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MATERIA · Studio 02/10 · Plastiche

Pirolisi e depolimerizzazione delle plastiche

Due percorsi del riciclo chimico che partono dallo stesso problema, ma non producono necessariamente lo stesso risultato. Lo studio segue la materia dal rifiuto fino all’output realmente utilizzabile.

3 settembre 2026Michele Buscè · CNSBIIStudio tecnico-documentaleDataset aperto
Michele Buscè

Autore dello studio

Michele Buscè

Autore e responsabile della ricerca documentale e dell’analisi comparativa. Giornalista pubblicista ed educatore ambientale, coordinatore nazionale CNSBII.

Pubblicazione
3 settembre 2026
Versione
1.1
Audit fonti
3 settembre 2026
Elaborazioni
8 risultati M02

Dati della pubblicazione

Autore, versione e citazione

Citazione consigliata

Buscè, M. (2026). Pirolisi e depolimerizzazione delle plastiche. MATERIA, Studio 02/10, CNSBII, versione 1.1.

https://www.cnsbii.it/portale/materia/studi/pirolisi-depolimerizzazione-plastiche/

Sintesi

Pirolisi e depolimerizzazione vengono spesso raccolte sotto l’etichetta di riciclo chimico. La classificazione è utile, ma non deve far pensare a due processi equivalenti. La pirolisi rompe le catene polimeriche attraverso il calore, in condizioni prive o povere di ossigeno, generando normalmente una miscela di molecole. La depolimerizzazione mira invece, quando la struttura del polimero lo consente, a recuperare monomeri, oligomeri o intermedi chimici più definiti.

La differenza riguarda il materiale in ingresso, le condizioni operative, la prevedibilità dell’output, i trattamenti successivi e la possibilità che il carbonio del rifiuto torni davvero in un nuovo prodotto. Per questo MATERIA non valuta il processo soltanto nel reattore. La catena di lettura usata in questo studio è: rifiuto → preparazione → reazione → separazione → purificazione o upgrading → prodotto intermedio → destinazione finale.

Regola di lettura. Un rifiuto plastico che entra in un impianto non coincide automaticamente con la quantità di materia effettivamente riciclata. Per misurare la circolarità servono bilanci di massa, qualità dell’output e destinazione finale.

1. Pirolisi e depolimerizzazione non sono sinonimi

Il JRC considera il riciclo chimico una famiglia di tecnologie. Nel rapporto comparativo del 2023 indica tre criteri per scegliere il percorso di gestione: massimizzare il recupero di materia limitando gli impatti di processo, verificare la compatibilità tecnica tra rifiuto e tecnologia e valutare la sostenibilità economica. Questa impostazione sposta la domanda da “qual è la tecnologia migliore?” a “qual è il processo coerente con questo specifico flusso?”.

PirolisiCatena → miscela

Il calore frammenta il polimero. L’output può comprendere liquidi, gas, cere e residui solidi. La qualità dipende fortemente dal feedstock e dalle condizioni operative.

DepolimerizzazionePolimero → costituenti

Il processo cerca di rompere legami specifici per recuperare monomeri o intermedi più definiti, da purificare e reimpiegare.

La distinzione è importante perché la parola “olio” non equivale a “monomero”. Un olio di pirolisi può richiedere stabilizzazione, rimozione dei contaminanti, idrotrattamento e successivo cracking. Un monomero recuperato per depolimerizzazione può essere più vicino alla materia prima della polimerizzazione, ma richiede comunque separazione e purificazione.

2. Cosa avviene nella pirolisi

Polietilene e polipropilene sono formati soprattutto da carbonio e idrogeno organizzati in lunghe catene. Quando vengono riscaldati in condizioni di pirolisi, le catene si spezzano in frammenti di diversa lunghezza. Una parte può condensare in liquidi o cere, una parte resta gassosa e una parte può contribuire a residui carboniosi.

Non esiste una resa unica valida per “la pirolisi”. Temperatura, velocità di riscaldamento, tempo di permanenza, pressione, geometria del reattore, catalizzatori e composizione del feedstock modificano la distribuzione dei prodotti. Anche due impianti con la stessa capacità nominale possono produrre output diversi se ricevono rifiuti con composizione differente.

