Una sintesi tecnica e divulgativa, con link all’analisi completa
Il Grande Progetto Sarno viene spesso raccontato attraverso singoli cantieri o comunicazioni episodiche. Eppure, la domanda che conta è un’altra: cosa è verificabile oggi, con fonti pubbliche, quando si parla di risanamento del bacino del Sarno?
Una risposta operativa arriva dall’analisi pubblicata su michelebusce.it, firmata da Michele Buscè. Il lavoro ricompone ciò che risulta consultabile nelle fonti istituzionali e mette in chiaro ciò che, invece, resta ancora poco leggibile sul piano informativo. L’obiettivo non è “promuovere” un punto di vista, ma costruire un quadro controllabile, utile anche per chi fa monitoraggio civico e lettura dei dati ambientali.
Grande Progetto Sarno: il perimetro reale tra opere e programma
Nel linguaggio comune si usa “Grande Progetto Sarno”. Negli atti, però, il perimetro è più ampio e riguarda un programma di risanamento e riqualificazione del bacino idrografico del Sarno, che combina opere di collettamento e depurazione con interventi e scelte legate anche alla gestione del rischio. Di conseguenza, non ha senso cercare una “pagella” in un solo numero. Serve mettere insieme pezzi diversi, nello stesso periodo, con lo stesso metodo.
L’analisi sintetizza questo punto in modo chiaro: i cantieri contano, ma contano di più quando sono collegati a un sistema che funziona, con reti che intercettano i reflui e impianti che lavorano a regime. È qui che la discussione diventa concreta.
Dati ARPAC e monitoraggi: perché non basta dire “si è fatto”
Un altro snodo riguarda i monitoraggi pubblici. Per leggere la qualità delle acque servono stazioni, parametri e cicli di controllo. In Campania, i riferimenti passano dai monitoraggi istituzionali e dai quadri di valutazione previsti dalla normativa sulle acque. Tuttavia, un punto resta decisivo: opere realizzate e miglioramento della qualità del corpo idrico non coincidono automaticamente. Perciò è necessario distinguere tra avanzamenti comunicati e riscontro ambientale misurabile nel tempo.
In questo senso, il contributo dell’articolo di Buscè sta proprio nel metodo. Ricompone fonti e dati senza scorciatoie. Inoltre segnala, quando serve, i limiti di ciò che è disponibile pubblicamente.
Per il monitoraggio civico, questa impostazione è utile perché rende più semplice orientarsi tra documenti, comunicati e dataset. E riduce il rischio di letture “a impressione”.
Campania, nuova legge su fiumi e cave: cosa cambia
Intervento di ripristino dell’officiosità idraulica: movimentazione inerti per la sicurezza, non attività estrattiva (art. 1 L.R. Campania 24/2025).
NAPOLI — Con la pubblicazione sul Bollettino UfficialeBURC n. 74 del 17 ottobre 2025 è in vigore la Legge regionale 16 ottobre 2025, n. 24, che interviene sulla manutenzione dei corsi d’acqua, sulla riqualificazione delle cave e sul regime dei contributi e delle garanzie economiche connessi all’attività estrattiva. La norma aggiorna e modifica la L.R. 13 dicembre 1985, n. 54 sulla coltivazione di cave e torbiere (testo vigente) e apre un capitolo attuativo che coinvolgerà uffici tecnici, autorità idrauliche e operatori.
Il cuore del provvedimento è l’inquadramento degli interventi in alveo: la movimentazione e l’asportazione di inerti da alvei e aree golenali sono ammesse esclusivamente per ripristinare l’officiosità idraulica e la sicurezza, e non costituiscono attività estrattiva in senso industriale. Per procedere è richiesto un progetto tecnico che includa lo studio del trasporto solido e della dinamica d’alveo, la quantificazione dei volumi, le modalità di prelievo e stoccaggio, i controlli topografici in corso d’opera, la verifica della qualità dei materiali secondo il D.Lgs. 152/2006 – Codice dell’Ambiente e le misure di compensazione ecologica. Il titolo autorizzativo è rilasciato dall’autorità idraulica competente, previo parere dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale (ADB) e, nei casi non riconducibili alla mera movimentazione, dell’ARPAC.
Sul piano economico e amministrativo la legge aggiorna il contributo dovuto per l’attività estrattiva, legandolo a volume e tipologia dei materiali e vincolandone l’utilizzo: 70% ai Comuni per interventi ambientali nell’intorno dei siti, 30% alla Regione per adempimenti e gestione delle aree protette. Sono previste premialità per gli operatori che adottano sistemi di gestione e monitoraggio, nonché mora, decadenza e prescrizione in caso di mancato versamento. Parallelamente viene istituito un programma regionale di riqualificazione per cave abbandonate, abusive o dismesse: qualora i proprietari non intervengano, la Regione può attivare rilievi, occupazioni temporanee, acquisizioni al patrimonio indisponibile ed eventuali espropri, con riferimento al R.D. 29 luglio 1927, n. 1443.
Capitolo pianificazione: si riavvia l’aggiornamento del PRAE – Piano Regionale delle Attività Estrattive (pagina informativa) con la possibilità, in casi motivati, di procedure temporanee (durata massima due anni) per coprire fabbisogni urgenti, anche connessi al PNRR. Un punto operativo è fissato in agenda: entro 120 giorni la Giunta regionale dovrà adottare criteri per garanzie e contributi, indirizzi operativi su qualità e tracciabilità dei materiali e linee guida per le compensazioni negli interventi in alveo. L’attuazione di questi atti determinerà il grado di uniformità applicativa sul territorio.
