpere strategiche: al via la gara per la riqualificazione del Fiume Sarno, piano da 407 milioni di euro
Regione Campania
Apri la fonteIl monitor ripeterà il controllo all’intervallo previsto.
Testate che citano il CNSBII
Rassegna delle pubblicazioni che collegano esplicitamente il CNSBII alla vicenda delle vasche di Montoro.
Il CNSBII: “Vasche di Montoro, prima gli atti e gli interventi a monte, poi la decisione sul rischio residuo
InVeritasNews
Apri la testataLe sole occorrenze del nome, prive di collegamento con Montoro, vengono escluse.
Metodo. Il monitor usa fonti pubbliche e feed indicizzati, deduplica i risultati e separa le citazioni del CNSBII dalle notizie generali. Un risultato non equivale a una conferma dei suoi contenuti: prima di aggiornare l’inchiesta viene sempre verificata la fonte originale.