VariabileCosa può cambiarePerché conta
PolimeroDistribuzione dei frammentiPE, PP, PS, PET e PVC non hanno la stessa chimica
ContaminazioneQualità e stabilità dell’olioCloro, azoto, ossigeno, metalli e cariche possono richiedere trattamento
Temperatura e permanenzaRapporto tra gas, liquidi, cere e solidiModificano il grado di cracking
CatalizzatoreVelocità e selettivitàPuò orientare i prodotti ma può disattivarsi o contaminarsi
UpgradingSpecifiche del prodottoDetermina se l’output è compatibile con usi petrolchimici

3. La depolimerizzazione segue una strada diversa

La depolimerizzazione è particolarmente interessante per polimeri nei quali esistono legami che possono essere attaccati in modo relativamente selettivo. Il PET è uno dei casi più studiati. Glicolisi, metanolisi e idrolisi utilizzano reagenti e condizioni differenti per rompere la struttura del poliestere e ottenere composti che possono rientrare nella sintesi del materiale.

Lo studio di McNeeley e Liu del 2024 mette in evidenza un punto spesso sottovalutato: la reazione non è l’intero processo. In un impianto reale contano separazione, recupero del solvente, purificazione, gestione delle impurità e riciclo dei reagenti. Una conversione elevata ottenuta nel reattore non dimostra da sola la prestazione industriale complessiva.

Percorso PETPrincipioIndicazione emersa dalla modellazione ACS
GlicolisiReazione con glicolePiù semplice e meno energivora quando la purificazione è relativamente semplice
MetanolisiReazione con metanoloPuò diventare interessante quando le esigenze di purificazione aumentano
IdrolisiRottura tramite acqua in condizioni specificheNel modello analizzato risulta strutturalmente più complessa ed energivora

4. Il feedstock viene prima della tecnologia

Parlare genericamente di “plastica” nasconde una parte decisiva del problema. PE e PP sono poliolefine. PET contiene ossigeno. Le poliammidi introducono azoto. Il PVC contiene cloro. Additivi, pigmenti, riempitivi minerali, metalli e residui organici possono aggiungere altre sostanze. Questa composizione influenza corrosione, fouling, coke, stabilità del prodotto e vita dei catalizzatori.

Il JRC segnala che l’olio destinato a successivi processi petrolchimici deve rispettare specifiche stringenti. In particolare, alcuni contaminanti possono rendere necessari pretrattamenti e upgrading. Ne deriva una regola pratica: un processo capace di accettare una miscela non è necessariamente capace di trasformarla tutta in materia di uguale valore.

Attenzione alle capacità nominali. La capacità autorizzata o dichiarata di un impianto descrive quanto materiale può essere alimentato, non quanta materia circolare di qualità viene restituita al mercato.

5. PE e PP: perché la pirolisi viene studiata per le poliolefine

PE e PP sono tra i materiali più frequentemente associati alla pirolisi perché la loro struttura idrocarburica può generare miscele di idrocarburi utilizzabili come intermedi, dopo adeguato trattamento. Questo non significa che ogni rifiuto in PE o PP sia automaticamente un buon feedstock. Film sporchi, multistrato, residui alimentari, etichette, adesivi e frazioni non poliolefiniche cambiano il processo.

Il vantaggio potenziale è la possibilità di trattare alcune frazioni che non raggiungono la qualità richiesta dal riciclo meccanico. Il limite è che la trasformazione molecolare allontana il materiale dalla struttura originaria e richiede ulteriori passaggi prima dell’eventuale ritorno a nuova plastica.

6. PS: un caso nel quale la chimica può cambiare il confronto

Il polistirene merita un trattamento separato. Nello scenario JRC analizzato nello Studio 01, la depolimerizzazione assistita da pirolisi mostra un indicatore climatico netto migliore del riciclo meccanico, pur presentando una resa del prodotto principale inferiore. Il risultato sembra controintuitivo soltanto se si considera la resa come unico parametro.

Nell’LCA conta anche quale prodotto viene sostituito e con quale fattore di sostituzione. Un output più vicino allo stirene vergine può ricevere nel modello un credito diverso rispetto a un rigranulato con prestazioni più limitate. Questo è il motivo per cui MATERIA separa sempre resa, qualità e funzione del prodotto.