Nel dibattito pubblico è emersa l’ipotesi di un “gestore unico” per le lavorazioni in alveo; il testo non dispone la nomina di alcun soggetto unico. La procedura rimane quella ordinaria: ente competente, rilascio del titolo da parte dell’autorità idraulica, pareri di ADB e ARPAC e successiva selezione dell’operatore attraverso procedura di gara oppure, solo quando ne sussistono i presupposti, affidamento in‑house secondo il D.Lgs. 36/2023 – Codice dei contratti pubblici.
Nel contesto campano la norma si inserisce in bacini caratterizzati da elevata dinamica sedimentaria e infrastrutturazioni complesse (Sarno, Sele, Volturno, Regi Lagni). Il provvedimento rende più espliciti alcuni requisiti tecnici (studio del trasporto solido, tracciabilità dei materiali, compensazioni ecologiche) e introduce strumenti economici e amministrativi per la riqualificazione delle cave. Accanto agli elementi di rilievo, il CNSBII segnala alcuni punti di attenzione: la necessità che gli atti della Giunta arrivino entro i tempi, per evitare applicazioni disomogenee; il corretto presidio delle procedure temporanee per fabbisogni urgenti, per non trasformare la riqualificazione in attività estrattiva di fatto; l’opportunità di definire finestre ecologiche per i periodi sensibili (frega ittica, nidificazione, migrazione); l’utilità di un portale open data che pubblichi progetti, pareri, quantità movimentate, analisi di qualità e destinazioni dei materiali; l’adozione di criteri oggettivi (indicatori morfologici) per l’innesco e il dimensionamento degli interventi; l’istituzione di un monitoraggio indipendente con rilievi pre‑durante‑post e report pubblici; l’evoluzione della tracciabilità digitale dei flussi da alveo interoperabile con il catasto cave/PRAE; l’introduzione di clausole anti‑incentivo sull’eventuale esubero (priorità alle opere pubbliche del bacino, limiti percentuali e regole sulle movimentazioni extra‑bacino). In questo quadro, le Linee guida regionali 2009 sulle movimentazioni litoidi e gli aggiornamenti del PRAE costituiscono riferimenti utili per orientare i cantieri.
Il provvedimento richiama e si coordina con la normativa nazionale ed europea di settore: oltre alla cornice del D.Lgs. 152/2006 e del D.Lgs. 36/2023, restano di riferimento la Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE e la Direttiva Alluvioni 2007/60/CE per la pianificazione di bacino e la gestione del rischio, mentre per gli aspetti espropriativi e concessori si rimanda al R.D. 1443/1927. La pagina dell’Autorità di Bacino Distrettuale (ADB) e il sito di ARPAC offrono il contesto tecnico e i procedimenti correlati.
Masseria Tortora, bonifica riattivata: il CNSBII sollecita e ottiene la Conferenza del 23 luglio
Dopo oltre due anni di silenzio istituzionale, emergono finalmente elementi concreti sulla procedura di bonifica dell’ex discarica comunale in località Masseria Tortora, situata nel Comune di San Marzano sul Sarno (SA), e classificata con Codice SIN 5122S001. Un sito incluso nella Tabella 4.bis.3 del Piano Regionale di Bonifica, relativo all’ex SIN “Bacino Idrografico del fiume Sarno”.
Tutto parte dal Decreto Dirigenziale n. 164 del 19 maggio 2022, con cui la Regione Campania approvava il Piano di Caratterizzazione ambientale del sito, imponendo al Comune la presentazione dell’Analisi di Rischio entro sei mesi, cioè entro novembre 2022, in applicazione dell’art. 242 del D.Lgs. 152/2006.
Ma da allora, nessun aggiornamento è stato pubblicato nei canali ufficiali, né sul portale regionale STAP Ecologia, né sul sito del Comune. Nessuna informazione sull’avanzamento delle attività tecniche o sull’effettiva convocazione di una Conferenza di Servizi.
È in questo contesto che interviene il Corpo Civico Nazionale delle Sentinelle dei Bacini Idrografici Italiani (CNSBII), che ha tra i suoi obiettivi la tutela ambientale e la vigilanza civica attiva.
Il 14 giugno 2025, il CNSBII ha inoltrato una richiesta formale di aggiornamento tramite PEC a Regione Campania, Comune di San Marzano sul Sarno, Ministero dell’Ambiente e Ente Parco Regionale del Bacino Idrografico del Fiume Sarno. Una richiesta chiara, documentata, basata sul diritto di accesso civico generalizzato previsto dal D.Lgs. 33/2013 e dalla Convenzione di Aarhus.
La risposta ufficiale è arrivata con nota prot. n. 300631 del 26 giugno 2025, firmata dal Dirigente Antonello Barretta. Per la prima volta, è stata fatta chiarezza su quanto avvenuto negli anni precedenti:
Tutte le attività del Piano di Caratterizzazione sono state regolarmente svolte, come previsto dal D.D. 164/2022.
L’ARPAC di Salerno ha validato gli esiti della caratterizzazione con nota prot. n. 54988 del 7 settembre 2023, a seguito della verifica sulla terza aliquota dei campioni di suolo.
In data 16 ottobre 2023, la Regione ha acquisito l’Analisi di Rischio sito-specifica.
Il 25 ottobre 2023, è stato formalmente avviato il procedimento, con convocazione di una prima Conferenza di Servizi fissata per il 6 dicembre 2023, poi sospesa per richiesta di integrazioni.
Oggi, la procedura è riattivata: la nuova Conferenza di Servizi è fissata per il giorno 23 luglio 2025.
