Origine del metodo

Perché un approccio strutturato

Il metodo nasce dall’osservazione di una criticità ricorrente nelle pratiche di monitoraggio civico: segnalazioni generiche prive di riscontri oggettivi, documentazione fotografica non datata, assenza di coordinate, confusione tra ciò che si vede e ciò che si presume. Troppo spesso l’improvvisazione ha reso inutilizzabili informazioni potenzialmente preziose.

Per rispondere a questa esigenza è stato sviluppato un approccio che:

  • standardizza l’osservazione – definendo criteri minimi di rilevazione e descrizione;
  • garantisce verificabilità – ogni dato è riconducibile a luogo, data e contesto;
  • evita allarmismi – distinguendo tra fatti accertati e ipotesi;
  • favorisce il dialogo istituzionale – producendo elementi conoscitivi utilizzabili da enti e autorità competenti.

L’obiettivo non è sostituire le istituzioni, ma fornire loro informazioni strutturate raccolte da cittadini formati, in un’ottica collaborativa.

Fondamenti

Principi operativi

Rigore documentale

Ogni osservazione deve essere descritta con precisione, evitando interpretazioni non supportate da elementi oggettivi. Le fotografie devono riportare data e, ove possibile, coordinate. Le descrizioni devono attenersi al dato visibile, separando i fatti dalle ipotesi.

Tracciabilità

Ogni elemento raccolto deve poter essere ricondotto a luogo, data e contesto. La tracciabilità consente verifiche successive e garantisce la trasparenza del processo conoscitivo. Le schede di osservazione includono sempre un riferimento temporale e spaziale inequivocabile.

Neutralità istituzionale

Il metodo non assume posizioni pregiudiziali verso enti pubblici o soggetti privati. L’osservatore si limita a documentare ciò che rileva, senza finalità accusatorie. I dati sono messi a disposizione di tutti i soggetti competenti in modo imparziale.

Responsabilità comunicativa

Le informazioni diffuse devono essere verificabili e non amplificate in modo improprio. Prima di qualsiasi comunicazione pubblica, i dati devono essere controllati e, se necessario, integrati. La prudenza è parte integrante del metodo.

Rispetto delle competenze

Il progetto non sostituisce enti o autorità preposte alla gestione e al controllo del territorio. Al contrario, intende fornire elementi conoscitivi utili a chi ha responsabilità istituzionali, in un’ottica di collaborazione e non di contrapposizione.

Percorso operativo

Le 5 fasi del monitoraggio

1

Analisi preliminare del bacino

Studio del reticolo idrografico, dell’area di drenaggio, delle pressioni antropiche e dell’assetto territoriale. Raccolta di dati preesistenti e inquadramento normativo.

2

Individuazione delle criticità documentabili

Osservazione di elementi oggettivi: alterazioni dell’alveo, accumuli di rifiuti, segni di erosione, interferenze strutturali, captazioni anomale.

3

Monitoraggio sistematico

Osservazioni periodiche con cadenza definita, per rilevare dinamiche evolutive o alterazioni temporanee. Il monitoraggio non è episodico ma continuativo.

4

Documentazione strutturata

Fotografie con data e georeferenziazione, descrizione sintetica, redazione di schede di osservazione secondo modelli predefiniti.

5

Interlocuzione formale

Individuazione dell’ente competente, comunicazione rispettosa e formale, approccio collaborativo per la trasmissione dei dati raccolti.

Chiarezza

Cosa non è il metodo

Non è denuncia generica. Ogni osservazione è circostanziata, documentata e verificabile.

Non è attivismo improvvisato. Si basa su procedure definite e formazione preliminare.

Non è sostituzione delle autorità. Le Sentinelle non intendono fare le veci degli enti competenti.

Non è produzione di allarmismo. I dati sono presentati con rigore, senza amplificazioni improprie.

Il fondatore

Michele Buscè

Il metodo è stato sviluppato da Michele Buscè, fontadore del CNSBII, giornalista ed educatore ambientale, docente ambientale e specilizzato in Data Analyst interpretando dati storici per creare report e Data Scientist sviluppando modelli matematici e di machine learning per previsioni future, con esperienza nella documentazione civica e nell’analisi territoriale. L’approccio integra competenze comunicative, osservazione sul campo e attenzione alla correttezza procedurale, maturate in anni di attività su monitoraggi territoriali e progetti di educazione ambientale.

La sua esperienza nel giornalismo investigativo ha contribuito a definire i criteri di verificabilità e rigore documentale che caratterizzano il metodo, mentre l’attività educativa ha permesso di sviluppare strumenti accessibili a cittadini senza competenze specialistiche.

Ritratto professionale

Metodo, formazione, responsabilità

La tutela dei bacini idrografici richiede metodo, continuità e competenza. La formazione è lo strumento principale per costruire consapevolezza territoriale.