7. PET: perché la depolimerizzazione può avere senso

Nel PET il recupero di monomeri o intermedi consente, almeno in linea di principio, di superare alcuni limiti della degradazione meccanica e di affrontare flussi nei quali colore, proprietà o contaminazioni rendono più complesso il riuso diretto del polimero. Ma il vantaggio dipende dal livello di purezza richiesto, dai consumi di reagenti, dall’energia, dai sistemi di separazione e dal recupero dei solventi.

Nel caso modellato dal JRC per imballaggi PET selezionati, la resa indicata per il riciclo meccanico è 88% e quella per la glicolisi parziale 86%. La differenza è piccola, ma i prodotti e le catene operative non sono equivalenti. Confrontare soltanto i due numeri di resa cancellerebbe proprio la differenza tecnologica che bisogna comprendere.

8. PVC e altri eteroatomi: il problema dei contaminanti

Il cloro del PVC è uno degli esempi più chiari. Durante il trattamento termico possono formarsi composti clorurati e acido cloridrico, con conseguenze su corrosione, qualità dei prodotti e necessità di rimozione. Anche azoto e ossigeno provenienti da altri polimeri o additivi possono modificare la composizione dell’olio e complicare l’uso a valle.

Per questo una linea che dichiara di trattare “plastiche miste” deve essere letta attraverso una specifica di accettazione del feedstock: percentuali ammesse di PVC, PET, PA, umidità, inerti, metalli, sostanze organiche e altri contaminanti. Senza questa informazione la parola “misto” è troppo generica per una valutazione tecnica.

9. Catalizzatori: selettività, ma anche nuova complessità

I catalizzatori possono accelerare le reazioni, abbassare alcune temperature operative o orientare la distribuzione dei prodotti. Ma sono componenti del processo e non scorciatoie. Possono disattivarsi per coke o contaminanti, richiedere rigenerazione, generare consumi aggiuntivi e imporre ulteriori separazioni.

La valutazione deve quindi comprendere vita utile, recupero, rigenerazione, sostituzione e gestione del catalizzatore esausto. Una resa misurata su materiale pulito in laboratorio non descrive necessariamente il comportamento con rifiuti reali per migliaia di ore di esercizio.

10. L’olio di pirolisi non è automaticamente nafta

Il prodotto liquido ottenuto dalla pirolisi può essere descritto genericamente come “olio”. Ma la compatibilità con uno steam cracker o con altri impieghi petrolchimici dipende da composizione, stabilità, contenuto di contaminanti e specifiche del ricevente. In alcuni casi il prodotto viene miscelato con feed fossile; in altri richiede idrotrattamento o altre operazioni di upgrading.

Questo passaggio è centrale per il prossimo Studio 03. Per ricostruire il bilancio di massa non basta pesare il liquido in uscita dal reattore. Bisogna seguire anche la quota eliminata durante purificazione e upgrading e verificare quanta parte arriva effettivamente a sostituire materia prima.

11. Quando possiamo chiamarlo riciclaggio

La direttiva quadro europea sui rifiuti definisce il riciclaggio come il ritrattamento dei rifiuti per ottenere prodotti, materiali o sostanze. Esclude espressamente il recupero energetico e il ritrattamento finalizzato a materiali utilizzati come combustibili. Ne deriva una distinzione fondamentale per le tecnologie termochimiche: la stessa operazione di pirolisi può produrre un intermedio destinato a percorsi materiali oppure un prodotto destinato all’energia, ma le due destinazioni non hanno lo stesso significato nella gerarchia dei rifiuti.

Per gli aspetti giuridici deve essere sempre verificato il testo ufficiale vigente e l’inquadramento concreto dell’impianto e dell’output. MATERIA utilizza qui la definizione europea solo come criterio generale di lettura.

12. Il nodo economico nel 2026

Il JRC ha pubblicato il 22 luglio 2026 una valutazione aggiornata sulla sostenibilità economica del riciclo chimico nell’Unione europea, con particolare attenzione a pirolisi e solvolisi. La conclusione è prudente: nel quadro analizzato il riciclo chimico non raggiunge ancora la parità di costo con la produzione di plastica vergine, anche se può avere un ruolo nel soddisfare la domanda di contenuto riciclato prevista dalle politiche europee.