Il ruolo del CNSBII: vigilanza civica, non protagonismo
Il CNSBII non rivendica un merito formale, ma prende atto che solo dopo la propria istanza pubblica e documentata, la Regione ha reso disponibile un riepilogo ufficiale delle attività svolte e delle convocazioni fissate. Prima di allora, nessun documento pubblico era stato diffuso.
In qualità di soggetto collettivo portatore di interesse civico ambientale, il CNSBII ritiene che ogni procedura di bonifica debba avvenire nel rispetto dei principi di:
trasparenza dell’azione amministrativa;
partecipazione pubblica alle decisioni ambientali;
diritto di verifica civica e accesso ai dati ambientali.
Per questo, il CNSBII intende formalmente chiedere di partecipare alla Conferenza di Servizi come osservatore civico, o in alternativa trasmettere osservazioni tecniche scritte prima della data fissata.
“Una bonifica non è solo un’attività tecnica: è un atto di giustizia ambientale. E la giustizia esige presenza, verifica, responsabilità condivisa” – le dichiarazioni del Coordinatore Nazionale Michele Buscè.
Le osservazioni in preparazione
Il Coordinamento nazionale CNSBII sta attualmente predisponendo una nota di osservazioni tecniche. Il documento sarà trasmesso prima del 20 luglio 2025 agli enti convocati alla Conferenza, inclusi Comune, Regione, ARPAC e Provincia.
Prossimi sviluppi
Il CNSBII continuerà a seguire la vicenda con il consueto spirito civico, documentando pubblicamente ogni avanzamento. Se necessario, attiverà ulteriori strumenti di accesso e vigilanza democratica, anche presso il Ministero dell’Ambiente o presso la Prefettura competente.
La trasparenza non è un favore. È un obbligo normativo e morale. E ogni discarica bonificata è anche un debito restituito al territorio.
Fiume Sele trasformato in cloaca: blitz GdF smaschera sversamenti
Operazione Silarus: la Guardia di Finanza scopre un disastro ambientale
La Guardia di Finanza, su incarico della Procura della Repubblica di Salerno, ha condotto l’Operazione Silarus, un’indagine ambientale che ha fatto emergere un quadro inquietante. Diverse aziende bufaline operanti tra le province di Salerno e Avellino avrebbero scaricato ogni giorno, senza alcun trattamento, circa 80 tonnellate di deiezioni animali direttamente nel fiume Sele.
Il personale del Reparto Operativo Aeronavale di Napoli ha monitorato l’intero corso del fiume utilizzando droni ed elicotteri. Il team ha documentato la presenza di liquami e chiazze di inquinamento fino alle acque marine del litorale campano.
Sequestri e denunce: numeri allarmanti
La Sezione Operativa Navale di Salerno ha eseguito 84 sopralluoghi e ha rilevato irregolarità in oltre il 95% dei casi. Gli accertamenti hanno portato a 79 sequestri penali, interessando più di 725.000 metri quadrati di aree lungo il fiume. Le stesse zone risultavano edificate o occupate in modo illecito.
Le autorità hanno denunciato 100 persone alle Procure di Salerno e Avellino. I titolari delle tre aziende zootecniche risultano tra i principali indagati per reati ambientali. Inoltre, le forze dell’ordine hanno scoperto circa 700 metri quadrati di stalle abusive, costruite in aree vincolate paesaggisticamente e prive di qualsiasi autorizzazione.
Inquinamento marino e sequestri di pesce contaminato
I liquami scaricati nel fiume hanno raggiunto le acque marine di Salerno, Battipaglia, Eboli e Capaccio-Paestum, causando inquinamento diretto del litorale. Le pattuglie navali hanno effettuato numerosi campionamenti, confermando la presenza di sostanze organiche potenzialmente pericolose.
Durante i controlli, la Guardia di Finanza ha anche sequestrato prodotti ittici pescati nelle aree contaminate. Gli esperti li hanno considerati non idonei al consumo umano, a causa della provenienza da acque compromesse.
Rafforzamento dei controlli estivi
In vista della stagione turistica, la Guardia di Finanza ha annunciato un potenziamento delle attività di sorveglianza costiera. I controlli si concentreranno sulle aree ad alta densità di bagnanti, comprese quelle frequentate da imbarcazioni di lusso e da grandi yacht.
Questa operazione rappresenta un punto di svolta. Le autorità puntano a ristabilire la legalità ambientale, tutelare la salute pubblica e salvaguardare l’immagine di un territorio che, per la sua bellezza naturale, merita ben altro trattamento.
Torrente Solofrana in secca: compromesso il deflusso minimo vitale
Il torrente Solofrana sta vivendo una delle crisi idriche più gravi degli ultimi anni. A partire dal 6 giugno 2025, un lungo tratto dell’alveo risulta completamente asciutto, privo di qualsiasi deflusso naturale. Questa situazione ha causato l’interruzione del deflusso minimo vitale (DMV), ovvero della quantità d’acqua necessaria a garantire la sopravvivenza della vita acquatica e l’equilibrio ecologico dell’intero corso fluviale.
La secca si estende per circa 12,4 chilometri, iniziando poco dopo il depuratore di Solofra e proseguendo ininterrottamente fino al confine tra i comuni di Mercato San Severino e Castel San Giorgio, dove le acque depurate immesse dal depuratore consortile restituiscono al torrente un flusso parziale.
