Il 30 giugno 2025, l’Osservatorio Permanente sugli Utilizzi Idrici del Distretto dell’Appennino Meridionale ha pubblicato un nuovo bollettino tecnico, aggiornando lo scenario tracciato un mese prima. Riteniamo utile e necessario fornire una riflessione critica ma documentata sul contenuto di questo bollettino e sulle sue implicazioni, sia dal punto di vista ambientale, sia per quanto riguarda la comunicazione al pubblico.
Il ruolo del Corpo Nazionale delle Sentinelle dei Bacini Idrografici Italiani (CNSBII), ha il compito di monitorare, tradurre e divulgare le informazioni contenute nei documenti ufficiali provenienti dalle Autorità di bacino e dagli enti gestori del Servizio Idrico Integrato, affinché la lettura sia accessibile, ma mai semplificata, né privata della sua componente scientifica.
Il documento del 30 giugno 2025 (disponibile integralmente sul sito dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale) rappresenta un ulteriore passo in avanti nel processo di documentazione delle criticità strutturali del sistema idrico campano-lucano, ma allo stesso tempo testimonia una persistente difficoltà nella definizione di misure tempestive, efficaci e coraggiose per contenere la crisi idrica in atto.
Il confronto con il bollettino del 27 maggio 2025, già oggetto di una nostra precedente analisi pubblicata su cnsbii.it, conferma una tendenza negativa. Le sorgenti principali risultano ulteriormente indebolite. I volumi idrici emunti aumentano in modo proporzionale alla domanda e la vulnerabilità degli ecosistemi non viene ancora considerata in modo sistemico nelle decisioni gestionali.
Sorgenti in calo, equilibrio idrico compromesso: cosa ci dice il bollettino di giugno 2025
Il bollettino dell’Osservatorio del 30 giugno 2025 evidenzia in modo inequivocabile il peggioramento delle condizioni idrologiche in diverse aree del Distretto dell’Appennino Meridionale, con particolare riferimento alle sorgenti del Fizzo, di Cassano Irpino, del Calore, di Caposele e del Basso Sele. In alcune di esse i livelli risultano tra i più bassi degli ultimi anni, ben al di sotto delle medie pluriennali, nonostante l’ingresso ufficiale nella stagione estiva sia avvenuto solo da pochi giorni.
La sorgente di Cassano Irpino, che già nel bollettino precedente risultava in stato di sofferenza, appare ulteriormente indebolita. Le dinamiche di captazione sembrano proseguire senza una proporzionale riduzione dei consumi, mentre non si fa menzione di azioni strutturate per migliorare la resilienza del bacino imbrifero. Questo silenzio, pur nel linguaggio tecnico formale del bollettino, risulta allarmante.
Anche il sistema di Caposele registra cali significativi, con una pressione crescente dovuta sia alla domanda civile (soprattutto nei comuni turistici in forte espansione estiva) sia alle esigenze agricole, amplificate dalla stagione siccitosa. Il nodo, come già discusso in ambito tecnico, non è soltanto climatico, ma anche gestionale. Il modello di distribuzione idrica vigente non appare in grado di garantire un equilibrio tra quantità erogata e sostenibilità ecologica delle sorgenti.
Il fiume Calore, già fragile per natura e fortemente antropizzato nei suoi tratti medi e inferiori, mostra segnali di una portata sempre più intermittente in estate, con effetti diretti sulla qualità delle acque e sull’intero ecosistema fluviale. Le portate ridotte compromettono i cicli biologici di molte specie acquatiche e semiacquatiche, soprattutto nei tratti dove si sommano prelievi, alterazioni morfologiche e pressioni diffuse.
Il documento segnala come anche nel mese di giugno la situazione resti di severità media, ma con prospettive di aggravamento se non si riduce il fabbisogno complessivo o se non si incrementano le capacità di accumulo e riutilizzo. La valutazione aggiornata, disponibile nel documento “Sintesi dello scenario di severità idrica – giugno 2025 (PDF)”, conferma che i territori maggiormente esposti continuano a essere quelli delle province interne della Campania e di parte della Lucania settentrionale.