Il dato impedisce due semplificazioni opposte. Non è corretto presentare il riciclo chimico come economicamente risolto; non è corretto nemmeno considerarlo privo di funzione programmata. Il risultato dipende dal prezzo del feedstock, dall’energia, dalla scala, dal valore dell’output, dai costi di purificazione e dal quadro regolatorio.

Elaborazioni CNSBII

Le elaborazioni M02 usano valori pubblicati nelle fonti citate. Ogni risultato mantiene separati dato originario e calcolo CNSBII. Non sono misure di un impianto specifico.

A. Energia della depolimerizzazione PET: conversione dell’intervallo ACS

McNeeley e Liu stimano per un processo completo di depolimerizzazione del PET un ordine di grandezza energetico tra 6.000 e 10.000 kJ per kg di PET.

Risultato derivato CNSBII · M02-011,67 MWh/t
6.000 kJ/kg × 1.000 kg/t ÷ 3.600.000 kJ/MWh = 1,67 MWh/t

Conversione del limite inferiore dell’intervallo ACS. Non rappresenta il consumo di qualsiasi impianto.

Risultato derivato CNSBII · M02-022,78 MWh/t
10.000 kJ/kg × 1.000 kg/t ÷ 3.600.000 kJ/MWh = 2,78 MWh/t

Conversione del limite superiore dell’intervallo modellizzato.

Ampiezza dell’intervallo · M02-031,11 MWh/t
2,78 − 1,67 = 1,11 MWh/t

La differenza mostra quanto configurazione, separazione e purificazione possano incidere sul fabbisogno del processo modellato.

B. PET: resa e indicatore climatico nel confronto JRC

Resa · M02-042 punti

88% meccanico − 86% glicolisi parziale = 2 punti percentuali.

Clima · M02-05222 kg CO₂-eq/t

1.933 − 1.711 = 222 kg CO₂-eq/t di differenza tra i benefici netti dei due scenari JRC.

Rapporto tra i benefici netti · M02-0688,5%
1.711 ÷ 1.933 × 100 = 88,5%

Nel caso JRC, il beneficio climatico attribuito alla glicolisi parziale equivale a circa l’88,5% del beneficio attribuito al riciclo meccanico. Non è una graduatoria generale.

C. PS: quando resa e indicatore climatico non danno la stessa graduatoria

Differenza indicatore clima · M02-07229 kg CO₂-eq/t
667 − 438 = 229 kg CO₂-eq/t

Nel caso PS del JRC, la depolimerizzazione assistita da pirolisi presenta un beneficio netto maggiore di 229 kg CO₂-eq/t rispetto al meccanico.

Differenza di resa · M02-0823 punti
70% − 47% = 23 punti percentuali

La resa del rigranulato meccanico è più alta nel caso JRC, mentre l’indicatore climatico favorisce il percorso chimico. Il confronto mostra perché resa e sostituzione di prodotto devono essere lette insieme.

Messaggio dei calcoli. La tecnologia con la resa più alta non è automaticamente quella con il miglior risultato LCA, e viceversa. La qualità dell’output e il prodotto sostituito possono cambiare la graduatoria.

13. Matrice di lettura delle tecnologie

ProcessoFeedstock coerenteObiettivoOutputCriticità da verificare
Pirolisi PE/PPPoliolefine selezionate o miscele compatibiliConversione molecolareOlio, gas, cere, residuiContaminanti, upgrading, qualità e destinazione dell’olio
Depolimerizzazione PSPS sufficientemente selezionatoRecupero di stirene e aromaticiStirene e frazioni secondariePurezza, separazione, resa complessiva
Glicolisi PETPETRottura selettivaIntermedi riutilizzabiliPurificazione, solvente, catalizzatore
Metanolisi PETPETRecupero di costituentiIntermedi/monomeriRecupero metanolo, separazione, pressione
Idrolisi PETPETRecupero dei costituentiAcido tereftalico ed etilenglicole secondo il processoEnergia, reagenti, purificazione

14. Cosa chiedere quando viene presentato un impianto

Una capacità nominale espressa in tonnellate annue non basta per valutare un progetto. Una verifica tecnica dovrebbe ricostruire almeno:

  1. composizione e specifica di accettazione del feedstock;
  2. pretrattamenti e scarti prima del reattore;
  3. massa realmente alimentata;
  4. energia, acqua, reagenti e catalizzatori;
  5. quantità di liquidi, gas, cere e solidi;
  6. emissioni, reflui e residui;
  7. perdite nell’upgrading e nella purificazione;
  8. qualità finale del prodotto;
  9. destinazione materiale o energetica;
  10. quota di materia vergine realmente sostituita.