Parte iniziale in seccaParte di mezzo in SeccaParte finale in Secca
Il punto esatto dove inizia la secca è stato localizzato nel territorio di Montoro (AV), in corrispondenza delle coordinate 📍 40°49’43.7″N 14°48’48.9″E – Google Maps (40.828795, 14.813594)
Da quel punto, il torrente resta in secca per tutta la valle attraversata da Montoro fino all’area di confine tra Mercato San Severino e Castel San Giorgio, dove si colloca il punto di ripresa del flusso: 📍 40°46’33.8″N 14°42’41.3″E – Google Maps (40.776060, 14.711470)
La mancanza di DMV non è solo un fatto idraulico. È un’alterazione profonda dell’ecosistema: pesci e anfibi sono scomparsi, le pozze residue si sono prosciugate, la vegetazione riparia sta collassando. Lungo l’intero tratto interessato si percepisce la desertificazione progressiva dell’ambiente fluviale. Questa condizione costituisce una violazione ambientale disciplinata dal D.lgs. 152/2006, che impone il mantenimento di una portata minima per tutti i corsi d’acqua soggetti a prelievi o regolazioni.
Nel tratto montano, il torrente Solofrana trae origine da tre sorgenti principali: Bocche Soprane, Bocche Sottane e Pozzillo (detta anche Pietra della Madonna). Queste sorgenti, localizzate nel comprensorio montano di Solofra, storicamente garantivano una portata idrica sufficiente, ma oggi risultano in parte captate o fortemente ridotte, al punto da non assicurare più un flusso continuo verso valle.
La prima ripresa visibile della corrente si ha solo nei pressi del depuratore di Mercato San Severino, dove le acque trattate vengono scaricate nel letto fluviale restituendo, almeno formalmente, un corso d’acqua attivo. Ma si tratta di un apporto artificiale: la sezione centrale del torrente è biologicamente morta, con un vuoto idrico e vitale che dura ormai da giorni.
Per documentare l’emergenza, il Corpo Civico Nazionale delle Sentinelle dei Bacini Idrografici Italiani (CNSBII) ha attivato una rete di monitoraggio civico, raccogliendo prove fotografiche, coordinate geografiche, sopralluoghi tecnici e testimonianze. Una parte di questa documentazione è già stata pubblicata nell’articolo: ➡️ Torrente Solofrana in secca, distruzione della fauna acquatica
All’interno di quel primo rapporto è visibile la gravità del fenomeno e l’evidenza del danno ambientale in atto. Con questa pubblicazione, si intende aggiornare la situazione con dati georeferenziati, riferimenti precisi e la possibilità di un coinvolgimento civico più ampio.
In questa pagina è presente anche una sezione dedicata ai giorni consecutivi senza acqua, che sarà aggiornata fino al ritorno effettivo del DMV nel tratto in oggetto.
Chiunque voglia contribuire al monitoraggio può inviare immagini geolocalizzate, rilievi, osservazioni e segnalazioni scrivendo a: 📩 info@cnsbii.it 📞 +39 389 027 9010
Ogni voce è importante, ogni foto è una prova, ogni giorno che passa è una responsabilità collettiva. Perché la sete di un torrente è la sete di un territorio.
Bonifica ex discarica Masseria Tortora: il CNSBII interroga le istituzioni
Il Corpo Civico Nazionale delle Sentinelle dei Bacini Idrografici Italiani (CNSBII) ha inoltrato in data 14 giugno 2025 una richiesta formale di aggiornamento in merito allo stato della bonifica della ex discarica comunale in località Masseria Tortora, nel territorio del Comune di San Marzano sul Sarno (SA), identificata con Codice SIN 5122S001.
La procedura di bonifica in oggetto è stata formalmente avviata con il Decreto Dirigenziale n. 164 del 19 maggio 2022 della Regione Campania – Direzione Generale per la Difesa del Suolo e l’Ecosistema, con cui è stato approvato il Piano di Caratterizzazione predisposto dal Comune.
Secondo quanto stabilito dal decreto, il termine per la presentazione dell’Analisi di Rischio era fissato entro sei mesi, ossia entro il 19 novembre 2022, in applicazione dell’art. 242, comma 4, del D.Lgs. 152/2006.
A distanza di oltre due anni da quella scadenza, il CNSBII non ha riscontrato alcuna documentazione pubblicata sul portale istituzionale STAP Ecologia – sezione Salerno, né atti ufficiali che certifichino l’avanzamento procedurale o la realizzazione delle attività previste.
Per tale motivo, il Corpo Civico ha inoltrato un’istanza di aggiornamento via PEC a:
Regione Campania – UOD Bonifiche;
Comune di San Marzano sul Sarno;
Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (via protocollo generale);
Ente Parco Regionale del Bacino Idrografico del Fiume Sarno.
Nella comunicazione si chiede di sapere se e quando sia stata prodotta l’Analisi di Rischio, se le attività di caratterizzazione siano state avviate o concluse, e di ricevere informazioni aggiornate sullo stato della procedura.
È stata inoltre inserita una postilla legale, che invita ogni ente a smistare internamente la richiesta qualora non sia di loro diretta competenza, garantendo comunque un riscontro ufficiale. Il CNSBII ha richiesto di essere mantenuto aggiornato come soggetto portatore di interesse civico ambientale, anche in considerazione dell’importanza del sito all’interno dell’ecosistema del bacino del fiume Sarno.
L’intervento richiesto è particolarmente urgente in quanto il sito risulta inserito tra i Siti Potenzialmente Contaminati (CSPC) nel Piano Regionale di Bonifica e ricade nell’area di vigilanza dell’Ente Parco.
Il Corpo Civico delle Sentinelle dei Bacini Idrografici Italiani continuerà a monitorare l’evolversi della vicenda e, in caso di mancata risposta entro i termini normativi, valuterà ulteriori azioni di sollecito a tutela della salute pubblica e dell’ambiente.
