
MATERIA · Studio 01/10 · Plastiche
Meccanico, fisico e chimico: come funzionano, cosa producono e che cosa emerge quando i dati europei vengono letti insieme.
Perché distinguere i processi
“Riciclo della plastica” è una formula unica per operazioni che possono essere molto diverse. Il risultato cambia con il polimero, la purezza del materiale, il trattamento e l’uso finale dell’output.
No. Bottiglie PET, film PE, polistirene, multistrato e plastiche miste hanno caratteristiche diverse. Un processo adatto a una frazione può essere inefficiente su un’altra.
No. Il riciclo può restituire granuli, polimeri purificati, monomeri, oli o altri intermedi. La qualità dell’output determina dove potrà essere usato.
No. Energia, acqua, solventi, temperature, residui e sostituzione di materia vergine cambiano da caso a caso.
Per confrontare due tecnologie non basta il nome del processo. Bisogna sapere quale materiale entra, cosa esce e quale funzione svolge il prodotto ottenuto.
Dal rifiuto al nuovo materiale
Il riciclo non comincia nel reattore o nell’estrusore. Prima vengono raccolta, selezione e preparazione del materiale.


Un impianto può essere tecnicamente efficiente e ricevere comunque un materiale troppo contaminato per produrre un riciclato di qualità elevata.
Processo 01 · Riciclo meccanico
È il percorso oggi dominante nella capacità europea. La struttura del polimero viene conservata: il materiale viene separato, pulito, ridotto di dimensione e rilavorato.
SelezioneSi separano i polimeri compatibili e si eliminano quanto possibile materiali estranei.
Lavaggio e preparazioneIl materiale può essere lavato, triturato ed essiccato. Queste fasi consumano acqua ed energia e generano scarti e reflui.
Fusione ed estrusioneLa plastica viene rammollita o fusa e trasformata in granulo o altro semilavorato.
Nuovo impiegoIl riciclato viene utilizzato se le proprietà raggiunte sono compatibili con il prodotto finale.
Il riciclo meccanico funziona meglio quando il materiale è riconoscibile, relativamente pulito e poco degradato. La contaminazione riduce resa e qualità.
Processo 02 · Riciclo fisico per dissoluzione
Nel quadro JRC il riciclo fisico è trattato separatamente per valutare processi in cui il polimero viene sciolto e poi recuperato, senza spezzarne intenzionalmente la catena in molecole più piccole.
Un solvente selezionato porta il polimero in soluzione. Componenti non desiderati possono essere separati in passaggi successivi.
Il polimero viene fatto precipitare o recuperato dalla soluzione. Il solvente deve essere gestito, recuperato e reintegrato nel processo.
Una resa materiale più alta non descrive da sola il bilancio ambientale. Nei processi con solvente contano anche produzione, recupero, perdite e consumo del solvente.
JRC132067 distingue il percorso fisico nei confronti ambientali ed economici e segnala, nel caso dei film PE analizzato, limiti legati alla scala e alla completezza dei dati sul solvente.
Processo 03 · Riciclo chimico e termochimico
Nel riciclo chimico la struttura del polimero viene modificata più profondamente. Il prodotto può essere un monomero, un intermedio chimico, un olio o una miscela da sottoporre ad altri trattamenti.
Un solvente partecipa alla rottura del polimero. È un percorso utilizzabile per specifiche famiglie di materiali.
Il polimero viene riportato verso molecole più piccole, che possono essere purificate e riutilizzate come materie prime.
Il materiale viene riscaldato in assenza o forte carenza di ossigeno. Si generano frazioni gassose, liquide e solide.
Dire “riciclo chimico” non identifica una tecnologia unica. Solvolisi, depolimerizzazione e pirolisi hanno condizioni operative, prodotti e fabbisogni diversi.
Criteri di confronto
Un confronto utile parte dalla stessa domanda: per una tonnellata di materiale, quale percorso recupera più materia utile e con quali consumi, emissioni e residui?
| Domanda | Che cosa si osserva | Perché conta |
|---|---|---|
| Che cosa entra? | Polimero, purezza, umidità, contaminanti, additivi | Determina la compatibilità con il processo. |
| Che cosa accade? | Pretrattamenti, temperatura, pressione, solventi, reagenti | Determina consumi e rischi di processo. |
| Che cosa esce? | Granuli, polimero, monomeri, oli, gas, char, scarti | Definisce il valore materiale realmente recuperato. |
| Che qualità ha? | Purezza, proprietà, necessità di upgrading | Stabilisce se sostituisce davvero materia vergine. |
| Quali pressioni genera? | Energia, acqua, emissioni, reflui, residui | Completa il bilancio ambientale. |
Una tecnologia può avere una resa elevata e, nello stesso tempo, richiedere più energia o trattamenti aggiuntivi. Il confronto deve tenere insieme le due dimensioni.