Gestione della crisi e responsabilità operative: cosa chiedono i dati di giugno
Come già nel bollettino di maggio, anche il documento del 30 giugno 2025 richiama esplicitamente le responsabilità dei gestori del Servizio Idrico Integrato, con particolare riferimento a GORI S.p.A., Alto Calore Servizi S.p.A. e Acquedotto Pugliese, i quali sono chiamati non solo a gestire la domanda crescente, ma anche a riferire tempestivamente eventuali criticità operative e a razionalizzare i prelievi. Nonostante tali indicazioni siano già state inserite tra le raccomandazioni dell’Osservatorio, il linguaggio neutro ma ripetitivo dei bollettini lascia intuire una scarsa implementazione concreta di queste misure.
Il nodo strategico risiede proprio nel rapporto tra dato tecnico e intervento politico-amministrativo: le informazioni acquisite dall’Osservatorio vengono diffuse regolarmente, ma non sembrano tradursi in ordinanze efficaci, in investimenti strutturali significativi o in nuove campagne informative capillari. Al contrario, la pressione antropica continua ad aumentare, e la fragilità sistemica delle sorgenti viene trattata come un problema momentaneo e non strutturale.
Anche nel bollettino di giugno si suggerisce il ricorso, da parte dei Comuni, a ordinanze sindacali contingibili e urgenti ai sensi dell’art. 54 del D.lgs. 267/2000, in caso di comprovata emergenza idrica. Tuttavia, il documento non rende noto se queste ordinanze siano effettivamente state adottate nei territori più colpiti. In assenza di trasparenza amministrativa e di una strategia coordinata a livello sovracomunale, il rischio è quello di uno scenario estivo gravemente compromesso, dove la tutela dell’approvvigionamento umano entra in conflitto con la conservazione degli ecosistemi naturali.
In questo contesto, assume un ruolo sempre più rilevante l’attività di monitoraggio civico indipendente, come quella svolta dal Corpo Nazionale delle Sentinelle dei Bacini Idrografici Italiani (CNSBII). Mentre l’Osservatorio tecnico fornisce dati e trend, la lettura critica, la divulgazione comprensibile e la pressione pubblica diventano strumenti fondamentali per sollecitare decisioni più responsabili, politiche più trasparenti e una maggiore partecipazione cittadina.
Verso una nuova coscienza idrica: dalla crisi all’azione collettiva
La lettura congiunta dei bollettini di maggio e giugno 2025 restituisce un quadro chiaro e inquietante: il Sud Italia è entrato in una fase cronica di stress idrico, aggravata da scelte gestionali discutibili, ritardi amministrativi e una crescente assenza di coordinamento strategico. Di fronte a questa evidenza, è necessario superare la retorica emergenziale per affrontare in modo strutturato e condiviso la fragilità della risorsa acqua.
Le ricadute ambientali non sono più proiezioni future, ma condizioni attuali, già visibili nei territori: riduzione progressiva delle portate sorgive, scomparsa delle microfaune acquatiche, desertificazione dei suoli, interruzione della connettività fluviale. Le aree protette, i parchi regionali e i bacini montani stanno perdendo la loro funzione di riserva ecologica e idrologica, trasformandosi in sistemi vulnerabili, sottoposti a uno sfruttamento che difficilmente potrà essere sostenuto nel lungo termine.
Di fronte a questo scenario, la cittadinanza non può restare spettatrice. Occorre un salto di paradigma, che parta da un principio essenziale: l’acqua è un bene comune, non una risorsa illimitata a servizio del consumo umano. Significa rivedere abitudini quotidiane, sostenere forme di autogoverno idrico territoriale, pretendere trasparenza da gestori e istituzioni, aderire a reti di monitoraggio e vigilanza come il CNSBII.
Come CNSBII, abbiamo il dovere di tradurre il linguaggio tecnico in consapevolezza popolare, di rendere i dati accessibili, di far emergere le responsabilità nascoste tra tabelle e sigle. Pubblicazioni come quelle dell’Osservatorio Permanente sugli Utilizzi Idrici devono diventare patrimonio comune, letture frequenti e strumenti di pressione pubblica.
Per questo motivo, invitiamo i cittadini, le associazioni e gli amministratori a consultare direttamente i documenti ufficiali, disponibili sui siti istituzionali:
- Bollettino dell’Osservatorio del 30 giugno 2025 (PDF)
- Sintesi dello scenario di severità idrica – giugno 2025 (PDF)
Solo attraverso l’informazione, la responsabilità diffusa e l’impegno collettivo, sarà possibile fronteggiare la crisi idrica e tutelare il diritto all’acqua per le generazioni presenti e future.