Discarica storica e ex depuratore tra San Valentino Torio e Striano: la segnalazione del CNSBII
Il Corpo Civico Nazionale delle Sentinelle dei Bacini Idrografici Italiani (CNSBII) ha recentemente inviato una segnalazione ufficiale riguardante due distinti siti, collocati tra i territori comunali di San Valentino Torio (SA) e Striano (NA), nelle immediate prossimità del fiume Sarno e all’interno del perimetro del Parco Regionale del Bacino Idrografico del Fiume Sarno.
La prima osservazione riguarda una collinetta visibile da via Vetice, nel comune di San Valentino Torio, che potrebbe corrispondere a un’area adibita in passato a discarica, secondo alcune ricostruzioni storiche non documentate ufficialmente. Si ipotizza che la zona possa essere stata utilizzata per lo smaltimento di rifiuti solidi urbani in epoca antecedente agli anni ’90, con successiva dismissione avvenuta, presumibilmente, tra gli anni ’70 e ’80. L’area non risulta oggi ufficialmente censita come discarica e non è disponibile alcuna documentazione sul suo stato attuale o sulla presenza di bonifiche pregresse.
La seconda segnalazione si riferisce al sito dell’ex depuratore di Striano, ubicato lungo la Strada Provinciale 309, nel territorio della Città Metropolitana di Napoli. L’impianto, ormai non più operativo, non mostra segni evidenti di attività o manutenzione. Considerata la presenza di vasche e infrastrutture idrauliche, si ritiene opportuno valutare se lo stato di conservazione possa comportare implicazioni ambientali o sanitarie, in particolare per il possibile ristagno di acque e materiali residui.
La comunicazione è stata indirizzata sia all’ARPAC Campania, quale ente tecnico competente per le valutazioni ambientali, sia all’Ente Parco Regionale del Fiume Sarno, in considerazione della collocazione dei siti segnalati all’interno dell’area protetta.
Successivamente, il Comune di San Valentino Torio ha risposto alla segnalazione chiarendo che, per quanto in suo possesso, non esistono atti ufficiali che classifichino l’area di via Vetice come discarica o che documentino interventi pregressi in merito. È stato inoltre specificato che nessun procedimento amministrativo è attualmente in corso sul sito indicato.
L’Ente Parco del Fiume Sarno ha riscontrato formalmente la ricezione della segnalazione, prendendo atto delle osservazioni e confermando la disponibilità a valutare approfondimenti futuri, eventualmente in collaborazione con altri enti competenti.
L’attività del CNSBII si è limitata a un’iniziale osservazione documentata, corredata da rilievi fotografici e planimetrici, volta a favorire un’azione coordinata di verifica, in un’ottica di collaborazione civica con le istituzioni e di tutela dei bacini idrografici.
L’articolo sarà aggiornato con le eventuali evoluzioni procedurali o tecniche, qualora pervenissero ulteriori riscontri da parte degli enti coinvolti.
La Crisi della Falda Solofrana-Montorese: Un Problema Ambientale e Sanitario da Risolvere
Il pozzo idrico situato nella Frazione Chiusa di Montoro, chiuso a seguito della contaminazione da tetracloroetilene e tricloroetilene.
Introduzione
La falda Solofrana-Montorese rappresenta una delle risorse idriche più importanti della Campania, ma è anche al centro di una delle più gravi emergenze ambientali della regione. L’inquinamento da tetracloroetilene e tricloroetilene, due composti chimici altamente tossici, ha compromesso la qualità dell’acqua, costringendo le autorità locali ad adottare misure straordinarie come la chiusura di pozzi e l’emissione di ordinanze di divieto d’uso dell’acqua per il consumo umano.
Questa emergenza ha sollevato importanti interrogativi sulle responsabilità istituzionali e sulle politiche di gestione delle risorse idriche, in particolare alla luce della Deliberazione N. 24 del 29 giugno 2022 dell’Ente Idrico Campano, che ha riconosciuto al Comune di Solofra la gestione autonoma del servizio idrico.
L’articolo esplora i principali aspetti di questa crisi, dalle cause dell’inquinamento alle risposte delle istituzioni, e propone soluzioni concrete per affrontare il problema in modo sostenibile.
L’Importanza della Falda Solofrana-Montorese
La falda Solofrana-Montorese è un’acquifera che alimenta i sistemi idrici di due importanti Comuni campani: Montoro e Solofra. Questa risorsa idrica è essenziale non solo per le comunità locali, ma anche per il sostentamento delle attività economiche, comprese le industrie locali e l’agricoltura.
Tuttavia, decenni di attività industriali, in particolare quelle legate al settore conciario di Solofra, hanno causato una contaminazione diffusa della falda. Sostanze chimiche come il tetracloroetilene e il tricloroetilene, utilizzate come solventi industriali, si sono infiltrate nel terreno e nelle acque sotterranee, compromettendo la qualità dell’acqua e rappresentando un rischio significativo per la salute umana e l’ambiente.
Le analisi condotte dall’ARPAC Campania hanno confermato livelli di contaminazione superiori ai limiti normativi stabiliti dal D.Lgs. 31/2001. Questi risultati hanno portato all’adozione di misure straordinarie, come la chiusura di pozzi e l’emissione di ordinanze che vietano l’uso dell’acqua potabile.