Quadro europeo · EEA
L’EEA ricostruisce una crescita della capacità di riciclo meccanico da 2,0 milioni di tonnellate nel 1996 a 13,2 milioni di tonnellate nel 2023.
European Environment Agency, “EU’s plastic waste mechanical recycling capacity”. La capacità installata descrive quanto gli impianti potrebbero trattare, non quanto hanno effettivamente prodotto.
Capacità, resa e output
L’EEA indica che i riciclati prodotti dagli impianti meccanici corrispondono in media a circa il 65% dell’input. Applicando quella percentuale all’intera capacità 2023 si ottiene uno scenario puramente aritmetico.
8,58 Mt non è una produzione europea misurata. Serve a capire quanto cambia il quadro quando, oltre alla capacità, si introduce una resa media di processo.
Capacità 2023 e rapporto medio input/riciclato provengono dall’EEA. Il passaggio da questi due dati allo scenario 8,58/4,62 Mt è elaborazione CNSBII.
Dentro la differenza input-output
La differenza tra materiale trattato e riciclato non può essere letta come una singola categoria di “scarto”. Nei processi reali l’ingresso comprende anche frazioni che non diventano il prodotto utile considerato.
Materiali estranei, etichette, componenti non compatibili e frazioni non selezionate possono essere separate durante il trattamento.
Lavaggio ed essiccazione modificano la massa del flusso. Un confronto corretto deve chiarire su quale base viene misurata la resa.
Polveri, fini, residui di selezione e altre perdite possono ridurre la massa dell’output principale.
Alcuni processi generano più prodotti. La massa non presente nel prodotto principale non è automaticamente rifiuto finale.
M01-04 misura una differenza aritmetica, non il destino fisico delle 4,62 Mt. Per conoscere quel destino servono bilanci di massa specifici degli impianti.
Imballaggi plastici · Eurostat
Eurostat riporta per il 2023 35,3 kg per abitante di rifiuti di imballaggio in plastica generati e 14,8 kg per abitante riciclati.
Il dato riguarda gli imballaggi, non tutte le plastiche. È utile perché mette generazione e riciclo sulla stessa base pro capite.
Eurostat, comunicazione sul packaging waste nell’UE riferita al 2023. I valori pro capite sono arrotondati.
Imballaggi · Elaborazioni M01-08 e M01-09
Sottraendo la quantità riciclata dalla quantità generata si ottiene una differenza di 20,5 kg per abitante. Il dato non dice dove finisca quella quota: mostra soltanto la distanza tra le due grandezze Eurostat.
+6,4 kg/abitante nel periodo considerato.
+3,8 kg/abitante nel periodo considerato.
Nel decennio considerato la crescita della quantità generata supera di 2,6 kg per abitante la crescita della quantità riciclata. Eurostat segnala però un cambiamento metodologico nel 2020.
Uso di plastica riciclata · EEA 2020
L’EEA indica che nel 2020 la plastica riciclata rappresentava l’8,1% delle plastiche utilizzate. Mettendo in relazione questa quota con un consumo europeo di 56,5 Mt si ottiene un ordine di grandezza.
Il risultato è una stima aritmetica utile per visualizzare l’ordine di grandezza. Non costituisce una serie statistica autonoma e dipende dalla coerenza dei perimetri EEA.
EEA, “The role of plastics in Europe’s circular economy”. L’agenzia collega il calo dei consumi 2020 anche al rallentamento economico della pandemia.
Prima dei casi PET e PS
Nei casi JRC i valori climatici sono espressi in kg CO₂-eq per tonnellata di rifiuto trattato. Un valore netto negativo non significa “emissioni negative al camino”.
Un’analisi LCA somma gli impatti dentro i confini scelti e può attribuire crediti quando un prodotto riciclato sostituisce materia o energia di origine diversa.
Non è una misura diretta delle emissioni istantanee di un impianto. È un indicatore di sistema costruito con dati e assunzioni.
Quando due scenari hanno valori netti diversi, la differenza descrive il confronto nel modello JRC. Cambiando polimero, mix energetico o prodotto sostituito può cambiare anche la graduatoria.
JRC132067 usa una unità funzionale di una tonnellata di rifiuto plastico selezionato nei casi analizzati e confronta percorsi di riciclo e recupero energetico.
JRC · PET
Nel caso PET del JRC il riciclo meccanico registra -1.933 kg CO₂-eq/t, la glicolisi parziale -1.711 e il recupero energetico +1.241.
Nel caso PET modellato dal JRC il meccanico mostra un beneficio netto maggiore della glicolisi parziale. Il risultato appartiene a quel sistema e a quelle assunzioni.
JRC · Polistirene
Nel caso PS riportato dal JRC la depolimerizzazione assistita da pirolisi presenta -667 kg CO₂-eq/t, mentre il riciclo meccanico registra -438.
Il confronto non replica l’esito del PET. Qui il percorso chimico considerato dal JRC mostra un beneficio netto maggiore del meccanico.