Lo schema consente di confrontare impianti che altrimenti potrebbero presentare indicatori scelti in modo diverso. È anche la base dello Studio 03, dedicato ai bilanci di massa dell’olio di pirolisi.

15. Conclusioni

Pirolisi e depolimerizzazione possono avere un ruolo in una strategia di gestione delle plastiche, ma non possono essere valutate come una tecnologia unica. La depolimerizzazione è più coerente quando la chimica del polimero consente di recuperare costituenti definiti. La pirolisi può trattare altre frazioni attraverso una decomposizione termica più profonda, ma genera una miscela che può richiedere passaggi importanti prima dell’eventuale ritorno a nuova plastica.

Il confronto JRC tra PET e PS mostra inoltre che non esiste una classifica fissa. Nel PET modellato il riciclo meccanico mantiene un vantaggio climatico sulla glicolisi parziale; nel PS modellato la depolimerizzazione assistita da pirolisi presenta un vantaggio sul meccanico. La resa, da sola, non spiega questa inversione.

La domanda da usare per i prossimi studi di MATERIA è quindi: per quale rifiuto, con quale processo, con quale resa, quale consumo, quale qualità dell’output e quale destinazione finale?

Autore

Autore e responsabilità della ricerca

Ricerca documentale, analisi comparativa, elaborazioni M02 e redazione dello studio. Il lavoro distingue dati pubblicati dalle fonti e calcoli derivati CNSBII.

Michele Buscè

Michele Buscè

Giornalista pubblicista ed educatore ambientale, coordinatore nazionale CNSBII. Nello Studio 02 cura la ricerca documentale, l’analisi comparativa, le elaborazioni M02 e la redazione finale.

Ruolo dichiaratoAutore e responsabile della ricerca documentale e dell’analisi comparativa.
AmbitoStudio tecnico-documentale con dati pubblicati, confronto tra processi e limiti dichiarati.
Elaborazioni M02Calcoli riproducibili, non dati sperimentali originali.
Base documentaleFonti istituzionali, normativa UE e letteratura tecnico-scientifica.

Glossario dello studio

Parole e sigle usate nel testo

CO₂-eq
Unità che esprime l’effetto climatico di diversi gas serra come quantità equivalente di anidride carbonica.
Credito di sostituzione
Beneficio attribuito in un’analisi quando un materiale recuperato evita, in tutto o in parte, la produzione di materiale vergine.
Depolimerizzazione
Processo che rompe le catene di un polimero per ottenere molecole più piccole, spesso monomeri o intermedi chimici.
Feedstock
Materiale in ingresso utilizzato come alimentazione di un processo industriale. Nel riciclo può essere una specifica frazione di rifiuti plastici.
JRC
Joint Research Centre, il servizio scientifico e di conoscenza della Commissione europea.
LCA
Life Cycle Assessment: metodo per valutare gli impatti ambientali associati alle diverse fasi del ciclo di vita di un prodotto o processo.
Materia vergine
Materia prima non proveniente da riciclo, utilizzata per produrre un materiale o un prodotto nuovo.
Mix energetico
Combinazione delle diverse fonti usate per produrre l’energia consumata in un territorio o in uno scenario di analisi.
Monomero
Molecola relativamente piccola che può legarsi ad altre molecole simili formando un polimero.
Output
Materiale o flusso che esce da un processo: può essere un prodotto, un sottoprodotto, un residuo, un refluo o un’emissione.
PE
Polietilene, famiglia di polimeri molto diffusa in film, flaconi, tubazioni e numerosi imballaggi.
PET
Polietilene tereftalato, polimero molto usato per bottiglie, vaschette, fibre tessili e altri prodotti.
Pirolisi
Decomposizione termica di materiali in assenza o forte carenza di ossigeno, con produzione di gas, liquidi e frazioni solide.
Plastic-to-plastic
Percorso nel quale il materiale plastico recuperato torna a essere materia per produrre nuova plastica.
Polimero
Sostanza formata da lunghe catene di unità molecolari ripetute. Molte plastiche sono materiali polimerici.
PS
Polistirene, polimero utilizzato in prodotti rigidi e, in forma espansa, in imballaggi e isolamento.
Resa
Rapporto tra la quantità utile ottenuta da un processo e la quantità di materiale alimentata, secondo il perimetro definito.
Riciclo chimico
Insieme di processi che modificano la struttura chimica dei polimeri per ottenere monomeri, intermedi o altre materie utilizzabili.
Scenario
Insieme definito di condizioni e ipotesi usato per calcolare o confrontare un risultato.
Solvolisi
Reazione chimica nella quale un solvente partecipa alla rottura del polimero, permettendo di recuperare monomeri o altri intermedi.
Upgrading
Trattamento successivo che migliora purezza, composizione o caratteristiche di un prodotto intermedio per renderlo adatto all’uso previsto.