Una Crisi che Coinvolge Due Comuni
Sebbene la contaminazione abbia origine prevalentemente nel territorio di Solofra, dove si concentrano le attività industriali, le conseguenze si estendono anche al vicino Comune di Montoro. Recentemente, Montoro ha emesso un’ordinanza per la chiusura di un pozzo nella Frazione Chiusa, dopo che analisi dell’ARPAC hanno evidenziato la presenza di contaminanti chimici oltre i limiti consentiti.
Questa situazione solleva un’importante questione di giustizia ambientale: Montoro, che non ha un passato industriale comparabile a quello di Solofra, subisce comunque le conseguenze di una contaminazione che non ha contribuito a generare.
Le Analisi Ambientali e le Implicazioni per la Salute Pubblica
I Dati delle Analisi: Un Quadro Allarmante
Le analisi condotte dall’ARPAC Campania il 14 e 16 dicembre 2024 hanno fornito un quadro dettagliato ma preoccupante della qualità delle acque nella falda Solofrana-Montorese. I campioni prelevati in diverse aree hanno mostrato una contaminazione diffusa, con concentrazioni di sostanze pericolose superiori ai limiti normativi:
Questi valori, riscontrati in particolare nella Frazione Chiusa del Comune di Montoro, evidenziano un rischio concreto per la salute pubblica e l’ambiente.
È importante sottolineare che i contaminanti rilevati sono classificati come potenziali cancerogeni dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC). Oltre ai rischi oncologici, l’esposizione prolungata a queste sostanze può causare:
Danni al sistema nervoso centrale.
Compromissione delle funzioni epatiche e renali.
Problemi respiratori e cardiovascolari.
Un Ritardo nella Comunicazione e nell’Azione
Uno degli aspetti più critici riguarda il tempo trascorso tra la scoperta della contaminazione e l’adozione di misure preventive. Le analisi definitive sono state effettuate il 14 dicembre 2024, ma l’ordinanza di divieto è stata emessa solo il 16 dicembre 2024, lasciando aperti interrogativi su quanti giorni la popolazione abbia consumato acqua contaminata.
Inoltre, non è chiaro se siano state condotte analisi precedenti e, in caso affermativo, se abbiano rilevato segnali di contaminazione che avrebbero potuto prevenire la crisi attuale. Questa mancanza di trasparenza mina la fiducia nelle istituzioni e solleva dubbi sulla gestione del monitoraggio ambientale e sanitario.
I Gruppi Più Vulnerabili
L’esposizione ai contaminanti è particolarmente pericolosa per i gruppi più vulnerabili della popolazione, tra cui:
Bambini e neonati: Maggiore sensibilità agli effetti tossici.
Donne in gravidanza: Rischio di complicanze per il feto.
Anziani e persone con patologie preesistenti: Sistema immunitario e organi più fragili.
Nonostante questi rischi, al momento non risultano essere stati avviati programmi di screening sanitario per valutare l’impatto dell’esposizione sulla salute dei cittadini.
Le Criticità Istituzionali e le Responsabilità nella Gestione della Crisi
Una Frammentazione Gestionale Evidente
La gestione della falda Solofrana-Montorese ha messo in evidenza una grave frammentazione tra gli enti coinvolti. Sebbene i Comuni di Solofra e Montoro, l’Ente Idrico Campano (EIC), l’ARPAC, l’ASL Avellino e il gestore idrico Alto Calore SpA abbiano ruoli definiti nella gestione del servizio idrico e del monitoraggio ambientale, manca un coordinamento efficace per affrontare emergenze di questa portata.
La mancata comunicazione tempestiva tra enti e l’assenza di un piano coordinato di intervento hanno portato a ritardi nella gestione della crisi e all’aggravamento delle sue conseguenze.
La Deliberazione N. 24 e i Dubbi sulla Salvaguardia
Uno degli aspetti più controversi è la concessione della gestione autonoma al Comune di Solofra tramite la Deliberazione N. 24 del 29 giugno 2022, adottata dall’EIC. Secondo l’art. 147, comma 2-bis, del D.Lgs. 152/2006, la salvaguardia può essere concessa solo se vengono soddisfatti i seguenti requisiti:
Approvvigionamento idrico di pregio.
Efficienza gestionale.
Tutela del corpo idrico.
Alla luce delle evidenze ambientali, appare evidente che Solofra non soddisfa questi criteri:
Approvvigionamento idrico di pregio: La contaminazione della falda contraddice questo requisito.
Efficienza gestionale: Gli interventi straordinari richiesti per la bonifica e la chiusura dei pozzi dimostrano inefficienze strutturali.
Tutela del corpo idrico: L’origine industriale dell’inquinamento evidenzia una mancata prevenzione.
L’Inerzia dell’Ente Idrico Campano (EIC)
Il CNSBII ha formalmente richiesto all’EIC di verificare la conformità della Deliberazione N. 24 dell’Ente Idrico Campano tramite tre comunicazioni protocollate:
Protocollo n. 4828 del 26-02-2024: Richiesta iniziale di verifica della delibera.
Protocollo n. 6447 del 11-03-2024: Integrazione con ulteriori documenti.
Protocollo n. 21933 del 11-09-2024: Sollecito alla richiesta iniziale.
Nonostante queste comunicazioni, l’EIC non ha fornito alcuna risposta formale. Questa inerzia rappresenta una grave violazione dei principi di trasparenza e partecipazione amministrativa sanciti dal D.Lgs. 33/2013.
Il Ruolo del Comune di Montoro
Montoro, pur subendo le conseguenze dell’inquinamento, si trova a fronteggiare questa crisi senza strumenti adeguati. L’ordinanza di chiusura del pozzo e l’approvvigionamento di acqua tramite autobotti sono misure necessarie ma temporanee, che non affrontano le cause profonde del problema.