JRC132067, caso PS. Il valore riguarda lo specifico scenario modellato e non è trasferibile automaticamente ad altri polimeri o impianti.
Elaborazione trasversale CNSBII · M01-13
Mettendo insieme i due casi JRC emerge un elemento semplice: la posizione relativa delle tecnologie cambia passando da PET a PS.
Il meccanico precede la glicolisi parziale di 222 kg CO₂-eq/t.
La depolimerizzazione assistita da pirolisi precede il meccanico di 229 kg CO₂-eq/t.
451 non è un risparmio di emissioni. È un indicatore sintetico costruito per mostrare quanto cambia il differenziale relativo tra le tecnologie nei due casi.
JRC · Film PE di grande formato
Nel caso JRC dei film PE, il riciclo fisico via dissoluzione riporta una resa del 65%, contro il 53% del percorso meccanico.
Nel caso analizzato il processo fisico recupera una quota maggiore del materiale. Il JRC segnala però bassa scala e maturità dell’impianto e dati incompleti sui carichi del solvente.

Cosa chiedere a un processo
Una tecnologia di riciclo non si valuta soltanto contando le tonnellate recuperate. Serve osservare ciò che il processo consuma e ciò che genera oltre al prodotto utile.
Triturazione, estrusione, riscaldamento, compressione e separazioni possono avere fabbisogni molto diversi.
Lavaggi e separazioni possono produrre reflui con solidi, sostanze organiche o contaminanti da trattare.
Il bilancio deve considerare recupero, reintegro, perdite e trattamento delle correnti residue.
Processi termici e trattamenti possono richiedere sistemi di captazione e abbattimento delle emissioni.
Scarti di selezione, char, fanghi, filtri e altre frazioni devono avere una destinazione definita.
La sostituzione di materia vergine dipende dalle proprietà realmente raggiunte dal prodotto.
Due processi con la stessa resa possono avere bilanci ambientali diversi. Per questo nello Studio 01 la resa è solo uno degli indicatori della matrice di confronto.
JRC · Analisi di flusso
Nel più favorevole degli scenari JRC modellati al 2030 il riciclo end-of-life arriva all’80%, mentre la quota di plastica che torna a essere materia per nuova plastica si ferma al 61%.
Un tasso di riciclo elevato non coincide automaticamente con la stessa quota di materiale tornato a essere nuova plastica.
JRC132460, analisi di flusso modellistica sul contributo del riciclo chimico in Europa. È uno scenario, non una previsione osservata.
Scenario JRC 2030 · M01-12
Nel medesimo scenario JRC, 46 punti percentuali sono attribuiti al riciclo meccanico e 15 al riciclo chimico nel contributo plastic-to-plastic.
All’interno dello scenario il riciclo chimico contribuisce a circa un quarto del plastic-to-plastic. Non è una quota di mercato reale né una previsione per il 2030.
Dataset M01
Le elaborazioni non aggiungono misure di laboratorio: mettono in relazione numeri già pubblicati per rendere visibili differenze, rapporti e ordini di grandezza.
Ogni codice M01 è riproducibile dal dataset: input, formula, risultato, unità e limitazione restano associati alla stessa riga.
Conclusioni dello Studio 01
Lo Studio 01 non individua una tecnologia “migliore” in assoluto. Individua le condizioni che devono essere messe sul tavolo prima di confrontare due percorsi di riciclo.
Dove fermare le conclusioni
Le serie europee non sostituiscono i bilanci di massa di un singolo impianto.
Una resa media non può essere trasferita automaticamente a ogni polimero, linea o qualità di input.
I risultati climatici dipendono da confini, mix energetico, crediti di sostituzione e ipotesi dello scenario.
Solvolisi, depolimerizzazione e pirolisi non sono processi equivalenti e non vanno aggregati senza cautela.
Prezzi dell’energia, della materia vergine, qualità del feedstock e valore degli output modificano la competitività.
Dati provenienti da impianti dimostrativi o poco maturi richiedono una lettura distinta dagli impianti consolidati.
Il limite non riduce il valore del dato. Stabilisce l’area entro cui quel dato può essere usato senza trasformarlo in una conclusione più ampia di quanto la fonte consenta.
Autore
Buscè, M. (2026). Riciclo delle plastiche: differenze tra processi meccanici, fisici e chimici. MATERIA, Studio 01/10, CNSBII, versione 1.4.
Glossario e fonti
cnsbii.it/portale/materia/studi/riciclo-plastiche-meccanico-fisico-chimico/
cnsbii.it/portale/materia/dati/studio-01-dataset.csv
Controllo dei collegamenti e dei valori utilizzati effettuato il 29 agosto 2026.
Studio tecnico-documentale con analisi comparativa e calcoli derivati da dati pubblicati.
Le conclusioni possono essere ricontrollate risalendo alla fonte e ripetendo i calcoli M01. È questo il livello di riproducibilità previsto per lo Studio 01.