Consulta il glossario completo di MATERIA →

Limiti dello studio

  • I valori riportati provengono da impianti, modelli, scenari e letteratura con condizioni differenti e non devono essere trasferiti automaticamente a un impianto specifico.
  • Le rese dipendono da composizione e preparazione del feedstock, tecnologia, condizioni operative e definizione del prodotto principale.
  • Gli indicatori LCA dipendono dai confini del sistema, dal mix energetico, dai prodotti sostituiti e dai fattori di sostituzione.
  • L’intervallo 6.000–10.000 kJ/kg PET deriva dalla modellazione ACS citata e non è un valore universale per ogni depolimerizzazione.
  • Il confronto economico JRC 2026 riguarda il contesto europeo analizzato e può cambiare con prezzi, regole, scala e qualità dell’input.
  • La qualificazione normativa dell’output dipende anche dalla destinazione concreta. Per applicazioni giuridiche deve essere verificato l’atto ufficiale vigente.

Fonti e riproducibilità

Le fonti elencate costituiscono la base documentale dello Studio 02. Le elaborazioni M02 sono disponibili nel CSV con formula, unità, interpretazione e limite.

Joint Research Centre (European Commission) · 2023

Environmental and economic assessment of plastic waste recycling

Confronto ambientale ed economico tra riciclo meccanico, fisico, chimico e recupero energetico. È la base dei casi PET e PS richiamati nello studio.

Raggiungibile al controllo · controllo 2026-09-03

Apri la fonte · PDF ufficiale · DOI
American Chemical Society · Industrial & Engineering Chemistry Research · 2024

Assessment of PET Depolymerization Processes for Circular Economy. 1. A Review of Chemical Recycling of PET

Revisione tecnico-industriale di glicolisi, metanolisi e idrolisi del PET, con attenzione anche a separazione e purificazione.

Raggiungibile al controllo · controllo 2026-09-03

Apri la fonte · DOI
American Chemical Society · Industrial & Engineering Chemistry Research · 2024

Assessment of PET Depolymerization Processes for Circular Economy. 2. Process Design Options and Process Modeling Evaluation

Modellazione di processi completi di metanolisi, glicolisi e idrolisi. Riporta un ordine di grandezza energetico di 6.000–10.000 kJ/kg PET.

Raggiungibile al controllo · controllo 2026-09-03

Apri la fonte · DOI
American Chemical Society · Chemical Reviews · 2024

Depolymerization within a Circular Plastics System

Revisione sulla depolimerizzazione nel sistema circolare delle plastiche e sul recupero di monomeri o intermedi per materiali di qualità elevata.

Raggiungibile al controllo · controllo 2026-09-03

Apri la fonte · DOI
Joint Research Centre (European Commission) · 2026

Economic viability of chemical recycling: Current and future perspectives

Valutazione aggiornata della sostenibilità economica del riciclo chimico nell’UE, con focus su pirolisi e solvolisi.

Raggiungibile al controllo · controllo 2026-09-03

Apri la fonte · DOI
Unione europea · EUR-Lex · testo consolidato consultato 2026

Direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti · definizione di riciclaggio

Riferimento normativo per distinguere riciclaggio, recupero di materia e recupero energetico. La destinazione a combustibile non rientra nella definizione di riciclaggio.

Raggiungibile al controllo · controllo 2026-09-03

Apri la fonte
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