Azioni Proposte e Soluzioni per il Futuro
1. Un Piano di Bonifica della Falda
La contaminazione della falda Solofrana-Montorese non può essere risolta senza un intervento strutturale di bonifica. È necessario sviluppare e finanziare un Piano Straordinario di Bonifica, che includa:
La rimozione dei contaminanti già presenti nella falda.
L’implementazione di barriere idrauliche o sistemi di trattamento per prevenire la diffusione degli inquinanti.
Il monitoraggio costante della qualità delle acque durante e dopo gli interventi.
Questo piano dovrebbe essere finanziato attraverso fondi regionali e nazionali, con il coinvolgimento del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e della Regione Campania.
2. Screening Sanitario per la Popolazione
Per tutelare la salute pubblica, è fondamentale avviare uno screening sanitario mirato, con particolare attenzione ai gruppi più vulnerabili, come bambini, anziani e persone con patologie preesistenti.
Obiettivo: Identificare eventuali effetti sulla salute causati dall’esposizione prolungata a sostanze tossiche come tetracloroetilene e tricloroetilene.
Attori coinvolti: ASL Avellino, in collaborazione con enti sanitari regionali e nazionali.
Metodo: Campagne di monitoraggio sanitario gratuito, associate a programmi di sensibilizzazione per informare i cittadini sui rischi e sulle precauzioni.
3. Revisione della Deliberazione N. 24/2022
La Deliberazione N. 24/2022 dell’Ente Idrico Campano, che ha concesso al Comune di Solofra la gestione autonoma del servizio idrico integrato, deve essere sottoposta a revisione per verificare la sua conformità ai requisiti normativi.
Richiesta: Verificare se il Comune di Solofra soddisfa i criteri di approvvigionamento idrico di pregio, efficienza gestionale e tutela del corpo idrico, come richiesto dall’art. 147 del D.Lgs. 152/2006.
Azione proposta: Qualora emergano elementi di non conformità, proporre l’annullamento della delibera e il reinserimento del servizio idrico in una gestione integrata e centralizzata.
4. Creazione di un Tavolo Tecnico Permanente
Per evitare la frammentazione delle responsabilità e garantire una gestione coordinata, è necessario istituire un Tavolo Tecnico Permanente con la partecipazione di:
Ente Idrico Campano (EIC).
ARPAC Campania.
ASL Avellino.
Comune di Montoro e Comune di Solofra.
Gestore idrico Alto Calore SpA.
Questo tavolo tecnico dovrebbe definire un piano d’azione condiviso per:
Monitorare la qualità della falda e delle risorse idriche.
Coordinare le attività di bonifica e manutenzione.
Garantire la trasparenza e la comunicazione con la cittadinanza.
5. Trasparenza e Accesso alle Informazioni
La crisi della falda Solofrana-Montorese ha messo in evidenza gravi carenze nella trasparenza amministrativa. Per ristabilire la fiducia nei confronti delle istituzioni, è necessario:
Pubblicare regolarmente i dati analitici relativi alla qualità delle acque.
Garantire ai cittadini e agli enti di monitoraggio civico, come il CNSBII, il diritto di accesso alle informazioni ambientali, in conformità al D.Lgs. 33/2013.
Istituire un portale web dedicato per aggiornare in tempo reale la popolazione sugli sviluppi della crisi e sugli interventi in corso.
La crisi della falda Solofrana-Montorese non è solo un problema ambientale, ma anche una questione di giustizia sociale e responsabilità istituzionale. La frammentazione gestionale e l’inerzia di alcuni enti hanno aggravato una situazione già critica, penalizzando le comunità locali.
Le azioni proposte, dalla bonifica alla revisione della gestione idrica, rappresentano un percorso indispensabile per tutelare la salute pubblica e garantire un futuro sostenibile per i territori di Montoro e Solofra. Il CNSBII continuerà a monitorare la situazione e a promuovere soluzioni concrete, affinché questa emergenza possa essere affrontata con la serietà e l’impegno che merita.
Montoro: Divieto Utilizzo Acqua Potabile per Contaminazione da Sostanze Chimiche
Montoro, divieto utilizzo acqua per consumo umano: l’ordinanza del Comune
Con l’ordinanza n. 192 del 16 dicembre 2024, il Sindaco di Montoro, Salvatore Antonio Carratu’, ha decretato il divieto di utilizzo dell’acqua potabile su tutto il territorio comunale. Questa decisione si basa su analisi chimiche che hanno rilevato una contaminazione da tetracloroetilene e tricloroetilene, sostanze inquinanti oltre i limiti di legge.
Le analisi e i controlli sulla qualità dell’acqua
A partire dal 18 novembre 2024, il Comune di Montoro aveva richiesto verifiche all’Alto Calore Servizi SpA e all’ASL Avellino. Tuttavia, i risultati degli ultimi prelievi, anticipati dall’ARPAC e comunicati ieri sera, hanno confermato la non idoneità dell’acqua per il consumo umano. Le analisi hanno evidenziato valori critici sia prima che dopo i filtri a carboni attivi nei pozzi di Chiusa, compromettendo la sicurezza dell’acqua distribuita al centro urbano.
Secondo il Servizio Igiene degli Alimenti e della Nutrizione (SIAN) dell’ASL Avellino, è necessario intervenire immediatamente per garantire il ripristino della qualità dell’acqua.
Attrezzature di laboratorio durante l’analisi dell’acqua a Montoro, che evidenziano contaminazione da sostanze chimiche.
Divieto utilizzo acqua: le disposizioni dell’ordinanza
L’ordinanza stabilisce:
Divieto immediato di utilizzo dell’acqua per consumo umano fino a nuove indicazioni da parte degli enti preposti.
Richiesta di misure urgenti al gestore Alto Calore Servizi SpA, inclusi interventi di manutenzione e una relazione dettagliata sulle cause della contaminazione.
Monitoraggio continuo con prelievi congiunti da parte di ASL e gestore lungo la rete idrica comunale.
La disposizione è stata comunicata ai cittadini tramite:
Pubblicazione sull’albo pretorio online;
Sito ufficiale del Comune di Montoro;
Affissioni nei luoghi pubblici e comunicati agli organi di stampa.
Cosa fare se vivi a Montoro
Si invitano i cittadini a rispettare il divieto di utilizzo dell’acqua potabile per evitare rischi per la salute. L’acqua non deve essere usata per bere, cucinare o lavarsi.
L’amministrazione comunale ha dichiarato che eventuali responsabilità per il mancato rispetto dell’ordinanza non saranno imputabili all’ente.
Prossimi aggiornamenti sulla qualità dell’acqua a Montoro
L’Alto Calore Servizi SpA è tenuto a effettuare controlli interni e attuare misure tecniche urgenti per risolvere la criticità. L’ordinanza resterà in vigore fino alla verifica di nuovi risultati analitici.
A tutela della salute pubblica, il Comune di Montoro ha disposto:
Divieto immediato di utilizzo dell’acqua per consumo umano su tutto il territorio comunale fino a nuove comunicazioni.
Monitoraggio costante da parte degli enti preposti, con prelievi replicati dopo gli interventi tecnici da parte di Alto Calore Servizi.
Diffusione dell’ordinanza attraverso:
Pubblicazione sull’albo pretorio online;
Sito internet del Comune di Montoro;
Divulgazione tramite organi di informazione e affissione in luoghi pubblici.
Le Comunicazioni Ufficiali
L’ordinanza è stata notificata ai seguenti enti:
Prefettura di Avellino
ARPAC Avellino
Ente Idrico Campano
Istituti scolastici locali
Comando dei Carabinieri di Montoro e Forestale di Forino
Alto Calore Servizi SpA e Dipartimento di Prevenzione ASL Avellino.
Avvertenze alla Popolazione
Si raccomanda ai cittadini di attenersi strettamente al divieto d’uso dell’acqua per scopi potabili e alimentari, fino a revoca dell’ordinanza. Il Comune declina ogni responsabilità derivante da eventuali violazioni della disposizione.
Prossimi Aggiornamenti
Le autorità locali, in collaborazione con l’ASL e l’Alto Calore Servizi SpA, continueranno a monitorare la situazione. Ulteriori informazioni verranno comunicate alla cittadinanza non appena disponibili.
Preoccupazioni per il Dragaggio del Fiume Sarno a Novembre: Rischi Ambientali e Logistici
Introduzione
Il dragaggio del fiume Sarno, in particolare del tratto del Rio Sguazzatorio, è previsto per novembre 2024. Tuttavia, questa operazione suscita forti preoccupazioni sia per le condizioni meteorologiche che per i rischi ambientali associati. In questo articolo, approfondiamo i motivi per cui il Corpo Civico Nazionale delle Sentinelle dei Bacini Idrografici Italiani (CNSBII) ha deciso di agire e segnalare il problema alle autorità competenti.
Il Progetto di Dragaggio del Sarno
Il progetto di ripristino della funzionalità idraulica del fiume Sarno fa parte di un piano strategico di riqualificazione ambientale e contrasto al rischio idraulico, approvato dalla Giunta Regionale della Campania nel 2023. Il primo stralcio dei lavori, che riguarda il dragaggio del Rio Sguazzatorio, è stato programmato per novembre, ma l’esecuzione in questo periodo potrebbe risultare problematica.
Le Preoccupazioni del CNSBII
Il CNSBII ha sollevato numerose preoccupazioni relative ai rischi del dragaggio nel periodo autunnale, che è caratterizzato da:
Condizioni meteorologiche avverse: Novembre è un mese di piogge abbondanti e aumenta il rischio di piene. L’esecuzione dei lavori in tali condizioni potrebbe non solo risultare inefficace ma anche pericolosa.
Impatto ambientale: Nonostante le analisi abbiano declassificato la pericolosità dei sedimenti, il rilascio di sostanze inquinanti durante il dragaggio potrebbe compromettere ulteriormente l’ecosistema.
Complicazioni logistiche: Le operazioni di dragaggio richiedono l’utilizzo di mezzi pesanti e manovre complesse che, in un periodo di piena, rischiano di essere rallentate o compromesse.
L’Intervento del CNSBII
In qualità di coordinatore del CNSBII, Michele Buscè ha inviato una richiesta formale al Prefetto di Salerno per valutare la sospensione temporanea dei lavori di dragaggio e spostarli a un periodo più favorevole, come la prossima estate. Questa decisione permetterebbe di minimizzare i rischi per l’ambiente e garantire l’efficacia dell’intervento.
Cosa Succederà Ora?
Il CNSBII continuerà a monitorare la situazione e collaborare con le autorità locali per garantire che il dragaggio del fiume Sarno venga eseguito in condizioni ottimali e nel rispetto dell’ambiente. Rimani aggiornato sul nostro sito per ulteriori sviluppi.
Call to Action
Se vuoi essere informato sugli sviluppi del progetto e altre questioni ambientali, iscriviti alla nostra newsletter per ricevere aggiornamenti direttamente nella tua casella di posta.